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il viavai febbrile di zanzare e il corpo in ogni modo innalza barricate
2 l'inverno si è buttato nella fitta ragnatela dei ricordi confondendo il vicino e il lontano
3 come farete mie oscure vicissitudini di parole e figure a resistere al dolo che sempre più v'insegue?
4 ci sono cose da coagulare intorno a un nesso purchéssia ci sono solitudini da accarezzare
5 il mare quindi il mare può dopotutto dare conforto e il sale e spandersi di porto in porto
6 all'infinito punge questo pensiero nomade questo rovinio di forme senza scampo né
approdo
bocca e occhi legati a sudari gualciti percorro stradine fuori mano ascoltando insetti che fuggono rapaci bestiole tra crepacci e vitigni resto fermo poi riprendo a diffondere la mia ombra inquieta
sono andato tante volte vicino a steccati di ruggine masticando parole e quelle finivano per avvolgermi come un ragno soprattutto al tramonto quando la lingua si fa crudele
i piedi dopo tanto camminare mi fanno male c'è anche il fatto che il sangue con gli anni ha strane impennate
e sul divano mi distendo ricordando i nomi mettendo in fila date poi bocca e occhi viaggiano come astri e maree
------------parlo di me parlo di me
sempre più strani e fuori di sé
li seguo a distanza sono macchie sono pulviscolo in dissolvenza inciampano nel pietrisco
di me parlo con me senza tregua allevando il mio tarlo in curva sbandando
sbadato passo accanto ai metropolitanipaesani fischio e canto loro mi guardano strani
-----------in fondo in fondo le cose da dire si confondono con la cartastraccia
non c'è punto da chiarire né sintesi da fare
le apparenze in fondo sono come il mare che sempre
trascolora
abito la mia incertezza senza oppormi al sibilo di piante e tralicci
conto dstrattamente le ruote che si arrampicano le rupi sospese
da tempo ho imparato a stare con gli oggetti in disuso a archiviare l'effimero
vado avanti come se nulla più dovesse accadere tra schermi bui
avidamente respiro sale muffe catrame e il bianco ancora mi stordisce
vado avanti per sentire l'attrito del vento cedo e cado
se lucidamente abito l'incertezza mia senza perché di tutto dubito
fluttuano vapori e memorie con scorie che raccontano di quotidiani squilibri
dall'Averno al Miseno passando per il Lucrino e il Fusaro è tutto un rincorrersi di chimere
lampi randagi rimbalzano dal tufo alle viti superstiti intorno ai laghi flegrei in cui scorrono echi
io nell'Averno mi perdo nel Miseno mi scopro al Lucrino chiedo quiete nel Fusaro cerco la luce
impazienza e viltà corrose lamiere porose voci hanno fin qui accompagnato frammentarie esistenze divise tra impazienza
e viltà
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