fabrizia
ma quale "mama non mama"
che poi finiscono i petali
e restano flaccidi steli
che lo dicono con i fiori.
noi ci si sgomita nell'inviolabile
ci si sgomitola
ci si versa.
ci si viceversa.
amo perchè prima di annientarmi
chiudo a chiave le palpebre
per fare buio e non ungerti.
l'aorta del mattino ha l'orto in bocca
quando sbarchi sulla terra inferma,
sul suolo del mattino intonso e aspro,
del nuovo foglio del calendario
splendide hawaiane dal sorriso colloso
ti mettono al collo ghirlande di fiori
e ti baciano,
con fare,
lo scoprirai più tardi,
sarcastico.
la marmellata delle valchirie.
finchè le ossa tengono all'ammiccante
smania di polvere
ci è dato sapere q.b.a.
disporci diligentemente negli spazi previsti
ed ivi, dopo un po', andarcene.
Self-made-man
Oh nanista,
rispetto il tuo disprezzo per i rituali di conquista,
la palla vuota che trasforma il bisogno in voglia,
l'orgogliosa autosufficienza individualista
che a dispetto del moralista,
rende altruista,
senza provocare balbuzie
o pregiudicare la vista.
Oh nanista,
canto le eroiche gesta,
l'autarchia indipendentista,
di chi per San Valentino porta fuori a cena
la sua mano destra
e/o
la sinistra.
maxischerno
Non ci sono orde di barbari: la guerra è civile,
educata
e stermina in punta di forchetta.
Un eccellente servizio di drenaggio
sparecchia di tanto in tanto commensali,
pescandoli da un mucchio di cadaveri.
l'estate sta sfinendo
(esterno spensierato, dalla radio la solita bava estiva, premasticata
e sciapa, coppiette scoppiate si scoppiettano vicendevoli foruncoli)
L'afonia che reclama, a ragione, lo sventolio del mare,
giace molliccia sventrata di lungo da siglette, urletti,
palleggiare squallido e poco assorto di racchette.
Dal ghigno della carne che sotto i tatuaggi invecchia aggrinza e ridacchia,
alle carni da tornio sfavillanti olii (ma ne touchè SVP), la rigorosa
dieta di dietrologia, nulla di scosceso o profondo preserva dalla decadenza
non solo della carne ma anche dello spirito; il respiro contratto contrito
non nel bestiale urlo dell'inverno, ma nel petto in fuori panzetta in
dentro. Le ragazzete affusolate reclamano spensieratezza e leggerezza,
dopo gli amletici dilemmi di Jerryscotti e le lacrimogene fiction del
repertorio d'inverno.
Ovunque uomini che non devono chiedere mai, né chiedersi niente,
si tengono in forma, la sostanza già fa mosche e miasmi, spolpata
marmellata abbandonata in autostrada (un vero successo la campagna di
insensibilizzazione).
Il cielo ampio e clemente, il mare una cuticola di scarsa significazione,
surfata da urine di untillimi bagnanti.
Da attenta analisi non risulta esserci un solo worst seller
in tutta la spiaggia.
fendinebbia
C'è poco da fendere la nebbia, dietro quella polvere gentile, molto
meno impalpabile, c'è uno schiaffo: città, e dentro case,
e dentro cose, proprietà e violenze private.
C'è lavoro che uccide e mutila e tutto divide e impera e che la
tetra e sinistra gioventù della sinistra giovanile invoca autolesionistica
come un diritto (folla folle e diligente) nell'incredulo stupore della
classe dirigente. Ci sono traumi e dilemmi su che scarpe abbinare alla
faccia scura, staccata da una gruccia di notte minuscola, c'è fretta
rabbiosa, scandita da polsi ammanettati da proibitivi movimenti svizzeri,
fretta che con rapido gioco di finte e di gambe seziona la folla la dribbla
e la segna - a vederla dall'alto- come una vena. Non odi greggi belar,
né trams sferraglianti, tanto ne odiano e mugugnano a voce alta
i budelli griffati, l'interiora pendolari e pendolanti di quelle casse
da morto arancioni su pavè di lapidi sdraiate, col loro carico
carico di
carcasse.
Lì, tra sinfoniette dada per suonerie di semprepiùminitelefonini,
si pubblica l'opinione pubblica, per celare palesi carenze di opinioni
private.
È pieno di gente,
ch'i' non avrei creduto che morte tanta n'avesse disfatta,
è pieno di gente e non c'è anima viva.
