questo rovinio di forme



1

punge come non mai

il viavai febbrile di zanzare

e il corpo in ogni modo

innalza barricate

 

2

l'inverno si è buttato

nella fitta ragnatela dei ricordi

confondendo il vicino

e il lontano

 

3

come farete mie oscure

vicissitudini di parole e figure

a resistere al dolo

che sempre più v'insegue?

 

4

ci sono cose da coagulare

intorno a un nesso purchéssia

ci sono solitudini

da accarezzare

 

5

il mare quindi il mare

può dopotutto dare conforto

e il sale

e spandersi di porto in porto

 

6

all'infinito punge

questo pensiero nomade questo

rovinio di forme

senza scampo né approdo














bocca e occhi

 

bocca e occhi legati

a sudari gualciti

percorro stradine fuori mano

ascoltando insetti che fuggono

rapaci bestiole

tra crepacci e vitigni

resto fermo

poi riprendo a diffondere

la mia ombra inquieta

 

sono andato tante volte

vicino a steccati di ruggine

masticando parole

e quelle finivano per avvolgermi

come un ragno

soprattutto al tramonto

quando la lingua

si fa crudele

 

i piedi dopo tanto camminare

mi fanno male

c'è anche il fatto che il sangue

con gli anni ha strane impennate

 

e sul divano mi distendo

ricordando i nomi

mettendo in fila date

poi bocca e occhi viaggiano

come astri e maree

 

 

 

 

 

 

 

------------parlo di me

parlo di me


con paesanimetropolitani

sempre più strani

e fuori di sé

li seguo a distanza

sono macchie sono pulviscolo

in dissolvenza

inciampano nel pietrisco

di me parlo

con me senza tregua allevando

il mio tarlo

in curva sbandando

sbadato passo accanto

ai metropolitanipaesani

fischio e canto

loro mi guardano strani

-----------in fondo

in fondo le cose da dire

si confondono con la cartastraccia

non c'è punto da chiarire

né sintesi da fare

le apparenze in fondo sono

come il mare che sempre trascolora














----------------abito la mia incertezza

abito la mia incertezza

senza oppormi al sibilo

di piante e tralicci

conto dstrattamente

le ruote che si arrampicano

le rupi sospese

da tempo ho imparato

a stare con gli oggetti in disuso

a archiviare l'effimero

vado avanti come se nulla

più dovesse accadere

tra schermi bui

avidamente respiro

sale muffe catrame

e il bianco ancora mi stordisce

vado avanti per sentire

l'attrito del vento

cedo e cado

se lucidamente abito

l'incertezza mia

senza perché di tutto dubito














i segreti dei viali flegrei



intorno ai laghi flegrei

fluttuano vapori e memorie

con scorie che raccontano

di quotidiani squilibri

 

dall'Averno al Miseno

passando per il Lucrino

e il Fusaro è tutto

un rincorrersi di chimere

 

lampi randagi rimbalzano

dal tufo alle viti superstiti

intorno ai laghi flegrei

in cui scorrono echi

 

io nell'Averno mi perdo

nel Miseno mi scopro

al Lucrino chiedo quiete

nel Fusaro cerco la luce

 

impazienza e viltà

corrose lamiere porose voci

hanno fin qui accompagnato

frammentarie esistenze

divise tra impazienza e viltà









© Michele Sovente