da La lingua degli
angeli, Edizioni del Leone, 1997
MENTITE SPOGLIE
Quello che vedo non
è quello che penso;
quello che dico non è quello che sento;
i miei amici sono i miei nemici;
l'io che non sono ha ucciso l'io che ero.
Portami via con te, portami dentro
il tuo tiepido cielo senza vento.
Tu sola hai la chiave della porta
stretta e segreta, e solo la tua mano
può sollevarmi a stento dall'abisso
voluttuoso del mio nulla in cui cado
inerme ormai da più di mille vite.
Vedo i tuoi occhi chiusi che non parlano
e sento che le tue labbra non vedono
il risveglio nel tuo letto dorato,
dove attraverso il tuo viso, il mio sguardo
afferra in sé il cuore azzurro del tempo.
ULTIMA GRAZIA
Con tutte le mie forze
ho pregato Dio di non esistere,
di non squartarmi più il cuore sordo
col suo sussurro di vento in tempesta,
di non trafiggermi più con lo sguardo
delle sue gelide stelle inquiete,
di non tendere più le sue mani
nel labirinto del mio placido abisso.
Con tutte le mie forze l'ho implorato
di cancellare il suo nome dalla mia anima,
la mia anima dal suo paradiso,
le mie lacrime dalla sua croce.
La nostalgia della sua ombra infuoca
la stanca apocalisse di un istante
nel pallido riflesso del ricordo...
Con tutte le mie forze ho domandato
l'oblio di ogni sogno sepolto,
il silenzio di ogni richiamo lontano;
e lui, nella sua sconfinata accondiscendenza,
ha accolto la mia preghiera
donandomi la sua Assenza.
SETTE VOLTE
Dunque mi hai trovato,
mi hai snidato, alla fine,
pur nascosto com'ero in una luce non mia,
e non mi hai perdonato di esserci,
di conoscere il tuo nome segreto,
di entrare nel tuo cuore ad occhi chiusi
senza avere paura
del tuo bugiardo silenzio indifeso.
Dunque ti allontanerai da me
sette volte prima di trafiggermi
con la tua indifferenza;
mi chiamerai dove il mio passo
non può arrivare senza condurre con sé
la mano ed il respiro della morte.
Potrai dimenticare le mie parole
quando cancellerai l'eco dei miei occhi
dal gelo riarso della tua anima?
ROSSO D'ORIENTE
Tutto ciò che risplende è mutevole
come il rosso tenue d'Oriente
che gocciola nel mare già tetro
dietro quella imperturbabile nuvola.
Tutto ciò che risplende non ha quiete.
Tutto ciò che risplende è nulla,
come la stella che svanisce nell'alba,
il desiderio che s'impenna ferito
e folgorato cade prigioniero
nell'abisso di un sospiro.
Tutto ciò che risplende è leggero,
come il tuo incedere distratto
tra la folla, con occhi da straniero
che non appartiene a nessuno,
cui nessuno tende una mano.
Tutto ciò che risplende è lontano.
ROSA DORATO
Sei tutto quello che non ho,
nulla rosadorato, capriccio
del paradiso, che il mio sguardo,
il mio sangue, il mio respiro perduto,
riconduci alla dovuta sofferenza,
destino rinnegato, croce fulgida
dei mio mite calvario quotidiano.
Sei tutto ciò che non chiedo
alla sorte troppo grata,
perché avendoti, ti perderei;
ti metterei in un cantuccio
dopo qualche giorno che il tuo cuore
fosse caduto nelle mie tasche.
Solo finché sei lontana,
solo finché non ci sei
posso inseguirti latrando
come un cane il suo osso
che gli spezzerà i denti.
E non seppellirti nel cortile
per ricordarmi di te
il giorno che avrò fame.
IL TUO RISVEGLIO
Il tuo risveglio sarà il mio ritorno
segreto alla speranza, il mio conforto atteso,
il mio perdono promesso, il mio ricordo
d'un respiro quieto, senza più ansia,
la mia fiera resa al dominio conteso
del tuo non spento, silenzioso fuoco.
