Del resto non ho nulla in contrario a che mi pensino una specie di lupo solitario uno sconfitto dalla vita che si allontana a sera sulla bicicletta riverniciata a mano, la mia giornata - ma loro non lo sanno - non è finita, ho tutto il tempo di pensare perché mai non ci hanno saputo amare, penso alle scarpe da ginnastica sudate, al sorriso superiore dell'assistente sociale, mi sento uno strano animale che beve birra di notte e il giorno dopo corre al lavoro a prendere le sue botte, penso al taglio sulla guancia, alla mano rotta, alla clavicola sconnessa, e non so nemmeno se la colpa sia sempre la stessa: d'arrampicarmi sugli alberi per recuperare il pallone o sui sogni per non vivere da coglione e del resto non mi presto al dibattito né al compromesso non so fingere me stesso, in fondo il viaggio dell'acrobata è verso l'alto e piuttosto di cadere salto, per questo mi ascoltano i bambini anche se grido, per me non sono cretini, e dunque non ho nulla in contrario, mi pensino pure un pirla visionario con la bicicletta riverniciata a mano: non l'ho rubata è un regalo di chi amo Mi rendo anche conto che se dicessi - vivo in trasparenza - attorno mi si disegnerebbe il cerchio dell'assenza allora devo, senza mentire, arrabbiarmi piano, sorridere a chi continua a finire e raddrizzarmi con poca voglia per ascoltare le sciocchezze, quante, di chi redige verbali pieni zeppi di segreti professionali fingere di crederci, non smentire in silenzio subire la logorrea di tanta gente che non ha capito quasi niente. Basta poco, appena mezz'ora dopo, gli zainetti lanciati per la sala, i passi di corsa su per la scala, la musica accesa e un'altra attesa di cose meno vane: la nuova cicatrice sul ginocchio, la nota sul registro, la stessa faccia vera di Pinocchio, anche quella - in trasparenza - bambino burattino nel cerchio della presenza E MA... E ma... e ma... e ma, comunque... sul treno da Venezia il buffo balbettio di nessun dunque che ridiamo da un finestrino sventolante di luce e sole imitando le parole di un bambino lo sguardo spalancato dietro gli occhiali dietro sorrisi e rimpianti chissà quali chissà quanti perché pietà non la vogliamo chiamare questa sfinitezza di non più amare tu che spii la mia tristezza io che mi scampo a un altro mare soltanto più lontano a un centimetro dalla tua mano Domenico domenica a Venezia quant'è più mio il tuo stupito balbettare e ma... e ma... e ma... e ma, comunque... al rimprovero d'adulto che ha perso ogni amore e per non fare le cose a mezzo l'ha perso ovunque... e ma... e ma... e ma, comunque Si chiama M puntini puntini - segreto professionale - che il babbo la coccolava che la mamma le rompeva biondina furbetta parolina che un giorno verso sera venne con tutte le sue rabbie tutte le disperazioni di una bambina che il papà non l'aveva salutata perché in macchina teneva abbracciata un'altra donna - tette nude... la puttana e lui non m'ha degnata - ... M puntini puntini che mi stringeva la mano io che la guardavo piano non potendo riportarla lontano ancora fra bambini LAVANDO IL PAVIMENTO DI NOTTE Sono la serva che veglia la notte senza pregare che osserva ogni buio senza salvare sono ogni dentro con gli occhi scavati dal bianco dei cenci da un senza vedere il respiro che assale nel buio se torna la voce che storna che apre il pertugio nel cuore che tace che tutta nel petto comprime la luce del mentire finire in un rifugio di specchi i miei anni strizzati come sacchi nei secchi da Il mestiere dell'educatore, Book editore, Castel Maggiore (Bo) 2002 |
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