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Le colonne immerse
------------------------------------(Che
resti l'Ercole impotente:
------------------------------------le cui
colonne immerse
------------------------------------col sangue
ho rinnegato)
Sale la bruma e spacca
l'ossa
alle brughiere: ventose sentinelle
di rango disumano
digestione di eriche
e ginepri
mirtilli e sterpi
residui cronici di un pasto vegetale
concrezioni d'un
cielo capovolto
eccedenze di muschi e di radici
sul fondo calice del vuoto
e corrono i cavalli
e la canizza sbrana
e i corvi gracchiano dai tempi del disgelo
e il cacciatore arranca
senza fiato rincorre
la sua vita
preda cangiante che del cosmo
si crede l'epicentro
Lucy
1.
Vigilia in luce etiopica
adorna mondi per commedia d'uomini
ricurvi su un proscenio informe della vita:
reincarnando tracce stazioni erette
-----reami a dislocare
-----------che genitrice oscura,
madre irsuta dal cuore indecifrabile
caduta tra le melme o forse un lago
in un cielo risorta all'improvviso
-----di acustici diamanti
-----------allucinati voli
bizzarri idiomi e ciglia a spennellare,
tornando adombra un grembo di sequenza
ad archiviarci in ossa e cranio calibrato
-----ornati per frammenti
canini i denti ed altre connivenze
[
]
4.
Caducente madonna delle ossa
perdona il mio cordone ombelicale
avvezzo a trasudare
------umane screziature
antropiche fratture solchi di safena:
esose mappature della psiche.
Perdona di grazia l'invaso
------limite di salvezza
il furto delle stelle
------da parte della mano
perdona con riserva d'estuario
la strenua resistenza delle cose
------all'occhio che distilla
al moto ondulatorio della lingua
------bacino brulicante
del nocciolo corrente
compreso il logo ed altre supponenze
[
]
Il tratto è
dato
Non muoio a sangue
pisto ed ossa rotte
ma a cauti vezzi e vizi di rimpallo
che gaia incuria e vaga strategia
di lampi prodigiosi disadorno
luce inferno nell'occhio mi strabordo
fomento e supponenza di eresia
dei miei santi non valgo il piedistallo
ma drago di mulino e donchisciotte
sui campi di battaglia
faccio il morto
ramengo oziando in quieta frenesia
lesto sonnecchio e bradipo sfarfallo
tra simboli fuggenti e lune estorte
tra ombre e luci al chiuso riprodotte
burba tempesta in bolla di cristallo
di vento e di bufera scheggio via
che scorpione mi scodo e capricorno
mi strappo delle
corna e a muso inerme
tra le corazze e gli armamenti vago
carcassa appesa al morso della fiera
eunuco consumato a fiamma casta
dal dogma mi distacco per scissione
e sguardo al cielo e membra tra le ortiche
a fior di pelle sbocciano
vesciche
all'occhio s'addolora la visione
pupilla allucinata che sovrasta
sovranità dell'iride frontiera:
prisma dell'essere coscienza-imago
che tutto scinde e carne mi prosterne
In corso di espiazione
1.
Non voglio più lambire incanti cortigiani
talmente vasto regno dell'abbaglio che occhi
bruciano a contemplare stimmate profane
opache stelle d'ineffabile entropìa:
sacrilegio che muta i prìncipi in ranocchi
e si offre di purezza ai sogni partigiani
miraggio necessario alla carnezzeria
di cuori dissennati e miti da sfamare
libero tuttavia dagli
abili macelli
che la grandezza sta nell'essere maldestro
il goffo incantatore del serpente arcano
l'illustre demone che morde all'occorrenza
e nella carne effonde amletico veleno:
in cruda morte visionaria degli agnelli
in scandalosa vanità dell'innocenza
crudele sperpero di vittime al massacro.
Resiste sempiterna
fluttuazione errata
archètipa frequenza non conforme al tono
che vibra per contrasti e scioglie il suo lamento
in singole devianze, mutazioni ritmiche.