Il mio risveglio sarà il tuo ritorno
ad un sogno inatteso, oh mio perduto altrove,
mia azzurra rosa, mio debito
rimpianto, mio brandello di nuvola,
specchio del desiderio di paradiso
della mia informe, inconclusa,
anima senza maschere.
FAMMI GIOCARE COL FUOCO
Fammi giocare col fuoco,
fammi fare il gran salto,
giù, dal punto più alto:
non mi accontento di poco.
Strappa via questa traccia
di maschera dal viso;
mostrami la mia faccia,
nuda, sul mio sorriso.
Fammi smentire gli alibi,
fammi perdere il treno;
fammi cambiare abiti,
fammi togliere il freno.
Prendi nelle tue mani
questo filo nascosto:
fa' che quando mi chiami
io ti abbia già risposto.
Fammi crescere indietro
verso l'altro "me" vero:
oscurami il segreto,
confondimi il mistero.
CAMMINA E CANTA
Cammina e canta
e insegui molti amori
impossibili e fieri
e disvela misteri e nascondi
i tuoi sogni al veleni dei giorno
livido e freddo e uguale.
Troppe bocche senza ansia di fiamma
bisbigliano il coro dell'ombra
alla folla disabitata.
E tu, sii il seme di un'alba
remota, mai sorta;
appartieniti, proteggiti
dalla vita già morta
che incalza; sii il cucciolo inerme
della tua rinnegata eternità.
PASSAGGIO
E' da qui che devo passare
se voglio andare oltre, non so dove;
che possa dire infine: "Ci sono!"
Per strade senza strada devo portare
questo gorgo che in gola mi brucia
ed aprire le braccia verso un vuoto
in cui fiorisca la luce
che non ferisce.
BATTIMURO
Via dalla casa morta,
via dalla stanza vuota:
per la strada più corta,
verso la luce ignota.
Addio meste giornate,
addio sommesso pianto;
già sento le beate
note di un nuovo canto.
da Nel nome dell'ombra, Ibiskos,1998
BIANCOSPINO
Non è questa la pianta del perdono
che cresce in orti silenziosi e ardenti.
C'è un soffio di vendetta dentro il suono
del vento che accarezza i rovi spenti.
VENGA L'OMBRA ODOROSA
Venga l'ombra odorosa che taciti l'urlo
del vento, che plachi la piaga corrosa
del vuoto nascosto, nel sonno che brilla
del nulla riposto nel sogno del cuore
del cosmo, mia stella ferita d'oscuro.
Venga l'eco del soffio più puro,
del segno del nome risorto
in luci labiali e rintocchi di tempo
arreso, arretrato, esploso nel volo
dell'onda dell'ombra del sogno
nel nido del corpo del mondo.
INATTESO
Non sarà mio quello che cerco e trovo,
non sarà mio quello che tengo stretto,
sapendo che sarà chi non aspetto
che per il vecchio "me", mi darà il nuovo.
Mi darà ciò che sono sempre stato,
il vero nome che ho dimenticato;
mi darà un guizzo d'oro nello sguardo,
un dolce oblio nel cuore del ricordo.
Mi darà la mia pace battagliera
con cui potrò riconquistare il nulla:
un po' sarà sepolcro ed un po' culla,
in pieno inverno, la mia primavera.
INVERSO
Io abito un abisso umido e vivo
e buio e caldo ed alto e senza fine
e cado ovunque vada la sua ombra che vaga
e salgo verso il nulla come un'onda sempre in moto
nel vuoto chiaro di vento e fuoco
e sento dentro me come un inverso
aspro universo inerme in me sospeso
che un altro me contende a un altro senso.
L'AZZURRO GIARDINO
Fluttua l'azzurro giardino
sparso in forme di veli
d'orme profonde e suoni
d'indistinguibili note,
di risonanze ignote e magici
splendori; come antichi cimeli
di disarmati amori ormai divisi
in empi oblii di vividi tesori.
TAU
Sofferto, interno, accolto dono,
intimo pegno d'indistinto destino
di lucida apparenza, di distanza
scabra; tenue filo disteso
alla memoria, dimesso suono tolto
al non arreso viaggio nel fondo,
viva radice in forma di sospesa
appartenenza.
da Piccolo libro
da guanciale, Dalia, 1990
NASCONDIGLIO
Avranno avuto forse quindici anni,
quelle due, rifugiate contro il muro:
l'Una, sulla spalla dell'Altra, d'improvviso,
ha nascosto la faccia al mio sopraggiungere,
per non svelare ad altri la vergogna.
