Del resto non ho nulla

in contrario a che mi pensino

una specie di lupo solitario

uno sconfitto dalla vita

che si allontana a sera sulla bicicletta

riverniciata a mano, la mia giornata

- ma loro non lo sanno -

non è finita,

ho tutto il tempo

di pensare perché mai

non ci hanno saputo amare,

penso alle scarpe da ginnastica

sudate, al sorriso superiore

dell'assistente sociale, mi sento

uno strano animale che beve

birra di notte e il giorno dopo

corre al lavoro a prendere

le sue botte, penso al taglio

sulla guancia, alla mano rotta,

alla clavicola sconnessa,

e non so nemmeno se la colpa

sia sempre la stessa: d'arrampicarmi

sugli alberi per recuperare

il pallone o sui sogni per non vivere

da coglione e del resto

non mi presto al dibattito

né al compromesso non so

fingere me stesso, in fondo

il viaggio dell'acrobata

è verso l'alto e piuttosto

di cadere salto, per questo

mi ascoltano i bambini anche

se grido, per me non sono cretini,

e dunque non ho nulla

in contrario, mi pensino pure

un pirla visionario con la bicicletta

riverniciata a mano: non l'ho rubata

è un regalo di chi amo















Mi rendo anche conto

che se dicessi - vivo in trasparenza -

attorno mi si disegnerebbe

il cerchio dell'assenza

allora devo, senza mentire,

arrabbiarmi piano, sorridere

a chi continua a finire

e raddrizzarmi con poca voglia

per ascoltare le sciocchezze,

quante, di chi redige verbali

pieni zeppi di segreti professionali

fingere di crederci, non smentire

in silenzio subire la logorrea

di tanta gente che non ha capito

quasi niente. Basta poco,

appena mezz'ora dopo, gli zainetti

lanciati per la sala, i passi di corsa

su per la scala, la musica accesa

e un'altra attesa di cose meno

vane: la nuova cicatrice sul ginocchio,

la nota sul registro, la stessa

faccia vera di Pinocchio, anche

quella - in trasparenza - bambino

burattino nel cerchio della presenza














E MA...




E ma... e ma... e ma, comunque...

sul treno da Venezia il buffo

balbettio di nessun dunque

che ridiamo da un finestrino

sventolante di luce e sole

imitando le parole di un bambino

lo sguardo spalancato

dietro gli occhiali dietro

sorrisi e rimpianti chissà quali

chissà quanti perché pietà

non la vogliamo chiamare questa

sfinitezza di non più amare

tu che spii la mia tristezza

io che mi scampo a un altro mare

soltanto più lontano

a un centimetro dalla tua mano

Domenico domenica a Venezia

quant'è più mio il tuo

stupito balbettare e ma... e ma... e ma...

e ma, comunque... al rimprovero d'adulto

che ha perso ogni amore

e per non fare le cose a mezzo

l'ha perso ovunque... e ma... e ma...

e ma, comunque















Si chiama M puntini puntini

- segreto professionale -

che il babbo la coccolava

che la mamma le rompeva

biondina furbetta parolina

che un giorno verso sera

venne con tutte le sue rabbie tutte

le disperazioni di una bambina

che il papà non l'aveva salutata

perché in macchina teneva

abbracciata un'altra donna

- tette nude... la puttana

e lui non m'ha degnata
-

... M puntini puntini

che mi stringeva la mano io

che la guardavo piano

non potendo riportarla lontano

ancora fra bambini















LAVANDO IL PAVIMENTO DI NOTTE






Sono la serva

che veglia la notte

senza pregare

che osserva ogni buio

senza salvare

sono ogni dentro

con gli occhi scavati

dal bianco dei cenci

da un senza vedere

il respiro che assale

nel buio se torna

la voce che storna

che apre il pertugio

nel cuore che tace

che tutta nel petto

comprime la luce

del mentire finire

in un rifugio di specchi

i miei anni strizzati

come sacchi nei secchi










da Il mestiere dell'educatore, Book editore, Castel Maggiore (Bo) 2002