Era settembre


Morì quel giorno l’estate.

Si spense nella gazzarra

delle ultime rondini,

nell’acqua del tuo sguardo remoto.

Ai vetri una tristezza nuda di rami.

Con un gesto

hai reciso il filo dell’aquilone,

a un cielo che scendeva veloce

costretto le ali grigie

dei tuoi pensieri,

intrecciato i silenzi

al torbido volo

d’incartocciate foglie.

 

Era settembre

e si torcevano alberi nel vento,

le tue ali di farfalla

- lame a scoscendere

il cielo martoriato dell’infanzia-

aperte sull’orlo scabroso:

l’attimo

dove negandosi

a volte la vita si afferma

e ricomincia immensa.

 

Solo

 
Ti basterebbero un segno

il fruscio di una parola

o la curva

di un’inaspettata primavera

ad appianare le rughe

di un giorno nato già vecchio,

a rimarginare i tagli

le bruciature della luce.

 

Ma qui viene solo

un chioccolio di fontane nell’alba,

lontano, il suono triste

della pioggia sui platani di settembre.

 

Ti lasciano

un’acqua tenue di memorie

 

quel che resta della pioggia

trattenuta nell’arsura delle mani.

 

 

I crepuscoli

 
Le vette i ghiacciai innevati

rutilanti al sole.

 

Un volo basso di rondoni.

 

Stanchezza delle parole,

un groviglio grigio le strade

i pensieri nell’alba incolore.

 

Dei pendolari, i volti

chiusi nel sonno.

Solo un riflesso metallico

ai vetri sporchi di un bar.

 

Fuori un vecchio, seduto,

la fronte poggiata al bastone

le mani come fiori seccati al sole.

Pensa forse alla moglie morta

o alla vita, forse a nulla.

 

Poi alza il volto e in un folto d’ombra

solo suo, straniato, si leva e lento

s’incammina verso il giorno.

 

 

Sguardi

Hanno sguardi le finestre che parlano

di vite scorse tra cigolii di cancelli

e occhiate fugaci nello specchio, e

della stanchezza dell’ora

che si fa tarda in ogni passo,

del vento che dalle fessure

sguscia silenzioso e sfiora

(indovina i vuoti)

le rose di plastica nel vaso azzurro

e le tazze sbrecciate nell’acquaio,

il sonno del gatto sul divano a fiori.

E voci, abbarbicate alla luce

e mormorii d’ombre

in cornici di silenzio alle pareti.

 

E hanno sguardi le finestre

di caminetti spenti e cenere

di tende che si gonfiano piano

di indumenti sui letti sfatti:

confusione di tracce

per la memoria del vento.

 

Poi la pioggia, ai vetri,

a cancellare gli sguardi

 

-         e il volto assente delle case.

 

 

 

Il ritorno dell’innocenza

 
Nell’attimo tra la veglia e il sonno

 

il fragore del torrente tra i sassi

un orologio senza lancette

le corse nel bosco intagliato nel cartone

le ali piumate di un angelo

un’acquata di marzo

e le arance di natale.

 

Noi, nell’aria fiorita

di un mattino di maggio.

 

Le more sui cespugli

e le favole della sera,la luna.

 

Frammento sospeso

        - il ritorno dell’innocenza.

 

Nell’accostarsi

             delle ciglia

                          lo perdi.

 

 

 

da Volo di terra, Lietocolle  2004