da
Prima parte



Nell'agosto del 1944 Valerio, un bambino di undici anni, viene travolto dalle acque del Serchio: sta attraversando il fiume per aiutare alcuni sfollati a traghettare dall'altra parte oggetti e animali quando i tedeschi fanno saltare una diga a nord. Giulia muore a cinque anni travolta, con altri, dalla grande alluvione che nel 1996 colpisce l'Alta Versilia.











Non tornò a casa il suo corpo

perchè non tornavano a casa i corpi

in tempo di guerra.


Dovevamo avere sentimenti così grandi

da contenere il vuoto.














Lo sai Valerio, sarà perchè qui

è tutto così lucente, anche nei giorni di pioggia

quando l'acqua s'intorba e si mescola col fondo

sarà perchè ho impiegato così tanto

a conoscerti, per vedere con i tuoi occhi

e per parlare con la tua voce, mesi,

forse di più, se consideri che la tua gola

era chiusa dalle fronde e gli occhi

erano velati da un pulviscolo di arenarie,

per dire il tuo nome - VA-LE -RI - O -

mi sono alzata la mattina presto

e lo ripetevo nelle grotte per imparare dall'eco

che si alzava verso la cima delle acque

ascolto ma ancora non sento il mio nome

dalla tua bocca, quasi non volessi me sposa-

bambina-donna-bianca di un tempo che non conosci

colpevole, io sono GIU-LI -A

dillo come se fosse un fiore un bucaneve

per esempio o un lillà, dillo come se fossimo

a lume di candela, dillo scivolando sulla U, GIUU

UUUUUU -LIA insomma sarà per il silenzio,

la luce o per via di questo tempo sotterraneo,

eppure credo che andrà tutto bene

canteremo una canzone, anzi, avvolti da brezze

leggere, danzeremo come piccoli angeli.















L'atlante dei potenti è saltato,

tocca a noi cercare la geografia più giusta,

la vulnerabile carta degli umani.


E la vorremmo segnata da sorgenti e minareti

che indicasse distanze e popoli perduti,

il buio e questi spostamenti straordinari,

migrazioni, uomini in attesa che si mostri

la terra bianca, luminescente sotto la nebbia.


La vorremmo che avesse lunghe traiettorie di giunchiglie

e non queste lamine gelate che chiamano confini.


La vorremmo con le croci al posto giusto

perché potessimo, tu e io, inchinarci davanti

alla potenza violacea della morte e uscirne

come si esce di casa un fresco sabato mattina.














Canto delle acque




Signore delle acque e delle paludi

Signore della melma e della paura

Signore dei torrenti e degli acquitrini

noi vogliamo che tutto questo non sia stato invano

vogliamo un ripensamento degli scienziati di Los Alamos

e che la polvere di Hiroshima si posi su rami di susino.


Signore dal bianco volto di radici consumate

Signore dalla mente atlantica e assente

Signore dalla mente offuscata

noi vogliamo che non si ripeta il terrore

e che tu ci sia nella Notte dei Cristalli

a decretare viltà e debolezza la mente degli assassini.



Signore dei pesci luna e dai ventagli di rosse gorgonie,

Signore dei virus e dei malefici

Signore offuscato

noi vogliamo il pane fatto con due mani, una preghiera

fatta con quattro mani e l'amore fatto senza mani,

e che tutto il corpo risponda "si è questo che volevo".


Signore avvolto in alghe e odoroso di muschi

Signore dalle gialle meduse, dagli occhi di cielo bagnato,

dalle mani di spugna, Signore dai piedi di stelle marine,

Signore dal cuore pesante, dal cuore di un quintale di acacie in fiore,

Signore di Giugno e Signore di Agosto, Signore

del nostro compleanno.....













da

Seconda parte


A partire dal 1941 Hitler mise in atto un programma di sterminio dei bambini con handicap fisici o psichici. Il programma fu eseguito da una commissione di medici nella più assoluta segretezza. I bambini venivano prelevati dalle famiglie per controlli. Da Idstein, nel Württemberg allo Steinhof, in Austria, ne vennero uccisi a migliaia. Nonostante il processo di Norimberga questi fatti sono rimasti ignoti fino agli anni Novanta, per decisione stessa dell'ordine dei medici.









Allora, mi hanno detto i nomi.

Te li ho scritti in ordine alfabetico

su un foglio. Sono tutti bambini.

Quando tornerai dovremo fare qualcosa

soprattutto per Klara

perchè è una farfallina di appena due anni,

che non vede da un occhio

e non conosce il nome di suo padre.

