INTRO
Accendo una candela
per ogni foglia morta,
gocciola la cera
sulla strada in processione.
Così crescono i miei alberi,
cera ammucchiata per la notte.
GLI ALBERI DI CERA
Ho un colloquio elementare
con i miei alberi di cera.
Dissolvono giudizi
nella pace settembrina
chiedono litri d'acqua
per dissetare pensieri.
Raggrinzisce la ruggine
d'inverno, cede al freddo
coprendo la terra umida.
Alberi di cera immobili
negli anfratti di montagna,
alla luce del sole, temendo
il calore dell'asfalto.
FIORE SENZ'ACQUA
Ti regalo un fiore
senza strapparlo alla terra
né chiuderlo in un vaso.
Un fiore di ferro che duri
al tempo, con petali inossidabili,
foglie immobili e variopinte
rughe intersecate sullo stelo.
Ma annaffialo dal rubinetto
costruito al centro
perché
la ruggine rinnovi sulla pelle
e mutando i colori ricordi
che tornerà settembre.
PIANTE DOMESTICHE
Non costruire con legno
le piante domestiche
sarebbe una ferita curata
nella casa, un lazzaretto
dove poi coprirai i morti
con un velo. Lascia
le piante immobili
invecchiare nei boschi,
riproduci il loro volto
con le labbra
che mostrano un ghigno.
©
Nino Pollini |
S.O.S. RICUCIRE
Un filo di canapa, rigido
per chiudere e spedire
pacchi. Così stringi
le ferite e resta impressa
ogni cicatrice. Un pacco
da spedire in giro, questo
mondo senza francobollo
rinviando al mittente
anche il conto della sarta.
L'ACQUARIO
Hai costruito un acquario
nella parete di ferro
e cemento, dove nutri pesci
di cartone ammuffito, simili
alle alghe di mare. Gocciola
l'acqua, dilatati i corpi magri
perfetti nei bordi a matita,
ingrassano le forme tra bolle
di sapone consumato dalla fame:
resta dei corpi l'acqua limpida
e sgorga dalle vene di catrame.

© Nino Pollini |
L'ALBERO
Dimmi su quale frequenza
occorre sintonizzare
dopo aver collegato
tutti i fili dell'albero
ricreato con colori
artificiali. Fili innocui
strappati al reticolo
metropolitano per ascoltare
il sibilo del vento. Però
manca il mutare dei contorni
seppure vibra incerto
davanti alla finestra
un grigio paravento.
PACCO CON FIOCCO
Un pacco rosso per Natale
sotto l'albero artificiale
di nastri e spilli, un fiocco
lungo quanto la tua corsa
con le scarpine di cielo.
Una carta geografica
indica la destinazione
infinita, oltre la nebulosa
dell'ozono, per chiudere
il buco col nastro adesivo.
Non sarà più rossa la carta
che racchiude il tuo cielo,
confonderai i semplici passi
tra nuvole e uccelli.
LA SIEPE (omaggio a Pasolini)
Stringo il tuo ricordo
con fili di decoro, provo
a costruire intorno alberi
sempreverdi, ma non vorrei
una prigione ti appaia
nei rami. Sbocciano fiori
dalle gemme sepolte
per adornare voli di uccello
controvento, rami distesi
dove posarti e non gabbia
seppure d'oro che racchiude
bianca e nera memoria.

© Nino Pollini |
VOLO INTERROTTO
Un volo triangolare
perché le ali trovino
spazio tra la cortina
dei monti e il mare
dove bagni le catene
arrugginite, disinfetti
le cicatrici in acqua
e sale, nei ripieghi
tra la roccia e l'erba:
gli anfratti dove stringe
la catena.
GIACCA CON FOGLIE
Il risvolto della giacca
colore di foglie secche
si accartoccia lasciata
rivivere vicino al bancone.
Un albero spoglio che
chiede liquidi per dissetarsi
emancipata la stagione
del caldo e i costumi:
nulla somiglia alle
radici
solo le ossa fuoriuscite
dagli stivali ricordano
l'autunno inoltrato.
ROSA DEL DESERTO
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Maria Carmela)
Nel deserto ho trovato la rosa
con petali di calcio e sabbia
ho pensato di portarla nella casa
e custodirla (pezzo di noi
cercato nell'aria arida, secco
sole di agosto) ma chiedo
che dipingi i suoi petali
con colori accesi perché
la filigrana del sole
manca
se manchi nella casa.
© Domenico Cipriano
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