Nel vicolo deserto, sotto il gelido sole,
chi mai violava quella solitudine?
Che stretta al cuore vederle da lontano
interrompere un bacio al rumore dei miei passi;
e nello sguardo attonito dell'Altra,
che ansioso, imperscrutabile candore.
Oh, quale tenerezza inespugnabile
in quella loro fiera segretezza!
Tutto il bello ed il brutto della vita
era lì disegnato, in quella strada
sudicia e senza uscita,
tra ciuffi d'erba e miseri rifiuti: oh, benedetto
nascondiglio di un'estasi impaurita!
Da La radice e l'ala,
Edizioni del Leone , 2000
SANGUE DI PIETRA
Tu hai perduto l'ombra della luna
che ti seguiva prodiga e discreta
nell'impeto dei passi controvento
cui ti spingeva il tuo sangue di pietra.
Tu hai perduto il tuo anello tra i rami
del dirupo che porta su alla cima
e le tue ali d'aquila ferita
non hanno dato volo ai tuoi richiami.
Tu sei la pelle lieve tra le spine,
ma di quarzo hai lo smalto e le unghie armate
d'aspro coraggio nato tra i sospiri
d'attese vinte in grida disperate.
AI FUOCHI AZZURRI
Sotto il trepido sole degli addii
lo sguardo era il germoglio di una spina,
era una macchia d'ombra porporina
che il vento vorticava in dondolii.
Un che di noi, perduto nella luce,
rimpiangeva il languore della luna
che indora all'alba i fiumi della brace
non spenta dei bivacchi di fortuna.
Erano troppo presto divampati
i fuochi azzurri dell'appartenenza,
confusi nell'azzurrità più intensa
d'altri cieli remoti, non svelati.
METAMORFOSI
Non è molto quel ramo dietro i vetri
per sapere che fuori impera il niente;
ma è tutto ciò che scorgi e che non vedi
che lo trasforma in una gemma ardente.
Che lo trasforma in una calda rosa
che accende il limitare dello sguardo
della sua sete indomita e operosa;
e ritrasfonde in musica il tuo pianto.
CROCI
E' dove tutto riverbera in un'ombra mutevole
che vedrai riaffiorare i confini del tempo,
gli accordi dei silenzio che negli occhi vibravano,
in quella sospensione nuda tra buio e luce
che la febbre casta addolcisce di preghiere.
Come un sogno da sveglio che tarda a dileguarsi,
ecco il dio che non crede nascondere la croce
su cui si è edificata la bugia del suo regno,
ritroso a rilevarsi, ostinato a celarsi,
seppellire nel vento ogni traccia, ogni segno.
VAGHI SORRISI
Vaghi sorrisi tra lacrime accese,
la mani strette in una salda presa
da cui non sfugga la sua carne arresa
che schiuse via la sua matura rosa.
Labile è il tocco della vera gloria
che di teneri lacci la rinserra:
disperde rari semi in rada terra
la superstite messe della storia.
DONO
Se questo è il tuo vero sentire
dopo invisibili offese
dell'ostinato infierire del cieco
ritorno nel gorgo del nulla,
se questo è il tuo gesto segreto, estremo,
non darmi la gioia di un segno.
RISVEGLIO
Non darmi la grazia di un sogno
infranto dal suono del tempo,
dal suo tintinnare infecondo,
dal suo forsennato rintocco.
Si insinua nel sangue il ristoro
di un'eco, di un canto, di un coro.
STRADA
In coro si svela la forza
del suo brulicante silenzio,
un miele instillato d'assenzio
che è un freddo blandire di sferza.
Ai passi non segue il cammino:
è aspro il tuo sorso di vino.
VIGILIA
Divino sortire dei giorni
che tendono a grumi di luci,
ad estasi nate da croci,
a voli di corpi ormai inermi.
Si innalzano i voti più antichi:
si spiegano, vuote, le reti.
