C'è pioggia che non è scesa

rimasta sospesa tra gli occhi

adesso obnubila le percezioni

attutisce il crepuscolo viola


una luminaria malata

che va e viene

accresce l'ansia

in un'aria che non è più fredda

ma non dà segni di vigore


sono le intermittenze

di ogni frequentazione, una

eco sinistra, come un

malessere

in attesa sul fondo

di un'occasione



(da Poemetti del contatto, 1994)














Se piove non è lo stesso in casa o fuori

al tavolo di un bar

vuoto nel vuoto, scuro

nello scuro. E le femmine

che corrono via nelle pozzanghere

quando grida di sé la primavera

e è come se le auto si fermassero

e il cielo odora di vecchio e di nuovo.

Maddona mia, che freddo,

che bel freddo…





(da Alla luce della luce, NCE, 1996)
















MATTINATA




Cerco nel letto sfatto

il calore della tua sagoma

le pieghe come di carta

che ha segnato il tuo corpo


e cerco me

in te che non ci sei

qui nella pagina bianca





(da Alla luce della luce, NCE, 1996)

















LE TUE ROSE



Fissano le tue mani le tue rose.

A sghimbescio col mondo per i viottoli

d'alta campagna accorre al suo buon grido

di vergine l'odore della pioggia.


Fissano le tue mani le tue rose

cinte d'acqua e i tessuti che già frusciano

lievi di te. Nudità di cui sei

d'ombra penombra, di riposo grido,

libro di voce, di te stessa me.


Talvolta tra le serpi in convulsione

appare un rado stormo di ginestre.




(da Alla luce della luce, NCE, 1996)
















Adoperi il quaderno che ti ho dato?


A volte credo che sia tutto inutile

più che tutto questo vizio di scrivere


ma tu sai come colmare le sue pagine

di scarabocchi leggeri

le figurine di fumo che sciogli

in geroglifici gentili


l'importante

-------------------mi dico

è che la carta esploda.




(da Un vizio di scrittura, Stamperia dell'arancio, 1998)















APRILE


(falsariga)



Da lunghe passeggiate sul porto

verso il mare guardando

ai ritorni di casa, di focolare

l'adolescenza è una ruga e vanisce


sfocando

quella presunta luce di contatti.

Sfuggendo al controllo, capitolando

tra dolci consuetudini e malinconie

urtando a volerlo ogni equilibrio

ogni radicamento fino a spegnere

anche l'esile filo della voce


addio mare, avrà detto

l'anima dileguando, addio

gioventù.




(da Un vizio di scrittura, Stamperia dell'arancio, 1998)
















BERCEUSE

A Claudia Colombati



Così poco accademica

continuerebbe il nero su bianco sa bene

signora mia che di strada

non può farsene molta. Ma se

il giradischi continuasse all'impazzata

la sua corsa sottile dei solchi

l'affilato straniamento del canto, se

potessimo chiudere qui…


così procede la vocina tra le rose,

l'esile melodia del sogno.




(da Un vizio di scrittura, Stamperia dell'arancio, 1998)

















@



Giunto alla stazioncina d'Albania

con tutti i memoriali nel borsone

e l'anello sul pollice

----------------------------mangiando

giù dalla carta nobilmente i piatti

la cui tipicità è non averne

e poi seduto sbivaccato sul divano

dietro lo stereo sguardo nel vuoto

nel pieno di un silenzio

uh filippuccio sbigottito dalla pace

che la finestra sigla sul panorama

e una faccia mai vista

a faccia vista toccando le pietre

l'umanità i libri del seicento i cd

calando giù le trame le orme

in un'ora di sciopero di ferie

dal pensare ossessivo quasi alla soglia

del troncamento alla fame

inesausta al bicchiere di Verdicchio

perché il rosée non è la stessa cosa

e il Maìtre sembra uscito da un film

e la chiesa mia omonima sta chiusa

e Gabri era così come la strofa

che chiude la canzone come le rose

che colmano il pomeriggio alla stazione

quando la littorina se ne riparte.

