Filosofia
Parole e frasi sono gli intercalari del silenzio
che smette, ogni tanto,
di pronunciare il vuoto.
Allora qualche indizio di materia
deforma l'aria,
descrivendo le pause del nulla
prima che il silenzio
si richiuda.
(Le mani s'infrangono
contro un gesto incompiuto)
Danzai
Danzai nelle viscere di un sentimento
all'ombra de' tuoi occhi.
Poi l'amore s'irradiò in rivoli di tempo.
"Che sia la vita!" - urlava il nostro dio
(o soltanto noi).
Ma si sbagliò (o soltanto noi sbagliammo
perché non c'era
null'altro da fare) e
fu il tempo
(o continuò
)
Decomposizione psichica
Musica come bava alla bocca:
e il cielo si gonfia tra le urla dei pazzi,
il loro sguardo è vento
che si perde nel labirinto di stelle.
Ogni parola è una stella
che splende di saliva: e cieli agitati
innevati di stupore
tramontano lontani,
evocati dalla morte.
Il mio cielo
è questo mio cervello
pieno di tralicci spezzati
e di barriere sventrate
e d'acque ferite
e di binari sradicati
che si mordono col ferro.
Dentro le vene,
aggrovigliate come un gomitolo
di dolore,
il sangue è un fiume abbandonato
terso di rumori prosciugati.
La morte è silenzio
stonato.
Nausea
Morbido silenzio, soffice
come una preghiera del sonno.
Il buio che adora fruscii e parole:
il buio, affannato dal mio respiro,
può solo accarezzare la
nausea di questa vita.
Nel giorno,
sputo della notte,
fiori freddi
come steli di pioggia.
Un'orma di luce
imbavaglia lo spazio.
Frammento
A tratti nel buio
la filigrana di stelle
configura
la mia rabbia pensosa:
amore o incertezza, incertezza e amore.
Occhi e geometria
Diametri di pioggia
attraversano il mio sogno.
Il silenzio
è un pergolato di nubi
che stringe a sé lo sguardo.
Sguardo innamorato del sole,
vorresti che quel bulbo giallognolo
fosse un occhio, forse il tuo!
Invece è solo
una geometria di fuoco
Parole dal silenzio
Ricorda il mistero
che fioriva in un sospiro,
dove la morte ha tessuto il nido
come una spiaggia
di parole taciute;
come un barbaglio di sogni trasparenti,
orchestra di anime perdute.
Pirandelliana
Vecchio! La vita?
Ti piaceva
"Sissì
Beh
in fondo vivevo
solo per ricordare me stesso:
per non avere rimpianti
o rimorsi".
E la seguivi, allora.
La seguivi!
"Sissì
Magari non per nobiltà
o entusiasmo
o speranza. Nonnò
Per una ragione, invece,
molto più romantica:
perché non mi scacciava
Ma sì! Poi l'eco di uno sguardo,
l'eco di uno sguardo
s'infrange nel cuore:
e tutto quello che resta da vedere
è il desiderio di guardare".
Caligine
Nacchere della morte
sono i miei barlumi d'oscurità,
abbagliati dal silenzio.
Volava
una rondine di tempo,
mentre l'ansia era
un cordone ombelicale
fra sospiri e paura.
Il vento è una caligine di sapori;
è un crisantemo sfiorito;
è un turbante
calato sui fiumi,
che orlano la spiaggia
come balaustre d'acqua.
Aeroplano
Se tento
di raggiungere il cielo
la distanza rimane invariata.
M'avvicino
soltanto alle nubi.
Gli artisti feriali
Commettono in segreto una vita ideale
e si macchiano di poesia
rubando alla giornata crome di tempo:
minuti provvisori che ognuno trascorre
in atto di pensare, di soffrire, di sognare.
Ecco descritti voi, noi artisti feriali,
per cui la vita reale è un espediente economico
in attesa delle vacanze o della sera,
quando, nell'intimità del riposo,
ci diamo finalmente alle nostre passioni.
Il comico alle prime armi decide, dunque,
di rimbrottare gli ordigni pericolosi
e - "Su, non fare scorie!" - esclama, spazientito,
alla bomba nucleare;
il tenore dilettante s'inginocchia dinanzi all'amata
e, recitando scherzoso l'opera inedita
di un amico musicista,
intona in lingua solfeggiata
un'aria romantica e romanticona:
"Donna che abbaglia non morde:
v'adoro perciò. E spero, fedele,
di non vedervi mai somigliare
alla primiera mia moglie,
che cinto m'avea il capo
di corna lascive";
il filosofo impiegato, lontano da tutto
ma non dai TG serali,
che illustrano con pignola indifferenza
disagi e tragedie,
si domanda perplesso, pervaso da orrore in erba:
"Perché Dio non esiste?".
