il grigio stringe le linee intorno in tondo cerco i ritorni della fuga i biglietti lasciati perché tutto accade in un modo verbale e da lì cade il modo per dire fatti atti ma poi ancora poi ognuno palpebra il suo tempo nell'ora che come preda divora

 

 

 

 

cade dentro l'ombra il cielo nell'impronta dei segni o nei larghi laghi d'eco sommersi e impossibili dove scorre lieve la geometria del tempo come neve nelle vene in queste superfici e tele

 

 

 

 

non altro tempo se non pozzanghera dopo pozzanghera un andare avanti in circolo il detto caduto in un'eco il sonno in un filo di voce di luce nel profilo dei ritardi i ritorni i giorni

 

 

 

 

è acido ciò che penetra nel silenzio della vena la sera serena di un graffio lucido la rigidità dell'attimo l'assenza si pianta dentro il contrasto dell'altro

 

 

 

 

dietro la membrana della luce sullo schermo traspare il profilo dell'origine il canto d'alef l'immagine immersa

 

 

 

 

nell'impalpabile masticazione della sera l'intatto montaggio della quiete l'esperienza inventata nella traccia di una memoria un lento allontanarsi ai passi previ

 

 

 

 

tutt'intorno una precisione doppia l'accumulo vuoto in una topografia di immagini nel calco delle ore una tranquillità d'acquario il movimento sedante della mano diluisce il gesto dietro uno sterminato sipario dietro l'esilio la quiete

 

 

 

 

tutti i passi evaporati nel doppio andare la caduta il piacere delle ore il fragore della nebbia sul volto quel lento riprodursi di passaggi di paesi su una superficie sottile d'impronte su impronte su impronte

 

 

 

 

un'indolenza elettrica della luce sulla polvere l'apparenza taciturna la parola per aprirsi al pensiero oltre l'inizio l'oggetto su se stesso nell'ascolto la metamorfosi di un nome l'itinerario sepolto

 

 

 

 

quanto è nuovo il nuovo in cui cancellarsi nella dissoluzione continua la litania dei canti ripetuti il fruscio dell'assenza allo specchio attraversare la vertigine se abbandonarsi è ridurre ogni pronuncia l'opaco spessore del dire


 

 

 

l'altrove è qui un aperto luogo di detriti di passi su passi di respiri dimezzati accade di decifrare quaderni fantasmagorie d'inventarsi l'intorno come limite del mondo senza limite d'artificio

 

 

 

 

----------------------------------------------------------------------------------------------------------(a John Cage)


piano forte piano preparato teatro di voci litanie lettere toni graffiati lasciano segni chiusi in combinazioni di respiri in filtri del pensiero s'intromette s'estrema per poi fluire nel tempo a gravare sul nervo

 

 

Alessandro Ghignoli, da Plurimi sonori, inedito