È fonte distorsiva che battezza il mondo
si svela al paradosso, dell'assurdo canta
oscillazioni: partiture dell'origine
figure primordiali di suono e pigmento.
2.
E mi sovverto senza norme e direttive
che verbo del potere è voce rutilante
è bocca di sfintere in fondo alle solerzie
che evacua sale divorando pane e rose.
Rivendico salvezze in lingue deflagrate
indocili frammenti in arti clandestine:
con saltimbanco impegno insisto sull'orrore
mi espongo evanescente al lancio delle pietre
che mostro grado
medio introiettato all'orbita
pianeta scenico di lauto amore aggrava
fingendo onore dove l'orda frusta ingorda
e nel civile ossequio all'ordinario abuso
corda e sapone assolve e con distacco avalla.
Ferocia apatica dell'abbondanza cronica
furore dell'ammasso, dei valori a frutto
orgoglio e lustro dell'armata pappagorgia.
Ma tra un'ellisse
e l'altra gravita la luna
lucore visionario in carne di satellite
che ad ogni eclisse rende ansiosa la mia specie.
Invereconda e sconveniente traiettoria
d'astro metronomo delle follie congenite
corpo scisso che varca la galassia ossuta
e inquieto si riflette sull'azzurra crosta
di un'altra terra attesa al fondo della pelle
3.
Sopravvivono brandelli faville d'ombra
sgranati fotogrammi esposti al cielo pigro
sul mucchio abraso delle rètine sdrucite
scarnografie catodiche d'avanzi umani
residuali lampi d'apparenza che sul ciglio
di strade ambite vagano: scintille d'ossa
bagliori della morte scheletriti sguardi
dell'umor vitreo tra le precarie viste
di un occhio che
di lacrime straripa a gloria
d'intrepide rivolte e crude repressioni
che gravido d'amore porfido non duole
scagliato col cervello e cuore scintillante:
sogno sbranato da fameliche illusioni
cometa lacerata a coda transitoria
passaggio mistico che ancora stilla sangue
e di reliquia sboccia: miraggio d'altro fiore
tra le scabrose aiuole
al centro dei deserti
polline che incendia polveri d'un rito
eroso dalla furia del suo stesso oltraggio
cadente simulacro di un pensiero a corte
vermiglia cenere dei fuochi del giardino
luce smarrita nell'intrico dei cipressi
che il sol dell'avvenire imploso all'orizzonte
di schianto illumina la neve nel crepaccio
Genesi
Caos che nasce dalle
fondamenta
vacilla sfrigola e concreto cristallizza
sintetizzando in scopi ignoti un universo
esposto e risoluto che nel guscio
dell'alte forze e delle discipline tribola
Accado nel sottrarmi
o sottostare
a quel congegno lucivago dell'erranza
incanto della fisica compiuta
radice quadra della legge e del disordine
acqua della placenta accelerata
che il nulla mal s'accosta
al pieno che sprigiono
e sono tenebra che
luce inchioda
all'esistenza
e sono il raggio che s'espande
e la dissipazione in sé trasporta
lucerna dello spirito
e della stella rosa
morte impietosa che si fa dimora
Ai posteri l'atlante
Macelli corpi
esposti all'empirico giudizio
ricomposti al ludibrio della scienza
monografia del sano
sindrome gemella in gogna luminosa
su sfondo bianco
alone estorto che
assume impronta
su sindone cartacea
cartina patologica di un altro cielo
che per contrasto
assiste alla rincorsa
di un lampo che traslucido rivanga
il tumulo di carta patinata
il dotto candido
sepolcro
sottile come un foglio:
la marmopagina con epitaffio
Nero di stella
Gorgo di supernova,
antro di luce implosa
recrudescenza oscura d'una vibrazione
che intensa la materia da materia ingloba
come un affanno, un'ansia estrema d'attrazione
utero, abisso, luce eterna che s'infoiba
onda massiva, chiodo della sottrazione
che nero e pervasivo come un vuoto carsico
crudo s'infiltra nel midollo aminoacido
Da L 'ordine bisbetico
del caos, Lietocolle (CO) 2007
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