Ha dormito con me stanotte nella grotta

più sontuosa quella che tu chiami "Dell' Imperatrice".
















Se ne sono andati e mi hanno lasciato rinchiuso. Io non resisto otto giorni qui con questa gente: io, mamma, me ne vado. Vieni a prendermi, anche la mia valigia è rotta, è caduta. Fa qualcosa affinchè la mia richiesta sia esaudita.


Se ne sono andati e io non conosco le parole

perchè non significano niente le parole, non si amano le parole,

e mi hanno lasciato
non ti tocco con le parole

non ti proteggo con le parole

io non resisto otto giorni
ma io devo toccare

il rumore che fece la morfina nel tuo stomaco

devo mettere una mano lì sotto e fermare la discesa

e io me ne vado
e sei tu che puoi salvare me

perchè io tornai indietro e raccolsi le cose che tu perdesti

perche la tua valigia era rotta è caduta e adesso

che tutto è stato inutile perchè abbiamo perso

inutile negare, siamo vinti, e il male ha trionfato

perché il male trionfa anche se trionfa solo per un istante

Fa che la mia richiesta sia esaudita
. Sia esaudita.














Vestiti di bianco come i matti

siamo scivolati nel tubo nero del gas

e nel buio rotolando ci siamo toccati

quasi piaciuti, come se fossimo

seduti su un divano nel salotto davanti

alla Bella Addormentata di Walt Disney,

invece che lì schiacciati

nelle incrostazioni rugginose.

"Tenere quieto il proprio dorso"

tenere quieto, non resistere al male

lasciarsi andare, sentirsi una cosa sola

con chi, fuori, è diretto a oriente

senza un motivo di nulla. Si può morire

di nulla, per mano di qualcuno che non ha più voglia.















Il male si propaga come un temporale…basta uno che si alzi la mattina e il letto si sgretola alle gambe…il letto si sgretrola all'orlo…..egli si sgretola da essi….il letto si sgretola fino alla pelle…tutto è propizio…all'ignobile si sgretola la sua casa…

Il bene per percorrere la via all'indietro impiega un altro secolo,
perché il benessere non è il bene ma la sua ferita
e la non conoscenza e il suo spreco.











dalla sezione Non in mio nome







Una figlia




Difenderti

non è stato facile,

l'acqua scivolava via e si bagnava

e non si leggeva la carta col tuo nome e cognome.


Difenderti

sulla piazza gelata

dove nulla faceva pensare al duello dei padri-poeti,

feriti sulla neve, appoggiati alle betulle,

che morivano per quel passo all'indietro,

per il mantello dimenticato nel vano della porta.


Difenderti

qui e adesso lungo il viale

dove crollano le fabbriche di mattoni e di vetro,

e crolla questo tempo di mezzo

non più nuovo e non più vecchio di altri

e se vetro e mattoni verranno distrutti...


Difenderti

tu che sei nata d'amore e sei privilegio per pochi

nata in quell'attimo di distrazione che ci rese buoni e

infinitamente celestiali, segnata di libertà,

chiazzata di assoluto e tuttavia così davvero normale.


Difenderti

mentre tu, zitta come un topino,

scrivi nel cielo, a caratteri d'oro, i risultati dell'amnio:

la lettera S- la lettera E - la lettera S - la lettera S -la lettera O / la lettera F -!














Se accordiamo bene i suoni

anche qui sul viale

la vita somiglia a quella altra vita..


.. succede che se dormi, se non rispondiamo al telefono

se abbassiamo la musica, se accendiamo solo piccole luci

se aspettiamo qualcuno a cena e mancano ancora due ore

allora tutto il tempo, dentro, si distende in una rotondità infinita

e i bastioni, fuori, del tempo hanno intermittenze crepuscolari

e questa pausa dovrebbe essere la vita intera.


Io non ti chiamo per nome

adesso ti chiamo luna e mercurio

e traspaiono in te tutte le cose.














figlia madre figlia madre figlia..




C'è un' aria tra una camera e l'altra

ci sono tempi remoti che occupano il corridoio

silenzi stellari che coprono piccole distanze.


Ogni mano posata sulla maniglia

è una cellula millenaria che salda il gesto

ogni passo nella stanza è un risalire la collina,

o un andare verso il mare, una musica conosciuta.


Mia madre dorme, la porta socchiusa

su questo novembre che non sembra finire.

Lei dorme nella sua appena-vita

ci tocchiamo la pelle come per conoscerci.


