MASSIMI SISTEMI


Tra le opere di lungo sabotaggio

con verità di lungo cabotaggio

dura il perfido viaggio

verso i massimi sistemi:

basta la barca a remi?









INSISTO


Vestito chiaro

luci di festa in cima

agli occhi

storditi distratti abbandonati

e il pianto che intanto

diventa pantano.

Insistere nell'inerzia

per salire a galla.

Al fuoco solitario

delle offese mi scotto

leggo nella cenere

cedo resisto lotto:

insisto e insisto.









MORTE PER ACQUA


Forse pure l'acqua

- mentre te la senti sotto le dita

liscia sfuggente capziosa -

pure l'acqua scende con te

a patti e t'obbliga

a sporcarti per esistere: l'occulta

presenza di una larva

ha bisogno di te, dei tuoi malesseri

per stare d'appertutto, per

contagiare forme sane, per sgretolare

molecole d'aria-luce.

Pure l'acqua certo

vuole la tua morte. Morte

per acqua.









LE BELLE STATUINE


Raccolte nell'immensa stanza

schifate

le belle statuine non fanno

paura, non chiedono pace.

Cotte alla brace

carbonizzate

le belle parole non fanno

rumore, non chiedono voce.

Poste ad asciugare

sbrindellate

le belle mutandine di nylon

non fanno più schifo, non chiedono

d'essere usate.

Fissate ai muri dell'immensa stanza

spaesate

le belle tele costano caro

non fanno festa, non chiedono

sguardi.

Le belle statuine di carne

nell'immensa stanza a stagionare

si guardano in pace.










INGANNARMI



Sento lo sporco invadere la stanza

il tarlo penetrare i vestiti nuovi

divorare i libri

sento l'ombra scavalcare il muro

il ladro assediare i ben scarsi risparmi

sento l'uccello imbalsamato

spiccare il volo oltre il suo finto

nulla

l'acqua cadere goccia a goccia

sull'assetato pavimento

sento il tempo bruciare bracciate

di giornate

i giornali coinvolgermi nel brutale

piombo

sento le ginocchia venir meno

sento il dispositivo della paura

crescere camera blindata

sento la plastica paralizzarmi

sento il silenzio gelido parlarmi

sento la storia soggiogarmi

coi suoi scenari da lager

sento esplodere l'estate

nei suoi nudi allucinati

e insisto ad ingannarmi.









CI MANCA


Soprattutto lo spazio ci manca

la parola netta che spacchi

silenzi verticali.

Soprattutto l'aria ci manca

il silenzio che fratumi

parole orizzontali.

Soprattutto il sonno ci manca

la rabbia che faccia esplodere

pensieri sedentari.

Soprattutto il pianto ci manca

il coltello che sventri

fantasmi intestinali.

Soprattutto il tempo ci manca

la memoria che moltiplici

sfondi irreali.









ALLUCINAZIONI VISIVE




Oggi di nuovo pare qualcosa

ci manchi, ci sia un buco nel pavimento

che cresce a vista d'occhio, si mettano in fuga

automaticamente spigoli di muro, orli

di tazze, profili di boccali.

Guardate bene là in fondo, controllate quella

sedia punto per punto, affondateci

le mani dentro, assicuratevi se c'è

per caso

un corpo mascherato dalla penombra un corpo

inerte, forse un fantoccio di plastica

impiccato dal silenzio.

Pare continui

oggi a volare da una finestra all'altra

dell'appartamento un globo d'aria, il becco

d'un airone imbalsamato, pare

le piastrelle del bagno si mettano in fuga,

diventi frana il buco dentro il pavimento.









CORPO SOCIALE




Nell'ineffabile buio delle chiese

si mimano rapporti, si sgretola

la geometria dei sensi quotidiani.

La storia è una metafora al cubo.

Fuori (r)esiste altra mimica

- più feroce, sottilmente mistica -:

l'agnello immolato sull'altare

scompare, il carnefice appare

lo squalo che - colpi di coda assassina -

taglia il mare delle fluide parvenze.

Io mimo tu mimi egli mima:

l'irreale mimiamo un corpo

sociale che non c'è.









FINCHÉ ...




Finché il canto che ci esce dalla gola

non va molto lontano e il pane

che mangiamo in tutta fretta serve a tirare

avanti esistenze insoddisfatte, finché

ci si vede usare così meccanicamente

senza che il canto uscito dalla gola

affermi il nostro rifiuto, la nostra resistenza,

finché c'è chi ogni giorno nel tripudio

generale si squaglia nel modo più normale,

finché tu ti isoli in un punto e cerchi ragioni

assurde pe rnon abbattere l'ingranaggio e

ti comporti solitamente come un oggetto

termosaldato, finché al chiuso di elettrocnici

alveari si programmano uominiprodotti

per il gran mercato del mondo, finché il canto

che ci esce dalla gola resta spettro d'aria

e non diventa urlo oggetto contundente

non diventa pugno...










IL POTERE




Lui tesse i fili

dei giorni

di tutti i nostri giorni

lui butta schiaffi in pieno viso:

spaccatutto.

Lui scolla instabili avventure

lui programma lo sfacelo

e l'apocalisse

lui mette a ferro e a fuoco

la natura:

bruciatutto.

Lui semina l'inganno

lui legalizza il ghetto

lui dorme e vigila

lui è un vorace insetto:

mangiatutto.

Lui ha il carniere

colmo di sfarzose prede

lui siede

su un trono di sangue:

il potere.









LEZIONE DI CRUDELTÀ




Le usate manovre per rispettare

la tabella di marcia, i trucchi

debitamente studiati per guadagnarsi

una faccia contegnosa credibile,

i discorsi neutri per non cedere

alla cancrena universale, gli scempi per non tradire

la crudeltà ufficiale: scaricare

pallettoni a raffica sul vicino

come sul più stupido manichino.









CONTENTARSI




Contentarsi del poco

non chiedere cose impossibili:

il verde l'aria pura l'acqua

naturale. Contentarsi

di colori acrilici tralicci

funzionali bibite

oligominerali.










CI VUOLE




La faccia giusta ci vuole

lo sguardo febbrile

ci vuole un corpo a molla scattante

un pensiero ci vuole impersonale

la mascella volitiva e la lingua spedita

ci vuole

il rapido gesto la nervosa impennata

un corpo ci vuole addestrato ai consumi

che mai dica basta

ci vuole...










AL CENTRO DELLA STORIA




Più spendi

più credi di esistere

di avere in braccio

il mondo

di poter spremere succhi

dalla polpa industriale.

Più perdi sfumature

più diventi seriale

più credi di vivere a lungo

di assumere ogni giorno

diversi connotati.

Più ti vendi

più diventi scoria

più credi di stare

al centro della storia.









L'UOMO AL NATURALE





Ecco: pianificati omogeneizzati

ciberneticamente programmati

riflessi condizionati.

Ecco: via gli stimoli aggressivi

i conflitti sempre e solo regressivi

uno il potere una la scienza:

gli Audiovisivi.

Ecco: sintetico funzionale

l'uomo al naturale.





da L'uomo al naturale, Vallecchi, Firenze 1978