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Corpi
di versi
Un corpo
crotalo che al mondo crepita
l'algoritmo caudato del suo nulla
trillo strisciante d'una morte acuta
retrattile tossina che s'inerpica
e sotto
i ciottoli ripone pelvica
abbondanza di quel che sempre muta
scagliogramma di scienza biforcuta
per sistole e per diastole d'estetica
segnato
sulle dune della mente
papiro sensoriale d'un dio scriba
stellato codice in astro rasente
nei
cieli della carne mi trascina
come una ritorsione delle vene
dal calcagno s'abbatte sulla spira
Grasso
a tutto
Causa
di tutto l'enfia e rovinosa
ascesa del glucosio e del colesterolo
a fomento dei grassi insaturi e superflui
a questo sopore tranquillo
della ragion smagrita e sottintesa
al Minotauro obeso e deliziato
della facoltà a lui concessa
di digerire senza patimento
il bolo più scabroso
che insano indugia sul palato
e dolce si confonde col languore
che papille e cellulite
camuffo nel molleggio post-bolscevico
di questa pancia incline
all'intimo paffuto
scavato nell'addome
che del cibo dischiude la tempesta
l'ulcerosa buriana dello stomaco
dell'ittero svasato che rielabora
segnali di pieno e di vuoto
pulsione concessa all'adipe che mi lega
a questa fame cronica
fino a trangugiarmi corrotto
nelle ricette insalubri
della vaniglia e dello zabaione
L'ingordigia
precorre i condimenti
e masticando mi sommuove e mi precede
per ventresche guanciali e coratelle
pannicoli di un cuore cupidigia
bagordi e vettovaglie di un mai sazio vendicare
gozzoviglio dell'orda crepapelle
che bramosie indica
all'orco dissoluto
che sniffa e sbava per le spoglie ghiotte
del lardo e della carne
per le superbe e succulente glorie
del paiolo sulle fiamme
Vuoti
d'aria
1.
(Emanazione):
Salvo l'arpeggio mistico dell'anima
l'accordo indomito che s'agita
in consonanti e tremule vocali
che nell'armonia s'accerchiano
come i condor alle chiocciole del turbine
Giràli
foniche, volute della piuma
solfeggio che s'aggruma sulla bocca
come un valzer di futili parole
trequarti di accenti e di grafemi
plasmati sul tappeto della glottide
com'ali trasparenti di libellula
che del divino fiore
spargono vibrato polline
santissimo pistillo
ciò che resta dell'intimo giardino
2.
(Cristallizzazione):
Con unghie azzurre e plettri a cattedrale
sotto la cute l'angelo stellare
scava
l'arpeggio autistico dell'anima
che nel mio liuto trasumana e transita
sottomesso
all'entropia del carme
otovortice d'isolata carne
effetto
doppler che dall'epa al cuore
nel vuoto siderale della voce
vermiglio
ruota e raggirato sfuma
ghironda dell'immenso e della cruna
eco
fossile orma del vagito
ciò che resta dell'ultimo bisbiglio
Del
mio guasto amore
1.
Eppur mi bagno
amor di nembo
stracarico di pioggia
febbre d'acqua che sulla pelle scroscia
goccia dopo goccia t'aspetto nella pozza
ardore sovvertito alla caloscia
che viscido diguazza e non si lorda
2.
Eppur ti guado
amor di fiume
scalpello di frangente
furore sciabordante che riluce
di sguardi divelti e labbra alluvionate
convertite all'utero del gorgo
travaglio d'acqua doglia di sorgente
3.
Eppur mi volto
amor di grotta
passione di caverna
che gli anfratti oscuri della roccia
e della terra, esplorando, mi trascino
come un sogno crinito di cometa
che nel buio precede l'innocenza
4.
Eppur mi sazio
amor di pane
profumo del buon desco
respiro bianco a nuvole di grano
croccante e soffice peccato che di notte
nella carne lievita e appena caldo
divorato svanisce a colazione
5.
Eppur ti leggo
amor di-lemma
parola fuori schema
lingua sciolta dell'ira e della pena
che brividi nascosti e fremiti di rosa
per linfa di favella dalla bocca
sempre aperta mi sbrodola maldestra
6.
Eppur ti cerco
amor presente
amor t'aspetto sempre
tra le bombe cadute silenziose
nel vuoto aggiunto dei crolli e dei crateri
veggente prigioniero dei misteri
t'aspetto tra le rose e le rovine
Gemello
lupo fratello capriolo*
Guerriero
circonfuso coscritto disertore
proiettile loquace nell'armeria ventosa
sbreccato da erosione nel plesso mi dirupo
per sindrome cretosa s'impetra il mio torace
e sfiato in frana luce asmatico declivio
abraso precipizio di croci e falcilune
per
cui sicario in pectore vittima e aguzzino
non posso mio malgrado carne midollo e colpa
massacrarmi per destino nel sangue dell'iperbole
nell'osso della truppa costringermi piagato
perché sin troppo fragile è il corpo dell'ignoto
frattaglie sotto vuoto dell'aldilà voragine
che
implode e si dilania configge dall'interno
scritture e sacramenti Demiurgo delle spine
dei rovi dell'inferno sull'isola Moicana
sbrandelli le pupille Matrioska dei serpenti
dei torti e le ragioni mammella della selva
allatta la mia belva ma salva i caprioli
*
(scritta sull'onda emotiva dell'11 settembre)
Stupor
di banditori
Segmento
d'acrocori e spioventi logge
confine di quel filo-siepe che ci avvolge
ben oltre la materia acclusa all'infinito
galvanizzato scorcio stortile e sfinito
mareggio travertino a flutto di ringhiera
che sagomata pinna d'orca betoniera
sull'onda ritmica degli orizzonti quadri
si staglia profilando marmi e caseggiati
lotti di un'asta sempre aperta di coscienza
dove sottace il banditore e senza tregua
rituona un artefatto battere d'oggetti
fantasmi immemori dei cocci desideri
persi all'incanto d'una Cairo occidentale
poco tollerante al crogiolo delle razze
al circo quotidiano promo degli intenti
stupor di folla sperperata sui trapezi
trucco del coniglio che spunta dal cilindro
e spesso mi sovverte oh cuore prenestino
oh micio personaggio amor di mamma gatta
che sottosotto mi sollazza e mi riscatta
e di notte si lascia pure accarezzare
randagia a sette gobbe e coda circolare
Da Di
corpi franti e scampoli d'amore, Lietocolle (CO) 2004
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