Autoritratto diurno




Chi sono adesso?

Mi appoggio allo specchio del bagno:

l'acqua del rubinetto

non mi sveglia né riaddormenta:

sono una ninfa triste con le occhiaie.

Nel muschio della doccia schiuma

tornerò a fremere al flauto di Pan

profumerò di sandalo e albicocca

saprò attaccare e difendermi.

Ma non devo scambiare il trattamento:

per il giorno, la crema giorno

la crema notte, per la notte.

Sarò giovane, domani.

Che cosa disse la colomba

volata via per sapere notizia

e tornata nel buio senza nulla nel becco?

Ah troppi pensieri laici mi comandano

mi dicono che i sogni sono trash ma

gli occhi dei bambini e dei cani

ancora mi sorprendono di fronte

senza diaframma.

Tutti i nulla mi assediano

picchiando il mio stomaco intontito

e io li scaccio dagli occhi

li spazzolo dai jeans.

Resto con chi mi fissa e succhia:

la schiena si fa lisca di pesce

coda di sirenetta

la testa

fumo di calcina.

Navigo la scia

di nave non salpata

respiro la mia aria

immobile di ciminiera.


Ditemi chi sono adesso.















Autoritratto notturno



Mi vedo uscire sul balcone di notte

guardarmi in giro: non cerco nessuno.

A sinistra la massa scura del monte Fasce

a destra il mare nascosto. In mezzo

qualcuno si china sui gerani li bagna e il cielo

è fotografato, sfuma le nuvole al posto

delle rughe delle occhiaie.

Non grida nessun animale sconosciuto.

È nuda o vestita come vuole la notte?

Le sue ossa si assottigliano la figura

si riempie d'aria mentre i gerani occupano

tutto il balcone, sono molto più rossi, e brillano.









da Autoritratti (inedite)









© Lucetta Frisa