da Un vecchio profeta





il mondo è qui per terra

nelle ansie nei rumori

gli embrioni utili mi piacciono

con tutto l'egoismo della terra








i bambini amano il bagno di carne

le loro coscienze spalancate

sono liberate e accese.

Le strade di metallo mescidato

incrociavano vette d'azoto

e residui puntellavano

l'esosfera










Resilienza


paura che il rapporto crepi, si sfaldi

nei nuovi desideri, alibi gelidi.

I bambini affrontavano i contrasti,

sfrontati e proiettati petali

velluti elastici imprecisabili

schiudono le scie e le cancellano









la libertà è dei bambini sulla pelle

nell'odore dei loro brevi sudori










i genitori si sono persi

nel vuoto degli avi

i figli sono semi immensi introiettati

e il vuoto è un pericolo eterno.

I figli dei figli sono mostri a sei facce

asciutti esaedri nominali

i dissettori proiettati









i figli osservano i capelli delle

donne, distese inesplorate avvolti

flutti. Non temono, chiedono la

carezza; alcuni affondano altri sono

inebriati









"No, fuggi di casa, va' fuori
e respira profondo, ché fuori le solite cose,
smog, ubriachi, tanfo di réclame,
telecamere occhiute, sono a loro modo un sollievo".

Hans Magnus Enzensberger










Le scale sotto le scarpe le senti

con tutto il corpicino. Fuori vento

e il tuo contatto è una carezza. I piedi

sui pedali, la macchina sul viale.

Nell'aria accesa sentiamo un odore

rancido, siamo scesi, siamo in strada.

Le buche nell'asfalto e i cartelloni,

le tue mani sono petali e aria.









Il desiderio d'incontrarti adesso

capace di risolvere la scelta

d'ogni mio spostamento.

I tuoi occhi, il colore, le mani,

il tuo corpo

mi fanno ripercorrere

lo stesso viale.

Lo scorcio urbano

è una nuova fioritura.









E' vero hai dato retta al tuo bambino

conducendolo, mano nella mano,

ai giardini e lasciandoti condurre.

Poi seduto a osservare dalla panca

nel parco, un brivido; inizi a tremare,

a stento percepisci la tangenza,

la corda che ti lega a quella vita.

Tu possiedi quest'unica potenza,

gli puoi donare il tuo innamoramento

e, mano nella mano, tutto il tempo.









Il poemetto di un uomo di mezza età



A un passo dalla vasca



"… incendia lumen
praebebant aliquisque malo fuit usus in illo".

Ovidio, Metamorfosi, II, 331-332









Ascolta il lento e lieve sciabordio

delle acque sulla vasca. Adesso basta

sciaguattare - un risciacquo e via - uscire;

già, perché a parte l'essere aggricciato,

raggrinzito per l'umido ammollarsi

(sarà un'ora), ormai è sera. Nera clicchi

l'interruzione del buio, la vasta

usanza che la stanza brilli elettrica.


In sostanza la luce è accesa, vedi

come brilla la carne sullo schermo?

è merito di un filtro ineccepibile.

Quanto a noi non c'è dubbio stiamo qui

piagnucolando solite miserie

vergogne calcoli grigiori carie…

è noto cambia il tono della posa;

nudi più della canalis… del poplite.


Stiamo dietro la soglia ad orecchiare

voci consuete dal televisore.

L'irrisoria ambiguità dello spot

campari mixx o l'iperattivismo

dei bambini abitini chicco. Gesti

mescidati concreti, inopinati.

Torniamo giù, la mente sgombra, spento

il piccì, pub al centro, berci su.










Parlare poi berciare nonché infine

biascicare delle ultime vicende

durante l'intontito assorbimento

di birra al doppio malto: - "… sì, quei sacchi

di iuta con la sigla USA al centro…"

- "… qualche granaglia la questua post 11".

Intanto l'occhio cade sulla fronte,

macchie impreviste nello specchio al neon.

"… 'ste macchie?! c'è una causa cui associarle?

saranno forse vecchie cicatrici,

residui d'acne, erosioni cutanee

svaporate col tempo… non mi mangio

schifezze da un bel po'… casomai l'alcol..

troppo presto… lo shampoo.. quale shampoo?

pantene elvive e tutte le inconsuete

vitamine.. mo' sembrano svanire…

… adesso sì che è buio pesto". Voci

vanno sfumando fuori dal locale.

Resta la luce di radi lampioni

a illuminare a tratti le tue labbra

già brillanti di lancôme. Per un bacio

cosmetico e impiastrato sempre è lecito

desiare. Poi assorbita la tensione

assaporarne il chimico ricordo.


"... e quella bocca
già tanto desiata..."

G. Leopardi, Consalvo 67-68


















"Chi mette il piè su l'amorosa pania,
cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale".

L. Ariosto, Orlando Furioso XXIV, 1.










La voglia inestinguibile trovare

e il necessario sforzo e la tensione

di mantenersi desti in questo mondo.

Tornare a casa e nella tesa rete

sostare con instabile equilibrio;

che ridere le maglie accese in pixel,

tiscali wind e libero cacciare

nella muta illusione ormai impaniati.


"… ecco augel nuovo
a cui non tesi, e ne la rete il truovo"

L. Ariosto, Orlando Furioso XIII, 33.





















Oltre ogni previa misura invischiati,

è vero, ma d'enorme multiforme

materia in corpo umano particelle.

Venga allora il silicio che in molecola

straborda. Sta qui l'ulteriore vita

che nel corso dei secoli discuti,

come il solco profondo della ruga

s'invecchia finché il bisturi l'incide.



Perdonate l'ennesima chiusura.

In breve: ci si rivede tra breve,

aspettami colà dove si puote,

al noa men che mai, semmai a un pub

meno fichetto, più schietto, laddove

la birra scorre e se una pinta casca

in terra sfracassando il vetro in mille

rimbalzi non spoetizza la clientela.


Ci sta una cameriera tracagnotta

disposta con pazienza a ramazzare

ogni frantume vetrigno. Si va,

me ne vo, lascia i soldi e scappa. Dove?

ma sempre qui sempre in città, in auto

dove m'aspetta in veste mondadori

montale denso, in bianco un sacerdoti

vende vento a me esitante tu po.


- "… danno signs all'apollo del regista..

.. sesto senso", - "vedremo che c'aspetta".

Sul posto un cataclisma di persone

tutte in corteo anche noi con pazienza.

Qualche naso riplasmato, del piercing,

facce note, le oblunghe obtorte obese…

i miei capelli lisci unto-sebacei,

tre brufolacci t'ornano lo zigomo.

- "due biglietti", ringrazio - "prego, dodici

euro", costa un po' meno giù in provincia.

In quarta fila è dura ammortizzare

il surround… il rumore che però

in nova auricola tosto s'attuta,

per il ridotto padiglione. Fine

di un film sugli alienati che si alienano,

noi scuciamo opinioni sul ricambio.


Tra un'ora sarà buio sulla Cesare

Battisti. Già riverberano fievoli,

sugli stinti palazzi edificati

appena dopo il terremoto, i raggi

del sole. La solerte percorrenza

dei motori incanalata in cortei,

teorie di fanali e parabrezza,

torni a casa in questa sera d'ottobre.


E adesso un po' per me un po' per voi.

Coordinate: il cesso nella casa.

Il liquido schiumoso in vasca senza

idromassaggio, il cavo scaldabagno

che svuota il suo licor. Ah l'acqua calda

dove sta a galla quest'umano corpo…

e per cosmetica magia s'immerge

l'ippopotamo, riaffiora la papera.

 



da Il laboratorio, Lietocolle 2004