Ora respiriamo in tre, tre epoche in due stanze

due quaranta che si sommano in uno zero,

uno zero che si spinge fino al prunalbo,

fino alla brina, alle bacche rosse di dicembre

di questa famiglia che presto festeggeremo insieme.















Quando mi hanno detto che stavi male

si è mosso in me lentamente, l'animale.

Si è mosso senza preavvisi e ha alleggerito

la mia vita. Essa è diventata come la vita di un'altra.

L'animale vegliava, non dormiva quasi mai,

e poi se ne andava nei corridoi sorridendo,

così felice non l'avevo visto mai.

Tu eri in pericolo e lui davanti alla sala bianca

scodinzolava a tutti, inneggiando alla vita,

saltava davanti al vetro che ti conteneva

e ti trovava così bella da farsi mancare il respiro.

Non se n'è mai andato questo animale che adesso riposa

e mi lascia vivere con te in tutte queste mattine del mondo

che sono iniziate allora, quando sei nata.

 












-----------------------------per Edoardo




Se lo farai io morirò

ma tuttavia, per una oscura legge della vita

anche sopravviverò in una zona non più franca,

in una tersa spazialità ferita e ancora, tuttavia,

vicina a te, dove occorre fare i conti con la fine

per dire ho vissuto, per dire ho mancato, ho perso.


Ma alla resa dei conti noi non diremo

ho fatto una famiglia ma siamo stati una famiglia,

perchè i nostri addii erano patti di sangue

e i nostri tradimenti una paura interrata nella paura

di stare senza e tutto il resto un rimandare l'amore

che era la sostanza stessa dello scorrere dei giorni.


E una casa, a pensarci, davvero l'abbiamo,

perfetta e trasparente, la nostra, la bella,

qui prepariamo il tè ogni domenica pomeriggio

qui io ti guardo lavorare e ascolto la tua musica

metto a posto le tue camice e talvolta esco

per comprare maglioni intonati ai tuoi occhi.


Adesso compongo parole che parlano di te

e ogni mattina mi sveglio tardi perchè tardi

è sempre stata la nostra ora preferita.

Di sera ascolto muoversi le foglie dei platani

ma da lontano mi fanno arrossire ancora

quelle poche frasi che dicesti per iniziare.


Davanti all'ultimo giorno della nostra vita

ci ringrazieremo per la presenza domestica e costante,

e per la mano che si tiene a pochi chilometri di distanza.













Una madre




Non ti ho mai amata direttamente

ti ho vista parlare con i miei amici

ti ho guardata sbadatamente

mentre attraversavi una città non tua,

e allora lì scoppiava in me la tenerezza

ma per dirtelo, no, non era il caso

non ce l'ho fatta a sopportare la tua vita,

che si aggirava nuda e povera in un mondo non tuo.


 












Non desidero essere originale

l'amore mi piace così come deve essere:

fedele, ripetitivo, corporale.














Il passaggio dei vestiti




Non regalare solo cose consumate

vestiti portati cento volte e passati

a te da chissa chi. Se ti immagini la casa

a 300 km da Katowice a nord verso la Russia

e ti si mostra la paura dei venti di montagna

che tagliano le colline, allora non puoi

non esserci tu con le tue cose care.

Nel pacco che invierai metti quella maglia

verde con la zip, quella proprio tua, metti,

se ce l'hai un jeans ikks, non risparmiare

sul tuo bene, cedilo. Pensa a una maglietta

che starebbe morta nella scatola e che invece vive

oltre il confine e non smette mai di essere alla moda.














NOT IN MY NAME




Davanti al direttore di banca mia madre

impugnava la penna e tremante scriveva:

Bernardini Iole.

Io vidi che non c'era firma, ella, aveva, scusandosi

scritto il suo nome, prima cognome e poi nome

come se avesse scritto scarpa, sasso, malva per la sera.

Di là da lei, dal suo tempo educato, si alzavano

firme alate, nomi scritti per non esser visti

nomi scritti per dire arte, individualità, spirito.


Ma io proporrei, se questa marcia di pace volessimo davvero farla

e se volessimo scrivere NOT IN MY NAME ora e sempre,

ecco, io proporrei di scrivere i nostri nomi così come sono,

come se avessimo scritto: mi porti un caffè per favore?

Posso iniziare? O, me lo dai questo bacio, insomma!

Insomma nomi tutti uguali, non privati ma collegiali,

nomi da scambiare come se io stessi scrivendo il tuo nome

e tu quello di mia madre, mentre lei, esitante,

scrive il suo sulla cedola degli investimenti a medio termine.








da Non in mio nome, Marietti, Milano 2004