CAMPI D'AUTOCONCENTRAMENTO
Birre analcoliche, caffè decaffeinato e sigaretta senza nicotina,
il ciccione al tavolo accanto si sballa. Probabilmente ingurgita roipnol
alla mattina, valium alla sera e confessioni alla domenica: la coscienza
è a posto. Il profumo denso e appiccicoso della sua signora ha
da tempo trasformato il mio rhum secco in sherry e la mia faccia in una
smorfia collosa che non mi preoccupo di nasconderle. Dal ronzio soffuso
in cui ho imparato a ridurre l'osceno vociare di fondo s'affacciano spinte
da urlata convinzione piccole epiche bibbie da risvegli su baratro: qualcuno
non è razzista però i marocchini
qualcuno è
contro la pena di morte però per i pedofili
. Altre coscienze
sono salve.
Che si stia forse realizzando il regno dei cieli?
IL BENEFICIO DELL'OVVIO
Non prevedo un lieto finale da casalinghe alcoliste, anonime e depresse:
in accordo con le leggi della fisica un corpo lasciato cadere dall'alto
produce un unico suono simile a Sblaschhh sul cinico marciapiede, con
conseguenze spesso assai gravi (da cui "forza di gravità")
su postura e abbronzatura. Eppure sono uscito dal solito cigolio della
solita porta, da quell'uscita di sicurezza da cui tanto spesso fuggo quando
il corpo diventa lamiera rovente e quello che c'è dentro (spirito?
Anima? Budella? Budino?) non si può muovere né starnutire
né appoggiare ai muri quando troppo stanco per mantenere la corretta
posizione eretta. Era la solita porta, ma mancava la solita scala. "te
lo sei meritato!" mi urlano dall'ottantesimo piano. Neanche li conosco.
"Già che scendi mi porteresti giù la spazzatura?",
ironizzano al piano di sotto. "vai piano o finirai col farti male",
ancora più in basso. "ti fermi per un tè?" , "grazie
ma vado di fretta", mi trovo più affabile del solito, ricambio
saluti e congratulazioni, sorrido alle macchine fotografiche, mi pettino
mi sbarbo e mi trucco sperando nell'incontro della vita, "ti aspetto
da basso" le dirò e saremo stati per sempre felici.
La sinistra è ottimista la destra perplessa io beneficio del non
dubbio dell'effetto dell'impatto: più di un osso rotto qualche
dente scheggiato l'alluce vicino al lobo, lo sguardo perplesso, un tripudio
di proteine con faccia di gulasch.
DISFATTA (LA SCIENZA ESATTA)
Quando la malattia che ci portiamo appresso dall'infanzia regredisce in
salute nel tripudio di medici genitori professori educatori e sacerdoti,
si appende l'anima al chiodo e da vili ci si ritira dalla disfatta, lustrandosi
e facendosi belli nella speranza di salvare la faccia dall'infamante sconfitta
con un "onorevole" armistizio. Io mi sono inchiodato al tavolo
da gioco con una misera coppia di effemminati e male armati Jack e tutto
l'arrogante coraggio e la faccia tosta di chi si è rivoltato come
un calzino per leggere sul fondo "best before end". Faccio ancora
un giro di campo, a raccogliere il silenzio della curva deserta, voi andate
pure, chiudo io lo stadio dopo il calar dei riflettori, quando è
veramente sera sul campo di pallone.
"un diamante è per sempre,
certo tesoro,
certo amore,
ma ne converrai con me
che anche una fucilata al cuore
è per sempre"
mutualistico amore
a immagine e somiglianza della morte,
diglielo con un fiore,
ti risponderà con un bastone.
Sulla linea di arrivo
Superman è più veloce di Luce
ma il vincitore è Amore.
Osti e poeti
si nasce
E io bevo senape e acqua
E non sorrido ai clienti
E i miei versi sono smorfie
il dizionario spogliato d'autunno
sugli alberi i suoi fogli migliori.
Senza il minimo galateo della poesia
I gomiti sui tavoli dei verbi
Versi delicati declamati
sbiascicando col boccone in bocca.
Ma meglio imbrattarsi di cattivi pensieri
Che compilare moduli e questionari
Congratulazioni necrologi
Critiche
Elogi.
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Fischiarsi dal loggione
andarsene a metà
-------------del proprio monologo
suggerirsi sbagliato
imporsi con la forza la pace.
Farsi insoddisfarsi dissolversi disfarsi
prendersi la coscienza a morsi
per non provare i rimorsi
--------------dell'addormentarsi.
riempirsi fino a rovesciarsi
trattenere il fiato, ridere, mangiare
fino a soffocarsi.
cadere ad ogni battito di cuore
e a quello dopo rialzarsi.
l' io
(sempre ammesso che sia mio).
da Un picnic sul Golgota, Ass Cult Press, Pistoia 2002
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