| La carne
Mah... non so cosa mi muova a quest'ora lungo queste dissestate strade; le
quattro di mattina la bonifica si illumina di una luce spettrale e una livida
esigenza di carne si ramifica come un mattinale orgasmo; in fila come ad un
mercato di pesce stanno corpi di ragazze; fanno cenno di accostare, sorridono,
i denti gialli e il trucco in viso viola slabbrato come da un sudore acido,
mortale. (...) ah, la polvere che alzata sopra il
corpo marroncino posa del ragazzo dai due sessi una fuliggine pare che quasi
annulla questo mare di carne brulla dentro il quale entrambi andiamo; così
giro, a una seconda rotonda, facendo come per tornare a casa dopo un vano
viaggiare, con l'alba che minaccia una presenza che no, nessuno sarebbe ora
capace di accettare con serenità; la strada è un mattatoio di
macellate speranze che la pioggia lava con una lucidità che no, non
mente, oh... perdono, paese mio che ti percorro come un indifferente malato,
come se non ventidue anni ma secoli, millenni di vite fallite trafiggessero
un cammino ormai casuale, paese, paese mio che finalmente vedo come un amico
aprirti in terminale confidenza, come sei potuto cadere in questo pantano
di stracci di merda e di sangue mestruale sui bordi gettati di questo pallido
litorale adriatico, come hai potuto? Sì, ricordo le domenicali gite
su queste contrade come si ricorda un cadavere all'improvviso dissepolto;
madre, madre, tu eri una giovane e bella comunista... si andava al mare col
papà e gli amici a parlare del partito, della Russia, e quell'odore, sai,
di pizza rossa che prendevi all'alimentari all'angolo fra il lungomare e il porto
no, quel sapore non lo dimenticherò mai... Ma ora la Russia non c'è
più; il muro si è aperto come il ventre di un morto sprofondato
nel mare le cui viscere maciullate già dai vermi si inalberano come
meduse tra le acque dell'occidente attonito; mio nonno, il fascista buono,
neppure lui c'è più! (...)
da Battesimo,
Lietocolle 2005
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