DICEMBRE
Tu mi hai sospinto
al centro del dolore melodioso
che dà la febbre del riposo
con gli occhi schiusi del perdono.
Ed ora lasciami accogliere
la tua verità interdetta
nella mia fertile ferita.
Morirò sotto un olmo
tra il fruscio di sterpi non ancora riarsi,
risparmiati dal tenue raggelare
di un pietoso mattino di dicembre.
FUOCO E GELO
L'ovvio è difficile da provare. Molti
preferiscono l'oscuro.
Charles Simic
da "La stanza bianca"
Vedere è l'arte silenziosa
dello sguardo che la luce non cattura
ma procede sulla strada scoscesa
e ignota dei sensi alleati.
Quante lune scorreranno prima che la mente
abbia dominio sulle ombre?
Prima che un chiarore prenda impulso dal sangue
e il dito sfiori il tasto di uno schermo
rivolto all'ultimo zenith, all'orizzonte
estremo, al nord di tutti i nord?
L'ago del chimico è già nella fiala,
il fisico ha stilato il suo prospetto,
la cavia tende il petto al sacrificio:
s'avvicina il mattino in cui il custode
di fuoco e gelo porrà la sua mano
sul nostro capo smarrito nei cerchi
inestricati di una storia sospesa.
Noi, agnelli e demoni, balbetteremo pretesti?
Ma gli occhi del volto più amato
impressi al fondo dell'alveo sommerso
della coscienza, ci condurranno lievi
al ritorno nel non qui mai svelato.
E finalmente avrà inizio l'inizio.
RIFLESSO E VELO
L'ora della paura è già passata,
la paura dell'ora sta arrivando:
non c'è nulla che dica dove e quando,
ma viene un tratto di strada sbarrata.
Troppa luce è più tenebra del nero,
la bocca chiusa non dà più consiglio;
sei tu il figlio del padre di mio figlio,
l'orma del cuore acceso dal mistero.
Il miraggio del tempo tende un velo
su tutto ciò di cui il riflesso è segno:
una lacrima offusca l'occhio al sogno
che mostra l'ombra del soffio del vero.
Inediti (2004-2005)
PARADIGMA
Ho tra le mani il segno che Ti chiesi
quando avevo perduto sguardo e voce:
un raggio e un'ombra tesi su una croce,
e le mani ed i piedi ancora illesi.
Tu hai abitato invano il mio silenzio
quando non eri più nella mia casa:
non era più la mia, per quanto invasa
d'ogni traccia di Te che avesse senso.
E Tu non eri che follia lucente
che suggeriva all'anima accecata
di attraversare quella morte data
per dono, nell'alba imminente.
Non eri più la via, per quanto certa
fosse la strada che mi conduceva
dove la luce, corpo si faceva,
su per l'ascesa faticosa ed erta.
Tu, Desiderio dei presentimenti,
apparso e poi svanito chissà come;
Tu, Negazione dei miei pentimenti
e Pentimento d'ogni negazione.
Non ho che Te per riafferrare il tutto
nella Tua concrezione d'apparenza,
in volti e luci che nella Tua essenza
hanno sgorgato il sangue senza lutto.
E lacerato il velo del tuo gioco:
ciò che sembrava gelo ed era fuoco:
ciò che sembrava il nulla ed era il cielo:
ciò che sembrava il cielo ed era il frutto
dell'albero del tempo chiuso in poco
più di una stanza, in cui tre cuori soli
vinsero la partita, il giro e il gioco.
FUORI DOMINIO
Nel mio silenzio attendo la risposta
che nessuna domanda ha mai invocato.
Io la udii quando niente distoglieva
il mio senso più tardo ed annebbiato,
quello che alla parola è assoggettato,
dal dominio del segno dell'idea.
E' l'unica incertezza che mi resta:
è lei che prende me, per interposta
speranza che si schiuda la mia sola
risorsa di capire, già prima di sentire,
fino in fondo, l'offesa che consola.
O forse una carezza per ferire.
VELE
Radiose come guizzi di comete,
dolci nel sangue come antico miele,
le Tue parole, verso noi, segrete.
Non sarà amaro più il sorso di fiele,
offerto, allora, a scherno della sete,
se le Tue vesti diverranno vele.
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