Quando
ho cominciato a scrivere, ho cominciato anche a correre. È
accaduto un po' per caso, ed è diventata poi un'attività
che occupava una buona parte della mia vita, e con gli anni
ha preso sempre più spazio. Alle elementari cominciai
a fare le gare dei giochi della gioventù, continuai alle
medie, passai all'attività agonistica.
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Poi
gli allenamenti di corsa divennero di anno in anno sempre più
pesanti, le gare sempre più frequenti e importanti. Entrai
nel CUS Ferrara, e poi nel club Italia nazionale. Passai alla
corsa di fondo. Quando frequentavo il liceo scientifico, le mie
giornate erano alquanto folli. Durante le lezioni a scuola, non
vedevo l'ora di andare di allenarmi. In genere andavo al campo
subito dopo scuola e tornavo a casa nel tardo pomeriggio, per
studiare fino a notte fonda. A volte, quando c'era qualche compito
in classe e prevedevo che la notte non sarebbe bastata per studiare,
andavo a correre la mattina all'alba, prima di scuola. Questo
divenne la prassi quando cominciai a fare allenamento bigiornaliero.
A sedici anni avevo un personale di 1h e 17' 07''
sulla
ventun chilometri. Attorno ai diciannove lasciai l'attività
agonistica, perché stavo perdendo la passione del correre,
e lasciai anche la mia città. Non ho però mai smesso
di correre, dieci, quindici chilometri al giorno, con qualsiasi
temperatura e condizione atmosferica. È il mio momento
di gioia, di assoluta libertà, in cui sono solo energia
e l'anima si sposa con il corpo, qualsiasi cosa sia successa fino
a cinque minuti prima di infilare le scarpe da corsa, qualsiasi
cosa debba succedere dopo. Corro sempre ascoltando musica con
il walkman, da sola, per sfruttare lo stato di grazia che la mia
mente conosce mentre il cuore pulsa con forza, e perché
non programmo mai gli allenamenti, l'orario, il ritmo da tenere.
Può succedere che esca all'alba, o a mezzogiorno, o la
sera tardi, a seconda degli impegni, dell'umore, del livello di
saturazione. Può succedere che pianti a metà un
lavoro, un dolore, una decisione, ci corra sopra, per poi tornare
ad affrontarlo con una nuova energia
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Una
splendida giornata di novembre a Ferrara
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Scrivere
è come correre. Credo che le due attività siano
sempre andate parallelamente. Sono stati i lunghi allenamenti,
la fatica prolungata, la sfida con me stessa, la solitudine dei
chilometri macinati nella nebbia di Ferrara, o sotto il sole,
la pioggia, la neve, il lento recupero dopo gli infortuni a darmi
la pazienza per lavorare sulla scrittura e la traduzione.
Penso che occorrano molta pazienza, un lungo esercizio, infiniti
allenamenti, serie di salite, ripetute, scatti, allunghi per scrivere,
per
correre, per tradurre.
Decisi
di studiare le lingue perché volevo sentire la "voce
vera" degli autori che amavo. Mia mamma mi insegnò
l'inglese (con molta pazienza) quando ero piccola, poi passai
all'amatissimo tedesco, poi al francese, infine, qualche anno
fa, fui affascinata dalla poesia latinoamericana, e decisi di
studiare spagnolo. A un certo punto cominciai a pensare che potevo
utilizzare le lingue straniere
anche come
ulteriori strumenti di training sulla scrittura. Scrivere è
correre all'aria aperta, una corsa campestre o su strada, tradurre
è allenarsi in palestra, con i pesi, con le macchine che
costringono il movimento e formano i muscoli laddove sono più
deboli. Ho cominciato tardi a tradurre poesia, perché avevo
nei confronti del verso altrui un timore reverenziale, lo stesso
timore che provavo nel momento in cui mi mettevo a scrivere una
poesia.
Solo qualche anno fa, quando mi trasferii da Pisa a Bologna, ho
cominciato a tirare fuori dal cassetto (anzi, dagli armadi, da
sotto il letto, dalla credenza) qualcuno dei miei scritti e traduzioni.
