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Quello che dellamore resta
Molto era in quellalba, in quellalbergo, nella carta
che mostrava lacqua dura del muro e del soffitto.
Tutto, forse il senso del mondo, era nel singhiozzo di lei
con la nuca che batteva contro il letto
e nel gesto di lui
che le avvolgeva i seni nel lenzuolo.
Fuori cresceva il giorno
innaturale, come lo stelo di ferro della lampada
scosso a lungo con ira quando il corpo dellaltro era più
solo.
Anabasi
parve opportuno
inoltrarsi verso linterno
1, Alberi
Attraversati dal vento, sotto le nuvole, nel mattino scuro. Da un mese
sono nudi, grigi, sufficienti a se stessi. Cammino sotto i rami: cè
un crepitio segreto: i pensieri, i capelli, lunghia di un sentimento
a metà staccato: spina che si prepara, che naviga veloce dentro
il sangue.
2, Sere, case.
Sera e non ancora notte con una striscia di rosso sulle case.
Casa lucente, azzurra nel tepore che ci accoglie con le posate scosse
come campane liete.
Sera e quasi notte, solo unostia di luce sulle case.
Ancora un riverbero
e da una conca di tepore il lungo lamento di una voce, il tamburo di un
corpo contro una parete, una guerra, un dolore, una richiesta
e fuori lo stesso
giardino profumato, la magnifica notte.
3, Alba
Cè un autobus che ruota sulla sabbia infuocata. Ci sono lazzurro-grigio
dei vapori, lazzurro-nero dei cipressi, la nave che dal porto si
allontana e brucia gli scogli contro i fianchi. Entroterra e orizzonte.
Un cuore di vigneti, il mare di pietra, una fiammata di ulivi, unonda
immobile.
4, Ossa
Mani sul balcone: sangue che la stretta sulla ringhiera sbianca, minuscole
fratture. Seni senza scheletro, capezzoli ciechi
loro lungo buio.
Oggi ogni parola è aria:
la morte ascende al cielo: una foglia di alloro
solo, più staccata di altre, senza più nervature.
5, Occhi,ospedale
Fanali davanti un palazzo a sei piani ocra e nero con una croce sul tetto.
A volte i malati guardano le macchine, in vestaglia, in pigiama
a volte leggermente bendati.
Nei loro corpi cè una gloria sottile.
Una sera dinverno
in città
Ora ha smesso di piovere. Dalla finestra il mondo è a gocce:
un viso senza naso, occhi, labbra. Solo queste minute lacrime
sugli alberi e le case. Una in particolare si rischiara
dove qualcuno piange sulla sua poltrona
composto, fermo solo incerto se la casa somigli
a quelle che abitò in passato e che confonde.
Non è di nostalgia che piange, ma per il peso intero
della pioggia, come se lui fosse il tetto
che sopporta e si scrosta.
Come se lintero palazzo, gonfio di acqua e pietra
rivelasse unoffesa.
Una creatura può crucciarsi per questo, passare sveglia la notte
o replicare nel sogno la desolazione. Essere in un burrone.
Stare lì tra la terra, nella pioggia che viene.
Musica
Non sono nobili le
cose che nomino in poesia:
stanno sotto il palato, attente, coscienti solo del caldo
ignare della lingua.
Se ascoltano, sentono il moto, londa di uneco
che porta rosse lettere, destini, e un turbine di voci
smarrite - come sempre - in ciò che è cupo e cavo.
Dunque di nuovo dico: alberi anzi platani
attirati dallacqua e sostenuti ai bordi dalle pietre.
Questo sì è difficile: cantarne piano il miracolo
quel peso nella luce, quellombra
che sincrocia col tempo e divampa sullodore del prato.
Tutto è corpo che lanima raggiunge con ritardo
ma sfolgora lautunno in un cantuccio e la parola si forma
con il ritmo che deve: a grumi, a vuoti
a scatti, dentro i secoli.
E non è la musica che dici, ma un rombo di stoviglie, di grandine
che batte contro i muri.
Arcipelago. (un
collasso)
Rosso e grigio, una corona spezzata di granito e sale
un soffio nel cuore di ogni scoglio.
Sono caduta sotto poche nuvole
un giorno di piena primavera
con un cespuglio piegato sotto il corpo
e lintero promontorio sulla nuca.
Avevo la sabbia nelle orecchie, la zampa
del cane incerta sulle tempie.
Uno smottamento simile a quello che conosciamo in sogno
listante in cui il moto sembra trovare lenigma dello spazio.
Tutte le isole volavano
riproducendo con esattezza il vuoto tra le pietre
riempiendosi di vento a ogni sosta
i sassi scattavano fischiando
come fionde fino al gelo dei piedi
e il fiato era un tronco con foglie da inghiottire
a occhi stretti, fino alle radici.
.
Prima ci fu la casa, grigia, perfetta dentro il sole
assi sconnesse, vecchi chiodi, una sedia,
poi quel fischio misto a voci
due bambini e la lingua del cane
come un tocco dinfinito sulla gola.
Forse fu questo che mostrò al destino
come ancora mi ardesse la linea della vita
quando la mano scorticata si mosse
a scacciare una mosca
che puntò decisa verso il cielo.
da Il catalogo
della gioia, Donzelli, Roma 2003


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