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da L'acero rosso, Crocetti,
2002
La gabbia d'oro
Le volte che ho seguito con le dita
sazie il profilo di una spalla
che conosco, dove l'osso
sbalza appena alla fine
di un declivio lento.
Le volte che ho sentito quelle
dita
cercare l'osso del fianco dove
amavano posare la mano
nella bella stagione.
Non le conto più. Le
volte, dico,
che ti ho voluto tanto
da infettarmi il corpo.
Si era riconosciuto, salubre,
in quel tuo passo singolare
e un po' inclinato.
Far giornata
È stato come
le altre volte. Ho bucato
la nebbia su per il monte
dove gela la pelle in superficie
se sudi. Ho ascoltato
il cuore palpitare
sui sassi.
Mi tenevan compagnia,
come al solito, i corvi.
Volano neri e superiori,
con rare grida improvvide
e molta stasi nel planare.
La sete e la fame hanno
nuove papille, in alto.
E poi c'è il tempo
e la pazienza di calare.
La danza delle anche
che han mangiato il moto.
E poi il riposo: il calore
che emana la carne
asciutta e intenerita.
da Addio al decoro,
LietoColle, 2006
Fitness
------------------in questo caso a Chiara
Lo sai, che quando corro ti
corro incontro.
La falcata che muovo si fida del vuoto
e crede cadrà tra le braccia più forti
che posso pensare: aperte, attendenti.
Spingo avanti, mi faccio leggera,
sollevo il mio corpo in alto, mi butto.
Ti trovo alla fine dei sensi consunti,
mangiati, goduti singolarmente,
in distinzione devota, e quanta delizia.
La perla del Malese
---------omaggio
a Emily
cos'è questa vita quieta
che cresce su di sé
e fa a meno del sole?
non sento più niente
che corra avanti
come la perla
che scivola a fondo
e la fuga dal prurito
della punta delle dita.
Le montagne ci sono
ma non disturbano.
Gli affetti più stretti
resteranno forse attaccati.
Lei diceva che si esce
sull'orizzonte della Circonferenza.
dal Trittico della luce
("Ciminiera" 17/18, 2005)
Al centro
Cosa fa la madreperla là in cima
nei quattro lobi pieni di losanghe
che puntano in tutte le direzioni.
Cela la luce che vuole rivelare,
che non invade ma mi riempie,
mi solleva e mi sospinge oltre.
La trasparenza è puro tatto,
pietra di colore, grigi, avori,
ottuse strie, e quelle vene
che non sono vene ma dita
di sasso che mi restano incise
addosso: la certezza dell'essere
minerale, di grazia, sul vetro.
Faccia a faccia ("ClanDestino",
4, 2003)
È il momento della rosa
canina,
impudica e serena nei suoi petali
a ogni evento. Apre le braccia al mondo
senza dire. Non teme il treno,
la pioggia fitta che la finisce
e nemmeno l'uomo. Non sa arrossire.
Mantiene quel colore trasmigrante
di un incarnato invidiabile sotto
qualsiasi luce. Vorrei essere
rosa, tendente al bianco. Vorrei stare
in un punto qualsiasi di un rovo,
al picco della vita e poi finire
cedendo un pezzo di me, intatto, al vento.
Non mi desta stupore la bellezza
appesa a un filo. Lo fa di più
la gioia di sapere che è finita.
Il moto della vita (La
colpa di scrivere, 4, nov.-dic. 2005)
Il grembo si prepara al nuovo
parto.
Quanto duole. Come si muove tutto
dove non decido io. Amo questo
dolore, questa transizione dalle cose
che stan ferme a quelle che vanno,
che diventano, che so che saranno
e non so cosa. Appoggio una mano
sulla pancia dove appena si gonfia
nel suo segno essenziale. Devo avere
cura del risveglio, del suo lavoro, della fatica.
È la vigilia. Devo custodirla.
Esser cosa
Posso esser tante cose, se
lo voglio,
adesso. Ho il sesso di una donna
e il riso birichino di un bambino.
Sono bianca come un giglio bianco,
gialla come il maggio ciondolo e
viro al blu della genziana minore
di cui ha invidia la maggiore
che mai avrà la stessa stella
sbarazzina, né lo stesso colore.
Mi tocco l'osso dell'ala del piccolo
di passero che aveva gli occhi chiusi
e la bocca spalancata, all'uscita
dal suo guscio, un'ora fa. La pelle
non esiste, o è tutta uguale,
se pensi a che cos'è davvero
una creatura, alla vita che
si muove nella pietra e viene a galla
in un solido, una campitura di luce,
un atto d'amore antico e originario.
Apro gli occhi e li punto su ogni cosa
che mi piace, che non temo più
di perdere e che voglio accarezzare,
se è mia, con la mia voce.
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