I primi incontri bolognesi furono a dir poco infelici, ma non
mi arresi. Pubblicai un paio di libretti in tipografia e li affidai
alle poste, perché raggiungessero chi pensavo potesse capirli.
Trovai incoraggiamento e motivi di confronto con tante persone
che non smetterò mai di ringraziare. La mia prima raccolta
si chiama per custodire l'amore. Seguirono i poemetti in
parole scarne e a mia madre. Poi furioso bene
e i grani del buio, in uscita da qualche parte. Alcune
poesie
dalle ultime due raccolte si trovano nel sito, assieme a una presentazione
dei miei romanzi,
alcune cose di teatro
e a un'ampia scelta di traduzioni,
pubblicate in volume o in rivista. Il mio criterio è semplicemente
quello di leggere e, se un poeta mi colpisce, di tradurlo e cercare
di entrare in contatto con lui, anche perché in questo
modo la traduzione può davvero diventare una creazione
a due.
Tutto il lavoro
che svolgo sulla scrittura è dettato da un culto della
lingua, una sorta di ossessione della parola, di attenzione alla
pagina, in tutti i suoi aspetti, compresi la punteggiatura, dagli
apici alle "d" eufoniche, gli spazi, la musicalità,
che si tratti di un saggio, di una traduzione, di una poesia o
un pensiero volante. La mia attività è così
diversificata perché devo scrivere sempre, ogni
giorno, maneggiare la parola, provarne tutte le potenzialità,
trovare nuove soluzioni, lavorare sul suono, la scansione del
ritmo, la connessione sintattica. Comunicare, in forma diretta
o mediata, opporre qualcosa al silenzio.

agli
Italiani di ping-pong, o tennistavolo, che ho praticato
a livello agonistico per quattro, cinque anni
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Pur
essendo una bestiola tendenzialmente stanziale, mi sono trovata,
per circostanze della vita, a migrare spesso, cambiando un po'
di città e non so più quante case. Sono nata a Ferrara,
città che ho imparato a conoscere e amare da poco, dopo
anni di assenza, trascorsi prima a Pisa, città dei miei
studi universitari e tappa importantissima della mia vita, poi
a Firenze, Bologna, dove sono approdata per un dottorato, la bellissima
Parma, dove per un po' ho lavorato. Ma la città che più
amo è Roma, dove sono nati i miei genitori e i miei fratelli,
città dei miei nonni, della mia infanzia, dove amo molto
tornare. Non imparo mai i nomi delle strade, mi muovo a naso,
parlando o fissando un appuntamento faccio spesso confusione tra
strade e piazze delle rispettive città, e spesso faccio
la turista anche nella città in cui vivo, chiedendo indicazioni
su una strada, per scoprire poi che è quella che percorro
ogni mattina per andare al lavoro. Mi piace accogliere la gentilezza
della gente, pensare che sia sempre tutto nuovo e sconosciuto.
Il problema è quando qualcuno chiede indicazioni specifiche
a me...
A decidere dove farmi andare è sempre stata la vita. E
ogni volta che mi trovo in una città nuova, mi viene naturale
di immaginare come sarebbe abitarci, leggere gli annunci che offrono
stanze, individuare negozi e supermercati, i luoghi papabili per
le peregrinazioni notturne, per le corse solitarie, per gli appostamenti
con la microcamera. Ma confesso che comincio ad augurarmi che
la prossima città sia quella buona, e di diventarne davvero
parte. Così
sto tentando di convincere la vita a far decidere me...
La
scrittura è per me una casa, l'unica abitazione stabile
che abbia mai avuto, in cui vorrei avere tanti visitatori, anche
critici, purché simpatici, in tutti i sensi della parola.
Questo sito rappresenta quella casa, e un po' anche il mio desiderio
di condivisione e di appartenenza (ideale). Ho costruito questa
casa con amore, rubando molte ore alla notte, pensando che forse
questo mio mondo, paradossalmente proprio nella veste virtuale,
potesse diventare possibile, e abitato.
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