con verità di
lungo cabotaggio luci di festa in cima agli occhi storditi distratti abbandonati e il pianto che intanto diventa pantano. Insistere nell'inerzia per salire a galla. Al fuoco solitario delle offese mi scotto leggo nella cenere cedo resisto lotto: insisto e insisto.
- mentre te la senti sotto le dita liscia sfuggente capziosa - pure l'acqua scende con te a patti e t'obbliga a sporcarti per esistere: l'occulta presenza di una larva ha bisogno di te, dei tuoi malesseri per stare d'appertutto, per contagiare forme sane, per sgretolare molecole d'aria-luce. Pure l'acqua certo vuole la tua morte. Morte per acqua. schifate le belle statuine non fanno paura, non chiedono pace. Cotte alla brace carbonizzate le belle parole non fanno rumore, non chiedono voce. Poste ad asciugare sbrindellate le belle mutandine di nylon non fanno più schifo, non chiedono d'essere usate. Fissate ai muri dell'immensa stanza spaesate le belle tele costano caro non fanno festa, non chiedono sguardi. Le belle statuine di carne nell'immensa stanza a stagionare si guardano in pace. il tarlo penetrare i vestiti nuovi divorare i libri sento l'ombra scavalcare il muro il ladro assediare i ben scarsi risparmi sento l'uccello imbalsamato spiccare il volo oltre il suo finto nulla l'acqua cadere goccia a goccia sull'assetato pavimento sento il tempo bruciare bracciate di giornate i giornali coinvolgermi nel brutale piombo sento le ginocchia venir meno sento il dispositivo della paura crescere camera blindata sento la plastica paralizzarmi sento il silenzio gelido parlarmi sento la storia soggiogarmi coi suoi scenari da lager sento esplodere l'estate nei suoi nudi allucinati e insisto ad ingannarmi. la parola netta che spacchi silenzi verticali. Soprattutto l'aria ci manca il silenzio che fratumi parole orizzontali. Soprattutto il sonno ci manca la rabbia che faccia esplodere pensieri sedentari. Soprattutto il pianto ci manca il coltello che sventri fantasmi intestinali. Soprattutto il tempo ci manca la memoria che moltiplici sfondi irreali. ci manchi, ci sia un buco nel pavimento che cresce a vista d'occhio, si mettano in fuga automaticamente spigoli di muro, orli di tazze, profili di boccali. Guardate bene là in fondo, controllate quella sedia punto per punto, affondateci le mani dentro, assicuratevi se c'è per caso un corpo mascherato dalla penombra un corpo inerte, forse un fantoccio di plastica impiccato dal silenzio. Pare continui oggi a volare da una finestra all'altra dell'appartamento un globo d'aria, il becco d'un airone imbalsamato, pare le piastrelle del bagno si mettano in fuga, diventi frana il buco
dentro il pavimento. si mimano rapporti, si sgretola la geometria dei sensi quotidiani. La storia è una metafora al cubo. Fuori (r)esiste altra mimica - più feroce, sottilmente mistica -: l'agnello immolato sull'altare scompare, il carnefice appare lo squalo che - colpi di coda assassina - taglia il mare delle fluide parvenze. Io mimo tu mimi egli mima: l'irreale mimiamo un corpo sociale che non c'è. non va molto lontano e il pane che mangiamo in tutta fretta serve a tirare avanti esistenze insoddisfatte, finché ci si vede usare così meccanicamente senza che il canto uscito dalla gola affermi il nostro rifiuto, la nostra resistenza, finché c'è chi ogni giorno nel tripudio generale si squaglia nel modo più normale, finché tu ti isoli in un punto e cerchi ragioni assurde pe rnon abbattere l'ingranaggio e ti comporti solitamente
come un oggetto alveari si programmano uominiprodotti per il gran mercato del mondo, finché il canto che ci esce dalla gola resta spettro d'aria e non diventa urlo oggetto contundente non diventa pugno... dei giorni di tutti i nostri giorni lui butta schiaffi in pieno viso: spaccatutto. Lui scolla instabili avventure lui programma lo sfacelo e l'apocalisse lui mette a ferro e a fuoco la natura: bruciatutto. Lui semina l'inganno lui legalizza il ghetto lui dorme e vigila lui è un vorace insetto: mangiatutto. Lui ha il carniere colmo di sfarzose prede lui siede su un trono di sangue: il potere. la tabella di marcia, i trucchi debitamente studiati per guadagnarsi una faccia contegnosa credibile, i discorsi neutri per non cedere alla cancrena universale, gli scempi per non tradire la crudeltà ufficiale: scaricare pallettoni a raffica sul vicino come sul più
stupido manichino. non chiedere cose impossibili: il verde l'aria pura l'acqua naturale. Contentarsi di colori acrilici tralicci funzionali bibite oligominerali. lo sguardo febbrile ci vuole un corpo a molla scattante un pensiero ci vuole impersonale la mascella volitiva e la lingua spedita ci vuole il rapido gesto la nervosa impennata un corpo ci vuole addestrato ai consumi che mai dica basta ci vuole... più credi di esistere di avere in braccio il mondo di poter spremere succhi dalla polpa industriale. Più perdi sfumature più diventi seriale più credi di vivere a lungo di assumere ogni giorno diversi connotati. Più ti vendi più diventi scoria più credi di stare al centro della storia. ciberneticamente programmati riflessi condizionati. Ecco: via gli stimoli aggressivi i conflitti sempre e solo regressivi uno il potere una la scienza: gli Audiovisivi. Ecco: sintetico funzionale l'uomo al naturale. |