Milo De Angelis, da Biografia sommaria

 

 

CARTINA MUTA

Entriamo adesso nell'ultima giornata, nella farmacia
dove il suo viso bianco e senza pace non risponde al saluto
del metronotte: viso assetato non posso valicarlo,
è lo stesso che una volta chiamai amore, qui
nella nebbia della Comasina.
Camminiamo ancora verso un vetro. Poi lei
getta in un gestito l'orario e gli occhiali,
si toglie il golf azzurro, me lo porge silenziosa.
"Perché fai questo?"
"Perché io sono così", risponde una forma dura della voce,
un dolore che assomiglia
solamente a se stesso. "Perché io…
…né prendere né lasciare". Avvengono parole
nel sangue, occhi che urtano contro il neon
gelati, intelligenti e inconsolabili,
mani che disegnano sul vetro l'angelo custode
e l'angelo imparziale, cinque dita strette a un filo,
l'idea reggente del nulla, la gola ancora calda.

"Vita, che non sei soltanto vita e ti mescoli
a molti esseri prima di diventare nostra…
…vita, proprio tu vuoi darle
un finale assiderato, proprio qui, dove gli anni
si cercano in un metro d'asfalto…"

Interrompiamo l'antologia
e la supplica del batticuore. Riportiamo esattamente
i fatti e le parole. Questo,
questo mi è possibile. Alle tre del mattino
ci fermammo davanti a un chiosco, chiedemmo
due bicchieri di vino rosso. Volle pagare lei. Poi
mi domandò d'accompagnarla a casa, in via Vallazze.
Le parole si capivano e la bocca
non era più impastata. "Dove sei stata
per tutta la mia vita" Milano torna muta
e infinita, scompare insieme a lei, in un luogo buio
e umido che le scioglie anche il nome,
ci sprofonda nel sangue senza musica. Ma diverremo,
insieme diverremo quel pianto
che una poesia non ha potuto dire, ora lo vedi
e lo vedrò anch'io…lo vedremo,
ora lo vedremo…lo vedremo tutti…ora…
…ora che stiamo per rinascere.


 

 

 

IDROSCALO

Il ragazzo che si tuffa
In un crawl potente e urta un sasso…
…la ciocca insanguinata…
…la giovinezza prese la forma
di un passo oscuro, di una rosa
appesa alla finestra
"salvami, padre, da quest'ora dolorosa"
la gente saliva, scendeva, cercava
una fune, una cosa
qualsiasi, sputava, gettava in acqua
il suo fazzoletto, ciascuno
parlava all'orecchio
di un altro, diceva
Dio non ha più desiderio,
una volta aveva freddo, Dio, tendeva
le mani per indossare,
un cappotto, il primo, anche questo
che è vecchio, guarda,
toccalo, tienilo pure…
un cappotto, capisci, non i velluti
scesi dal cielo, ma questo,
il mio, persino il mio cappotto.


 

 

 

NEL CUORE DELLA TRASMISSIONE

Di sera ti sanguina la bocca
e ti aggiri frenetico
nel cerchio della tua necessità
nel dormitorio senza finestre
mentre interi popoli guardano
i bei quadri, tu
rivedi i passi giovanili
con gli occhi sbarrati della fine:
non l'idea reggente, ma quell'immobile
raffica che ti esige fino all'ultimo,
ti chiede l'esatta versione e l'esatto
andare a capo, te lo chiede interamente
mentre ti aggiravi a un centimetro
dai corpi ed eri ciò che resta muto
quando due si lasceranno presto
quanta poca vita rimane in un saluto
tu eri questo.


 

 

 

SEMIFINALE

La Doxa mi chiede per chi voterò. La voce
è di un ragazzo che, dall'altra parte, respira. Non so
quale chiarezza dentro la rovina. Tutto
ritorna qui, confine del luogo. Quel non parlato
di chiodi per terra. Il professor D'Amato spieagava
un pronome…nemo: nessuno, non nemo: qualcuno
nessuno giungerà oltre le vene, è semplice, ragazzi. Qualcuno
è scomparso o comunque non dà notizie. Il postino
mi consiglia di guardare meglio nella buca,
anche in quella vicine. Guarderò. Neminem
excipi diem: per nessun giorno ho fatto eccezione.
Morire è dunque perdere anche la morte, infinito
presente, nessun appello, nessuna musica
di una chiamata personale. Oltre le vene che furono rito
e dimora, milligrammo e annuncio, grido infinito
di gioia e di soccorso, nessuno mai
oltre queste vene. È semplice, ragazzi, nessuno.

 

 


Milo De Angelis, da Biografia sommaria, Mondadori, Milano 1999