Diventa infinito il verbo che non si coniuga
entra in ogni cosa
va via nel nulla.
Mi sposo con lui
vado dove mi porta
senza pronomi.
Sulla carta scivolano fantasmi
vogliono terra e corpo
versi sicuri netta sintassi.
Tenaci nelle fessure
tra parola e parola
- pezzi di cielo o di abisso
azzurri e neri di lontane pupille -
come in un'ebbrezza si affacciano.
Con un colpo di ciglia o di penna
recidere visibile e invisibile
dichiarare guerra nel mezzo
stare all'erta -
armati, non fare armistizio.
Che cosa è cedere?
Dimenticare? Annegare?
Dall'acqua mi giunge
questa parola bianca
che sporco nel cammino.
Datemi la mano, folli morti tenaci
miei lettori reali.
Io, l'ipocrita che vi assomiglia
in ogni attimo aggiunto
in ogni virgola omessa
in tutto quello che ho lasciato andare
senza correzione e giustizia;
mi metto nei buchi delle parole
nelle pieghe del fiato
in tutti gli strappi
della voce
e torno tra voi ogni momento
a dire di me.
Ho fretta. Lasciatemi parlare
con mezzi terreni di basse altitudini.
Si fanno fitti i margini
strette le cose e i gesti
e tutto può tacere in un attimo di distrazione.
Ho fretta. Parlate voi
che avete lungo il fiato.
Vi sento a fianco se inciampo
sbaglio porta o camicia
mi dolgono le ossa e i nervi.
Vi ascolto nel mio corpo
più lento
e i versi mi colano dal naso
e tutti gli enigmi li fiuto nei musi dei gatti.
Guidatemi la penna
che nel dolore voli fluttui e torni
qui ancora a conficcarsi.
Non chiedo non desidero.
Apro finestre e mani
indosso scarpe più
morbide
dormo con gli occhi socchiusi.
Guidatemi fra cosa e
cosa
nell'aria e nel foglio
invasati di follia.
da La Follia dei morti (Campanotto, 1993)
L'arte di non pensarla
Spostando una sedia o una virgola si torna
nella pelle selvatica come negli abiti stagionali
(è la lezione dei climi variabili):
lei si sposta da un'altra parte.
Oggi ad esempio non ho voglia di morire,
non so perché, forse oggi il mio cervello ha humour
le butta addosso una testa d'asino
le appicca fuocherelli insidiosi.
Mentre brucia ficco gli occhi nei suoi che sgusciano
via e anche i miei se ne vanno di là e i pensieri
sono tutti laterali, non hanno voglia di esserci.
Visioni e illusioni
la coprono di ghirigori.
C'è chi pensa che cambiando spesso registro
non si è seri. Verissimo. Si comincia a passi pesanti
per poi stornarsi, si apre la lotta con verità secche
si finge di chiuderla con finti fiori.
da Notte alta (Book, 1997)
--------------------------------------------------------a
mia madre
Una domanda non ha mai risposta
solo fine.
Ti raggiungerò nel tuo nulla
il mio e il tuo di nuovo insieme
ma questa volta al buio.
Noi due non nasceremo più
l'una nell'altra - madre e figlia -
a specchiarci nella nostra luce grande.
La tua
m'inventava i colori
animali alberi e mare
- quello che senza nome
e forma
viveva già nel
tuo grembo
cullandomi oscuramente.
Dentro di te ho saputo
lo splendore di non capire e di essere
la gioia del respiro e del sonno.
Questo non lo seppellirò con le tue ossa.
Se scorre nel mio corpo
scorrerà fino alla fine
perché tu viva ancora un po'.
Nulla di te deve andare perduto;
e spolvero gli angoli di casa
i mobili accarezzo
bagno piante
guardo lune
e ho cura di me.
da Gioia piccola (all'antico mercato saraceno, 1999)
Dove sta il ricordo
in quale casa
in quale mattone
neurone cellula fibra
appare
appena raschio l'intonaco
ombra tagliata di striscio
e non parla italiano
nessuna lingua di padre o madre.
***
Vorrei cambiare vita
abitudini faccia casa stile
in poche parole: morire.
Ricominciare
con uno scarabocchio stupefatto.
Aiutami a comperarmi abiti nuovi
aiutami a truccarmi di versi mai scritti.
***
Impazzisci, impazzisci -
è una questione di millimetri.
I pensieri sotto il respiro
l'occhio sottoterra
non resistono più di tanto
- se ne vanno.
Che aria tira nella mia nicchia
nel pianto
tra le parole terapeutiche
che aria c'è?
Voglio un luogo di pace nella mia pelle.
Nessun luogo è beato - mi dici -
si tratta solo di scegliere tra inferni.
***
Làsciati andare
spegni la luce
andare dove
dove si va
dopo l'ingresso nei sogni?
Qualcuno veglia ferocemente
o è solo un velo appena mosso.
Non si sa.
Anche i sogni si aggirano
in prigione
anche le stelle.