Poi, sconvolto da riflessioni desolate,
si accascia sul balcone,
raggomitolato contro la ringhiera
e rantola guardando il cielo: "Dio, se ci sei,
batti un tuono
".
E' così che,
durante il primo temporale estivo,
egli si converte al politeismo antico.
Infine il poeta nascosto, da una vita diversa dall'arte
da un lavoro intrapreso per necessità,
cataloga i propri sentimenti in ordine di sofferenza
dal più tetro al meno cupo: ed ogni poesia
è la scheda segnaletica di colori smunti
ed emozioni piagate.
Negli attimi di buon umore,
come l'indiano poggia l'orecchio a terra,
egli accosta la mano al petto
e sentendo una vibrazione continua,
deduce ammirato: "Il mio cuore ha un carattere
milanese!
E' sempre in movimento, sempre in attività:
perfino di notte, quando io dormo.
E' sonnambulo!".
Però, negli attimi d'ironia, il pensiero cambia:
"Certo il mio cuore" - dice il poeta -
"dev'essere un gran disperato. Fa
come gli uomini pazzi e furiosi: passa la vita
a picchiare la testa contro le costole,
fino a spaccarsi
".
Morte antologica permanente
Siccome la vita
ci rovina la vita
(sempre!),
ieri ho visitato
(un po' turista, un po' becchino
e un po' parente sconsolato)
l'interessante morte
antologica permanente
delle mie speranze
migliori:
quanti sogni falliti
imbalsamati in bella mostra!
Li guardavo e piangevo
desolato nero,
dannandomi frenetico
la salute.
E adesso è soltanto
stanchezza rabbiosa
resistere ogni giorno
al ripetersi ingombrante del respiro
e della luce.
Pensieri terra terra
I
Mi rovino l'appetito,
prima di far cena,
mangiando fette di pandoro.
Che pensieri terra terra
vengono in mente
mandando giù bocconi
pastosi di burro:
pensieri... stomaco stomaco.
Tipo: "Sono stracco di vivere
a mia rovina;
sono stracco di vivere
alle mie spalle".
II
La gente rimane sbalordita al sentire le mie risposte così lapidarie
(quindi troppo categoriche). Ma io per nessuno provo cattiveria: perché
la mia rabbia è confusione.
Insomma è un malessere transitorio che bisogna pur soffrire passando,
tutto d'improvviso, dalla gioia al dolore. È un po' come il malore
successo a quelli che han volato da un fuso orario all'altro. Poi, quando
la rabbia finisce, il mio pessimismo è solo rassegnazione.
III
Se vedo, però, intorno a me
sorrisi di compassione
per il gran disastro
che porto sul groppone,
mi rincacchio con passione
e, senza nemmen finire
di rovinarmi l'appetito,
corro a letto immusonito
saltando l'antipasto
(e figurati la cena!).
"Ah, sono stracco di vivere
a mia rovina;
sono stracco di vivere
alle mie spalle".
Trattatello
PREFAZIONE:
le parole seguenti
sono un fango di cellule nervose,
tenute insieme dal silenzio.
Il silenzio è un'isteria di solitudine
che genera e accumula:
prodotti temporali,
energie cinetiche,
reazioni di gesti a catena.
I sogni, inseriti nella rassegnazione
come in un programma di noia pianificata,
sono gli arti di questo silenzio;
o, se preferiamo,
gli organuli ciechi del silenzio
che lavorano a tastoni
dentro il suo liquido citoplasmico.
Il silenzio può anche essere
la cellula monocorde
di un sentimento spaventato,
di un amore rappreso,
di un guanto scucito:
in tal caso
trasforma la solitudine
nella raggiera cerimoniosa
d'una nausea che procede,
maestosa,
con moto uniformemente accelerato.
(Si registra un'accelerazione a sbalzi
solo quando
un'effervescente disperazione
s'intromette con scatti sismici
a deviare il corso
dell'accelerazione stessa).
Per concludere,
l'evoluzione della nausea
può secernere un vuoto,
avente più o meno
le caratteristiche della morte;
o germogliare per gemmazione
quella strana forma di vita
identificata col nome di indifferenza,
la quale risulta essere (da approfondite supposizioni)
il chiasmo di paura e odio.
POSTFAZIONE:
le parole precedenti
sono un fango di cellule nervose,
tenute insieme dal silenzio.
Ogni allusione
a sentimenti e/o fatti reali
è voluta
silenziosamente.
© Pietro Pancamo
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