Mi venne ad aprire un ragazzo. Era vestito molto elegantemente, ma aveva un viso di cui non ricordo nulla. E non ricordo neppure le sue mani, che devo aver senz'altro stretto con presa convincente.
- È lei Federica Consoli?
- Sì
- Mi segua
Salimmo delle scale a chiocciola e ci trovammo in un immenso ambiente semivuoto. Su un lato c'erano due divanetti posti l'uno di fronte all'altro, con un tavolino di vetro nel centro. Sopra c'era un posacenere di vetro. - Si può fumare!
Su un altro lato c'erano due scrivanie con computer, ricoperte di fogli di carta. Ad una delle scrivanie era seduto un uomo che parlava animatamente al telefono. Quando eravamo entrati non aveva neppure alzato la testa. Oltre a una grande lavagna plastificata, non c'era altro nella stanza. Una grande vetrata dava sulle montagne. - Belle...
- Si sieda pure -, mi fece il ragazzo, indicando uno dei due divanetti. - Il padrone della ditta è mio padre. È impegnato nel suo studio, arriverà tra un attimo
- Bene - dissi mentre si allontanava. Mi sedetti e mi accesi una sigaretta. - Cosa produrranno qua dentro? - Sul tavolino di vetro c'era un depliant, che cominciai a sfogliare distrattamente. C'erano varie fotografie di numerosi oggetti, tutti della stessa forma circolare, ma di diverse dimensioni. Sembravano di plastica. - Ma che roba è?
Dopo circa un quarto d'ora il ragazzo ritornò. - Mio padre è occupato, ma intanto le mostro la sala macchine -, disse con un sorriso da moneta falsa.
Mi fece strada giù per le scale, poi attraverso uno stretto corridoio, fino a un capannone enorme, in cui dominava un odore intenso di plastica. Mi mostrò macchine enormi, spiegandomene il funzionamento, e soltanto all'ultima seppi con certezza che producevano guarnizioni per conserve alimentari.

Io avevo ascoltato attentamente, rivelazione dopo rivelazione, con entusiasmo invidiabile. Alla fine lui mi fece dono con orgoglio di ben tre guarnizioni, tutte di diverso colore.
- Accidenti…
Quando fummo di nuovo nella grande sala seminuda, il ragazzo mi disse di accomodarmi, indicandomi l'altro divanetto. Mentre si allontanava, io mi sedetti, accesi una sigaretta, presi nuovamente a sfogliare il catalogo, soppressi in corner uno sbadiglio. Mi accesi un'altra sigaretta. Nel frattempo il tipo della scrivania continuava a parlare al telefono. Un altro stava facendo strani segni sulla lavagna. Deposi il catalogo sul tavolino, soppressi in corner uno sbadiglio, ripresi il catalogo. Mi accesi un'altra sigaretta. Dopo circa mezz'ora il ragazzo tornò, annunciandomi che suo padre era pronto a ricevermi. Mi indicò la porta del suo studio. Guardai l'orologio. - Rischio di perdere il treno! - Raggiunsi la porta, bussai.
- Avanti
Aprii la porta. Vidi una scrivania. C'era seduto un uomo dall'aspetto distinto, con barba e capelli bianchi, e gli occhi buoni. Era vestito elegantemente, con un completo giacca e pantaloni blu, e una cravatta di una tinta solo leggermente più chiara.
- Si accomodi -, mi disse indicandomi una sedia di plastica trasparente. Io obbedii. Dimenticai la stretta di mano e il sorriso.
- Ha con sé un curriculum? - Of course… seconda regola del vademecum del disoccupato. - Glielo porsi esitante. Lui inforcò gli occhiali e lo studiò a lungo con aria contrariata e assorta.
- Lei quindi ha studiato lingue e letterature straniere
- Eccone un altro…
- Sì, lingue e letterature straniere
- A noi serve una persona che si occupi dei nostri rapporti con l'estero. Mio figlio le ha già spiegato la nostra attività, vero?
Annuii.

- Questa persona deve conoscere bene il nostro prodotto e le esigenze del nostro cliente

- Certo
- Quindi con noi ci sarà da studiare
- Ho studiato tanto nella vita…- - Lo so che stai pensando che nella mia breve vita di "giovane inoccupata" ho letto al massimo cappuccetto rosso
- Lo so. Ma qui si parla di termini tecnici e di un linguaggio specifico. In genere chi studia lingue e letterature straniere non padroneggia la lingua parlata -
- Che sfinimento…
- Si parla di termini tecnici e di un linguaggio specifico - feci io
- Già
- Posso impararlo. - - Figurati… dopo Ghete, Scecspir, Pruste, Bodlèr…
- A noi serve una persona motivata, che ci dia la garanzia di restare con noi. Noi siamo un team, e tutti i componenti debbono essere affiatati. Noi siamo un'impresa neonata, ma stiamo crescendo, e prevediamo un forte innalzamento dei nostri profitti e delle nostre vendite. E prevediamo di migliorare anche la qualità delle nostre macchine e della nostra organizzazione
- Io vorrei fare la traduttrice letteraria
- Ma che cazzo dico? - Forse speravo che mi buttasse fuori a calci, e mi lasciasse nella mia inoccupazione. - Ho perso 20.000 punti…urge un colpo di coda… devo dirgli quanto amo le guarnizioni… e che questo è il lavoro che sogno fin da bambina!
- Con noi farà ben altro che la traduttrice letteraria. Con noi potrà viaggiare all'estero, conoscere i nostri clienti stranieri. È un lavoro stimolante. Se poi lei preferisce stare chiusa in una stanza a scartabellare in un vecchio vocabolario…
- Ma se è tutto vostro, e siete tutto voi, cosa resta a me?
- Il compenso?

- Lei non è qualificata per questo lavoro. Ci vorrà tempo per la formazione. Noi siamo un'impresa giovane, anche se prevediamo un forte innalzamento dei nostri profitti e delle nostre vendite…. Il compenso sarà adeguato, ma viaggi e soggiorni le verranno interamente spesati da noi. Poi ci saranno senz'altro, a breve, degli aumenti. Noi siamo una squadra, tra noi c'è armonia, vedrà che con noi si troverà bene. Altro che traduzione letteraria…
- Altroché…
- Ha ragione
- Allora accetta?
- Così su due piedi?!?
- Mi ci lasci pensare
- Mi richiami domani
- D'accordo
Mi alzai, gli strinsi la mano, e feci per uscire.
- È venuta in treno? - mi chiese quand'ero già sulla soglia.
- Sì
- È buio, la faccio accompagnare
- Sei pazzo?
- No, grazie, faccio due passi - gli risposi accennando un sorriso.
- A domani
- Sì…
Entrata nella sala grande salutai il figlio del principale e l'uomo del telefono, che non alzò neppure la testa, scesi le scale a balzelli e in un attimo fui all'aperto. Mi accesi una sigaretta. Avevo fame. Presi a correre, a correre all'impazzata. - Rieccolo!! Batte ancora!! - Arrivai mentre l'ultimo treno per Lucca stava partendo. Saltai su che quasi piangevo. - Qui non ci voglio restare neanche in cartolina.




Chiara De Luca, La collezionista, ovvero la Sindrome di Babbo Natale,
Fara editore, Santarcangelo di Romagna, 2005