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Iceberg
(a Lucia, quanta fatica
per raccontarsi)
O forse il lenzuolo dell'anima
si annoda in fondo alla gola
dove si fermano i gesti di affetto
inespressi lì dove il flauto
imperfetto del corpo si stringe
al suo fiato per farne voce
e ogni parola che
passa è la goccia
dal vaso già traboccato
è il grano di sabbia che riempie
del tempo trascorso in attesa
la parte vuota della clessidra
Su un verso di
Antonella Anedda
Anch'io di Sarajevo
ricordo l'immagine
di una donna che corre verso il rifugio
proteggendosi la testa
come se piovesse
la pace che viviamo
ha la fragilità
delle cose che succedono per caso
essere sorpresi in strada troppo lontani da un riparo
e bagnarsi solamente
oppure morire
(senza titolo)
Ad alzarsi presto
e mettersi
in viaggio nel buio
quando poi fa giorno è come
svegliarsi un'altra volta
l'alba mi ha sorpreso
sulla provinciale
davanti alle cartiere di Tolmezzo
dalla segatura messa a inumidire
salivano vapori nel mattino
e sembrava di vedere ancora calde
le macerie dei miei sogni
(a Simo e Stefano)
Sul vetro della cucina
che non abbiamo mai pulito
sono rimaste le impronte delle gocce
prosciugate
mi mancano persone
che da tanto non incontro
e vorrei mi ritornassero così
immobili nel gesto in cui le ho dimenticate
come questa pioggia che
sembra ma non cade
Trenitalia
Per fortuna frequento
poco le stazioni
il sollievo passeggero dei ritardi l'attimo
lunghissimo in cui il treno si allontana
perché dal marciapiede la partenza
ha il sapore di lasciarsi
e negli annunci non c'è mai una parola
per chi resta
L' influenza
Più della
malattia debilita
questa solitudine passeggera
che può essere data per
contagio
ma non condivisa
La famiglia
Mio nonno aveva i
gesti
lenti di chi sposta l'aria e
il volto vestito solo con una
limpidezza
di occhi
ma questi capelli
che così
presto mi vengono bianchi
sono il segno che dentro
alle vene è rimasto
qualcosa di te? sono gli
stessi capelli che danno
al tuo ricordo il candore
di pane azzimo?
(due frammenti
da "Un'ora e non oltre")
Ho una noce dura
di rabbia nel cuore dura come questo cielo di aprile dove si annuncia
il sole estivo. Ho un'adolescenza incompiuta come una spina nella pelle,
duole al contatto si muove ricorda di sé.
Trentasei anni erano la massima età che mi davo nei giochi da bambino.
Avevo una porsche gialla da mettere in un garage costruito sotto il tappeto.
Di allora conservo l'idea che questo sia il limite ultimo, non oltre,
non oltre.
Smetterò di
fumare. Quest'anima che brucia negli angoli come si fa con la carta perché
sembri antica. Quest'anima di pergamena e le scritte in catrame così
difficili da cancellare, questo fiato che diventa fumo e odore nell'aria
da far bruciare gli occhi per ciò che prima era dentro.
L'infanzia vista
da qui
Non ho mai visto
così tanta
neve a Gorizia
mi viene da pensare
all'infanzia
che non ho passato qui
sarei sceso saltando a slalom lungo il pendio dell'Isonzo
Gustavo Thoeni che vince l'oro a Innsbruck
una cinque dieci volte
e gli avversari lontani sconfitti
come barche in secca
sulla riva del fiume
A mia madre
Guardo la casa dove
vivi sola
la stessa dove anch'io sono nato
e ho vissuto
dici che più
niente ti lega a questa terra
che verrai ad abitare più vicina a me
non si sa mai, un'influenza
o soltanto un mobile da spostare
intanto hai rinnovato
le stanze
cambiato la cucina lucidato i pavimenti
dipinto la ringhiera dello stesso colore bruciato
che ha sempre avuto
è come se
prima di andare
tu mettessi in ordine i ricordi
e ho paura di pensare
che hai più di settant'anni
e senza dirmi niente per non farmi preoccupare
ti stai preparando a qualcosa di più grande
di un trasloco
da L'infanzia vista da qui, Sottomondo,Gorizia 2005, 2006
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