A volte le parole comandano
tra loro si parlano
strappano dalla testa grovigli
e se ne vanno sfondando buchi
- piccoli universi
dove stavo prima di loro.
***
Portatemi via conducetemi disse alle parole
che la attendevano scalpitando davanti alle porte spalancate
e chiuse gli occhi
e partirono verso un'altra lingua che non si poteva raccontare
o raggiungere,
forse solo dentro il sogno di un cane.
***
Se avesse un dono
per strisciare biscia a terra
amore avesse come a piedi nudi si va
verso un tempio o gli uomini
Dio avesse
follia avesse
voragine nello stomaco affamato di esistere
esistere anche nel buio con le labbra morsicate
(ricorda solo scene d'infanzia come sogni)
avesse il dono della realtà
e volesse incendiarla
non lasciarla mai illesa, mai in pace
quando era viva con la sua prima parola
la sua prima poesia la sua prima morte
e non così lontana
fatta insensibile dalla malinconia
in una stanza riscaldata.
***
Dobbiamo avere dignità
- perché si parla solo coi morti i folli gli spiriti delle cose
balorde e inutili -
la muta dignità degli animali morenti.
Così si dissero quella sera
incoronandosi re e regina
davanti alla notte.
da L'altra (Manni,
2001)
Le stelle
Ama le stelle
perché s'inventa le cronologie
tra astri e uomini, chiude gli occhi
e vede nel suo cranio una scintilla
un punto lontanissimo forse
tra collo e nuca
- l'origine?
Se il desiderio nasce da un cielo vuoto - pensa -
è insaziabile la malinconia.
Si ricorda che da bambina inseguiva lucciole
voleva toccarle, metterle in bocca.
Si affaccia ancora al balcone
in certe notti illuminate dalle stelle:
le ama senza più fame di sapienza.
Gli animali
Ama il cane il gatto gli animali
perché il mistero ama
delle creature vive che non parlano
e stanno accanto
sapendo solo guardarci legarci
nell'unico abisso
di una storia senza la storia:
i loro grandi universi ama
ignari della mente rovinosa
degli umani
la divinità irraggiungibile
- orgogliosa -
fatta di pelo e piume.
da Disarmare la tristezza (Dialogolibri, 2003)
Santa Maria Egiziaca
---------------------------------------------------------Tintoretto,
Scuola di san Rocco, Venezia
Calmo e chiaro è
il mio libro sono sola con lui
mentre fremiti d'alberi e ombre si insinuano
tra abiti e pagine e sento
la seta del foglio e dei riccioli sciolti sulla tempia.
Dove sono?
Nella casa sicura del libro o in questa ardente
inquietudine se ora
tutto brucia bisbiglia d'oro e di rosso se ora
questa luce strana entra nella mia carne
e non posso più leggere: se ora
i confini si disfano senza interrogarsi.
Don Manuel Osorio de Zuniga
---------------------------------------------------------------------------------Goya,
Metropolitan Museum, New York
Ero solo nella mia stanza, accarezzavo i miei tre gatti, facevo passeggiare
la gazza che con un filo
tengo legata alla zampina (quando la libero devo fare molta attenzione,
i gatti la fissano), ero contento anche se l'abito mi stringe la vita
e le scarpe mi danno fastidio quando cammino. Poi, tutto a un tratto,
entrano, restano immobili di fronte a me. Cosa vorranno?- mi sono chiesto-
e chi è quel signore un po' strano, che continua a guardarmi, a
scrutare me e i miei animali? Ne avevo quasi paura, volevo scappare. Ma
tutti, tra vezzi e moine, mi dicono di non muovermi, di fare il bravo,
perché quel signore, quel forestiero che continua a guardarmi e
a nascondersi dietro una tela, deve farmi il ritratto.
Gli occhi sbigottiti, capelli lisci e pettinati, eccomi con la gazza e
i gatti, davanti a voi, vicino alla gabbia - chiusa - dei cardellini.
(Però qualche volta, mentre i gatti dormono, io la spalanco per
vederli volare intorno.) Quel signore che mi guardava tanto e tutti gli
altri se ne sono andati, la porta si è richiusa e siamo più
soli di prima.
E anche voi che cosa volete? Perché ci guardate e non ci fate uscire
di qui?
Riva del Mediterraneo
------------------------------Isaac
Levitan, Galleria Tret'jakov, Mosca
Ti ricordi il piccolo gabbiano
si discuteva di Baudelaire
e di chi sempre è colpito a morte
quando tenta di alzarsi un poco.
Quel gabbiano volava
senza la superbia dell'aquila
che sente della montagna
la verticale euforia, lui invece
sentiva il mare e la terra
che dopo ogni volo lo aspettano.
Questo viaggio a metà
un po'prima della poesia di Baudelaire
(che non si accontentava di gabbiani
ma parlava di albàtri troppo grandi
per non avere sogni d'infinito),
tu ricordalo sempre - breve com'è - e pensa
ai suoi pochi, grigi colori, e a me.
da Siamo appena figure (GED, 2003)
|