Ma tu dimmi se davvero è possibile

che sia passato un altro giorno di mercato

e il presepio sia ancora al suo posto

tra il mio disordine storico e la moka

dove non conviene fare i tre buchi

con lo stecchino ma semplicemente

strofinare le stringhe della forchetta

e sprecare minuti sul fornello

che non si accende mai. Sarà probabilmente

per la sicura antiscoppio per la soap

e quello di sotto che protesta se piove

se i panni sgocciolano se i piccioni se.

Ecco e io proprio a te stavo pensando

e a questo giorno formidabile e inutile

mentre salendo sulla littorina con la mano

grazie di tutto mi dici è stato proprio

un piacere conoscerti e speriamo

di rivederci presto meglio ancora

se al mio paese e dopo quando parte

ma speriamo rimanga un altro momento

così sospesi tra il binario e la banchina

oggi che doveva essere freddo e invece

e in campeggio quella volta che sul treno

non c'era nemmeno un posto ma poi un mese

hai gustato la Grecia e ancora qui

disciolti e rigidi tra le portiere meccaniche

con il capostazione che osserva e coglie l'attimo

e carpe il diem e fischia e sale a bordo

il macchinista. Tu dimmi

che questa stazioncina d'Albania

era vera stamattina e che eri tu

la persona che ha transitato come una nuvola

carica di non pioggia lucidamente

dentro queste pareti.





(da Una bellissima storia, Stamperia dell'arancio, 2000)
















Tra simili ci si conosce al volo.

Si riconosce un tratto, una svista,

i sillogismi del cuore. Specialmente

se poi un'ansia di coprire fa scoprire

le carte, svelare i sogni, diciamo così…


Ma è un gioco per pochi intimi e forse

una tacita complicità destinata

al suo privato oblio.

That's all.





(da Una bellissima storia, Stamperia dell'arancio, 2000)
















PC




Pensando al tradimento che dà il computer

dove non puoi tornare a rovistare

tra i suoni di un certo momento, eliminati

come la roccia che franando inghiotte

per sempre la miniera


c'è una mistura di omertà e maledizione,

di infime comodità. Forse le copre

il ticchettio gocciante della tastiera,

il pianoforte muto

delle fulminazioni.





(da Una bellissima storia, Stamperia dell'arancio, 2000)















I BEI TEMPI




Ora vedendo agitare la bacchetta

osservando la nuca un po' più bianca

e un effluvio di umanità sprigionarsi

dalle mani, capisco

più lucidamente l'ansia di non morire.


Gli anni d'ateneo tornano rari

alla memoria e come giocavamo

noialtri ignari mentre si consumava

su una cattedra o un podio tutta la vita

e davvero non era per fare.


Conoscemmo Tschaikovski nelle ultime file

di un teatrino un po' instabile

(imparavamo un po' a morire e dunque

era importante che fossimo lì) ma sempre

ciò che merita coscienza scivola via.


Torna troppo più tardi

quando il prestigiatore svela il trucco

e nel sogno che si ricrea

mancano i nostri occhi spalancati, il grido

terribile e lieve dell'alba.

 



------------------------------------(a Kazimierz Morski)




(da Una bellissima storia, Stamperia dell'arancio, 2000)
















Ciminiera




Lavorare al chiuso d'una fornace

con le mani che si rovinano e non si fermano.

Ci si passa la vita a morire

giorno per giorno, ma si va avanti,

solidi come il camino, sodali

che o ci si tiene stretti o si vola via.


Ci resta dopo un fumo che sale

attraversandoci il corpo

su, verso l'alto

e tu che cammini altrove lo guardi

e lo riconosci.



