Annamaria Ferramosca, da Curve di livello, Marsilio, Collana Elleffe, 2006

 

 

Ancora siano i segni


Ancora siano i segni sulle rocce
a dischiudere il tempo
profili di guerrieri e bisonti
in corsa, sotto un piccolo sole
in forma di stella

ansanti
per chilometri brillanti di pioggia
profili di automobilisti e tir
sommersi da onde radio

vibra
un dolmen poco lontano
con forza immobile
convoca mani e rami
Tre pietre
- minima famiglia sfuggita al diluvio -
in silenzio guardarle nella notte
accostando l'orecchio al tronco dell'ulivo
sentirsi roccia linfa voce
arca approdata e fusa in terra

Ancora siano i segni sulle pagine
a traghettare il tempo: lontanissimi
lembi di cielo pulsanti sulle onde
inondano lo schermo, si raggiungono

Dammi parole dunque, e segni
piangi sulla mia spalla, o ridi
offrimi le scene della gioia
incontrami

prima che si diradi la foresta
prima che accada il nero errore
prima dell'ultima risata
( la ruota della terra
è il suo continuo ridere, convulso )

 

 

 

 

 

Forse con una donna


Lasciarla far luce
con le sue lanterne, vigile
sulle alte mura trasparenti
lasciarla apparire e sparire
come lei vuole
dosare i richiami
perché possa appartarsi
in qualche sua giungla di luna

Forse con una donna
disperata di te, del tuo mondo
non serve dividere corone
meglio farsi esuli insieme
navigare con lei navicella lunare
approdare su placide ginecosfere
dove lei è dispensiera
di pane e parole

Forse con una donna
sentire più spesso stupore
che istupidimento, soprattutto
quando dalle macerie risorgono
lentamente i villaggi
illimpiditi dal pianto e lei
ricomincia a parlare alle rose

Forse con una donna
ridere insieme
della tua enfasi e imperfezione
lei complice custode
di pienezza e inquietudine
del riso e del pathos
che non debordi
nel suo patimento

Ti immerge
nella morbida offerta
tu colmo di lei le correnti
inverti al tuo mare, dissenti
dal banditore che eri
( ora più aperte sul mondo le porte )

 

 

 

 

 

- Lost, lost - mi sveglio
col verbo che pulsa sulle tempie
il bite rimorso che addolora le guance
- lost, lost - che cosa
rimane della notte se non
precipitarsi dietro
la porta appena chiusa
col suo sentore di foglie, fuori, e d'aria

- lost, lost - dal sogno
barbagli del miraggio:
dalla miniera carrelli luminosi
traboccano di metallo
( acciaio per incidere
ogni parola-nascita, ogni nome-sussulto?)
Altrimenti
solo resti di armi
tralicci, rottami
d'auto, schermi
schemi dell' homo velox ferox

- lost, lost - perduti
il canto dell'errante pastore
la veste di Gongila
le incessanti lanterne
l'inchiostro vitale
il nostro pianto utopico ?