Perdita
Cerco il conforto di una parola
perché in tua presenza scompaio,
subisco uno scompenso per averti
per raccogliere il fiato e consacrarlo
alla tua immagine,
al desiderio di stare in disparte
e offrirti la mia pelle
e ad ogni movimento delle dita
che fanno per avvicinarmi;
è vero che essendo perduto in te
desidero la superficie, la crosta del respiro
che una volta spaccata espone l'aria,
allora l'aria del tuo volto andrebbe accarezzata,
iniziata al possesso di te
che sei ossessione eterna,
la parola assente ,
la chiave che chiude
il cerchio e lo dischiude
infinito
*
L'Incontro
E quando accarezzandoti i capelli
lessi traccia delle dita
impressa sulle tempie
il tuo profilo annunciava l'incontro.
Accade in questa stanza il nostro amore,
nei gesti semplici e infiniti
come quando appronti il letto, lo copri
stendendo la coperta per pudore
ed è il nostro mare, i sospiri,
la cura vicendevole di dita,
esordio del nostro abbandono.
Toccarci e divampare.
Mi sei dentro
hai aperto il varco
la mia pelle è l'acqua
di un lago proverbiale
nell'attimo in cui il sasso
penetra la superficie,
il tuo sesso è spina
che spacca ogni difesa
e difende il calore,
il liquore bevuto
rituale più del battito del sangue
l'unione dei nostri spasmi,
cortocircuito della materia
un'irruzione sotterranea.
Accarezzo i tuoi capelli
l'impronta si stende sulle palpebre,
il rilievo del globo
raccolto nella conca,
il sangue rallenta il suo giro
con l'orecchio poggiato al lenzuolo
sento te cadere nel sonno.
*
Dell'Amore (o dell'Uomo)
Lei dorme al mio fianco,
è con lei che calme cure
spiantano i fragori della mente
e i fremiti s'istradano epurati
educati nella nuova
e antica prospettiva della casa.
Carcere e dominio
o la rinuncia che annunzia
desideri viscerali
di chi, sfibrato dalla storia,
non confida che in generici ancoraggi,
timori vegetali
posati dentro noi,
accanto, al fianco
delle nostre distruzioni.
© Gianluca D'Andrea
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