(da padano piceno, Ged - Biblioteca di ciminiera, 2003)
















IL SIGILLO




Che sono i ricordi d'infanzia? Tenere trame

dove si celano mitologie domestiche,

frasi che si tramandano senza la voce

che un giorno le pronunciò. Scarne visioni


dove il destino si fa, radici incolumi

che la vecchiaia spesso riconduce

come ai bordi del sogno, e i grandi li vedi

ancora come giganti che furoreggiano,


dentro camere enormi, pranzi che paiono

chissà perché infiniti. E te li immagini,

quei bambini che giocano in mezzo a una via,

mentre li vedi perdersi con gli occhi in un dove


che ti sfugge. La vita che non s'afferra

è quella vera che attraversa i giorni,

la vita che s'incarna dentro la vita

come un sigillo di vene.


E se fatico a crederlo possibile,

se fatico a impossessarmi di un mio io

possibile tra queste pianure

dove il cielo si sperde in orizzonti


di verde e nebbia e azzurro che s'immagina

come piovendo da un ossario nordico

tra querce secolari e pioppi altissimi

e domestiche tranquillità. Se fatico davvero


a vedermi in orari quotidiani

perfettamente anonimi, pestando

selciati che provengono dalla memoria

e si percorrono ad occhi chiusi con ogni tempo,


scivolando in portoni familiari, salutando

ombre con tanto di nome, se davvero ti dico

la fatica di un me che ha consuetudine

di frequentare i parenti e gli amici


che ha da sempre, quassù, tra queste semplici

umanità disciolte, credimi, è un nodo

di desiderio che brucia,

forzatura del sogno.











(da padano piceno, Ged - Biblioteca di ciminiera, 2003)
















IL VIAGGIO DI POESIA



*



Il treno che rompendo uno sciopero

ci sta portando a Bologna

non è un bel treno, non fosse

che per le bocche assonnate che l'abitano,


una ad una buttate nei sedili.

Un coacervo di sporcizie le copre

come un manto abissale.

Belle bocche innocenti, vi guardo


e vi sogno, crudeli. Vi scruto

con la malizia intatta di chi non si palesa

e finge ammirazione per l'umidità

che segna di sé i salici, appena fuori,


che a ben altre stazioni conduce questo vagone

cadente, a ben altri martirii. E corrono via

apparentemente immote case coloniche

dove si consuma, alla luce assai fioca di un fuoco,


il rito estremo del giorno

o quello primigenio della vita.

E in questo ribaltarsi di mondi scaturiti a lampi

e a sorsi, dalla nostra carretta che cigola


sulla rotaia, affiora l'odore di baci

crudi, di cupe bevande. Non è

più come un tempo, il treno: ognuno sta

curvo sul suo destino di orari, impregnato


di un senso di libertà che non conosce,

artigliandolo un po' alla cieca, un po'

con la grazia immacolata dei poveri

e dei fuggiaschi.





(da padano piceno, Ged - Biblioteca di ciminiera, 2003)


















E' sempre più elevato il silenzio.


Le tue pagine non mormorano più che una discreta

malinconia educata. Le sfioro

come fossero il tuo sorriso che si apre ancora.

Eppure recano luce e respiro,

non si ritraggono a una pronuncia gentile.

Io ti ripenso

e sale l'ora dei tigli, l'odore

umido e schietto della

biblioteca deserta

(e capisco

questo male del tempo che matura


quando la voce si apre al canto

ed è già notte e non infuria

più il mondo.

Ti cerco

senza maniera, sperso tra chi nemmeno

ti conosce, forte di un segreto comune

fatto di cose)



---------------------(a Alvaro Valentini)





(da padano piceno, Ged - Biblioteca di ciminiera, 2003)
















Per la salita, fuori della porta,

siedono a rinfrescarsi alcuni vecchi.

Dalle rughe si schiude un'innocenza

misconosciuta, un delirio di grazia.

Occhi che sanno fulminare il giorno

e quella debolezza che santifica.

Invecchiare così è morire vivendo.

Essere morti vivendo è un'altra cosa.




(da 14 solitari, in 7 poeti del premio Montale, Crocetti, 2002)