Canto III


Occorre l'ordine nel vestire, occorre la coerenza

per l'inganno, cosi ripeteva mentre a mani lisce tutto il bordo

della giacca a risalire, i risvolti, la camicia intonsa attorno al collo


troppo stretta eppure esatta per l'immagine allo specchio. Un ampio

gesto, un ritocco anche ai capelli già perfetti nell'assetto

e tutto il resto. Perfezione ripeteva, offrirsi certi come il volto di quell'uomo


imparato alla tivù. Sono meglio a ben vedere, anche più vero:

guardava gli occhi nel riflesso l'adesione dell'immagine per il verso

che voleva… Anche la pelle era esatta nel colore, con il tono preso a tempo


nel solarium dietro casa. Perfezione ripeteva e si mostrava alla moglie

già vestita, pronta all'uso della sera. Mano a mano senza dire.


Non dicevano mai nulla. Troppo spesso non trovavano che dire


e non trovava altre cose a ben vedere: una ragione per restare sopra tutto…




Canto V


Tutti confini precisi aveva imparato e dal telegiornale

differenti gli archetipi da odiare…Cosi esponeva l'accecato armento

con singolare condiscendenza ognuno sereno compunto


e senza mai avere mai visto quei molti chiamava per nome, indicava…

Beninteso nulla da dire ripeteva ma per altri tutt'altro destino da meritare.

Un moto duraturo altro che il caso, una questione geografica l'infezione:


diffonde in comitiva e nessuna lavora. Son buoni tutti a traversare il mare

ripeteva a cena togliendo decoro alla fame… Sono altri i conflitti

diceva altri e lontani e con il gesto tutto allontanava dentro il tovagliolo.


Altri segni o fede, altre le morti via cavo negli intermezzi accadere ma qui

è altra cosa e passami il pane. Poi gli toccavano il figlio o la casa

e svegliava piccolo e scosso e con la vita sciupata. Nel fatto era simile


e senza distanza ma non lo capiva…



Canto VII


Metteva il figlio in fondo al dire con l'orgoglio del buon seme

messo bene nella donna e ne vantava in ampi gesti

in parole da rivista da barbiere. Figlio forte ripeteva:


tutto il padre. Quando cresce come me deve pensare

e poi gli insegno anche il mestiere. Lo prendeva per le spalle

lo scoteva come merce mentre il figlio mi annuiva, gli occhi


fissi sulle scarpe troppo sporche di calcina per quegli anni…

Osservavo dall'esterno troppo intenso in fatti altrui.

Cosi il danno mi dicevo e tutto ripercuote alla distanza. Guarda


il padre che insegna la porzione già imparata, guarda

il figlio senza luogo, fine o idea, come tutto ripercuote

alla distanza: quando l'uno spegne e l'altro cresce e figlia


e va daccapo con segmenti fissi bene d'esperienza e niente altro

pura copia di terreno non sfruttato, seme e niente…una aggiunta

ancora e ancora alle tre scimmie popolare ovunque:


un tappare i sensi e moltiplicare…



Canto XIII


Qualcosa spetta ripeteva, ancora qualcosa e sono felice: ma la donna

a cavalcioni nello sforzo non vedeva, né le mani cingere quei seni

sobbalzare sotto i colpi. Solo lei che le pupille verso il viso rimandava


un solo sguardo gli chiedeva che donasse almeno un senso allo sforzo

della carne. Fotti come un animale gli diceva a voce bassa poi veniva

con guaiti aggrappando alle lenzuola. A che pensi domandava appena dopo:


domani parto con mia moglie rispondeva, resto fuori nel week end…





dalla raccolta Registro dei fragili - inediti