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POESIE SPARSE
SCRIPTA VOLANT
Non le parole nude resteranno
ma il labirinto di rughe del tuo volto,
l'arrampicarsi degli occhi e delle mani
sullo specchio del tutto.
I tuoi pensieri non sono voce
ma corpo mio.
E non nella memoria vive qualcosa;
è nei sussulti dei sensi che rinasce
ciò che da sempre non sappiamo e siamo,
l'insegnamento involontario dei sospiri
le cicatrici riaperte ad ogni notte.
Il resto è un cimitero di ricordi:
tombe bellissime.
Questo di te resta nell'eco.
Quando dicevi, senza dire, senza saperlo,
col tuo sistema unico di macerare
pagine intere, arricciolare gli angoli
e scegliere il luogo in cui riporre il libro:
"Strappa dalla parola quanto c'è d'umano.
Fanne pane. Di quanto ne rimane,
di quanto tace,
sangue."
COME SERENI
Potesse la neve mangiarseli tutti
cappotti impronte ombre
e lo sferraglio discreto della filovia
nascondere il funebre teatro
dei ricordi, memoria mobile
di ciò che non accadde
potesse riempire anche quel vuoto
quel buco nel cuore del passato
non solo di parole, dargli un senso
una temperatura eterna simile allo zero.
E invece non muore la memoria
sono io che mi consumo a poco a poco
sulle strade di sempre:
----------------------lo vedo
negli specchi degli altri, nei miei laghi.
Potesse la nebbia ingoiare per sempre
voci parole facce che tornano, la strada
via via che scorre alle mie spalle,
questo silenzio ululante
tutto questo passato e tutta
questa lombardia.
WE ARE THE CHAMPIONS
(a Milo De Angelis il 16 maggio 2002)
La lucida creazione del perfetto
l'estrazione improvvisa dal possibile
di un gesto, l'unico esatto
una torsione rapida sul piede interno
subito dopo lo scatto
come scagliare un verbo, spogliarlo dell'eccesso
farlo planare verso l'unico punto
plausibile del verso, volare là, nel sette.
E tutto intorno le stelle filanti dell'epica...
Tutto ciò mi somiglia qualcosa di te, di tempo fa
ma il gol di ieri sera
di Zidane,
oh Milo l'avessi fatto tu!
PICCOLO LIBRO DEI MOSTRI - Prologo
I mostri camminano sempre,
anche nel sonno.
Hanno un segreto cangiante nel buco dietro il cuore
rinvolto in un pugno di carta marrone e di spago
e un piccolo uncino a cui stagionare i ricordi.
I mostri più esperti hanno imparato
a prendere e lasciare senza usare le mani
e cercano di insegnarlo ai nipotini.
Qualcuno di loro possiede una memoria
a forma di nido, di orto o labirinto
o in altri settanta formati diversi.
Di notte vi passano vicino e dalle tasche
di cappotti enormi e misteriosi
estraggono manciate di profumi.
Gettano ogni cosa all'aria ed alla terra:
i dispiaceri diventano ortica
i sogni crescono e diventano bambini.
CANTO DI CONGEDO DI VIRGILIO ANGELO SEMERARO
Voglio esser chiaro almeno ora che vado
abbiam parlato tanto per parlare
forse soltanto per infastidire il tempo
per prender spazio, incapaci d'altro
senza aver poi molto da dire
- tutto è già stato detto
salvo poche parole
ad autentici figli riservate
inaccessibili per noi sfiorati
orecchianti, illegittimi direi;
scusate gli sguardi fissi e silenziosi
se ci avete incontrato
nelle sale d'aspetto o nei vagoni
cercavamo qualcosa da rubarvi
lavoravamo per capire il gap
per annullarlo
senza superbia, anzi
ora che vado
confesso quel che credo:
cercar senza speranza
fino allo schianto
tutta la vita un pianto
e salutare tutti sorridendo
con la malinconia nascosta
di un verso sacro di chi sa chi altro,
questo il ruolo di noi: quasi poeti.
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