da Freiburg
*
la libera sospensione
dell'essere
catapultata verso l'altro
adesso l'angoscia verde è soltanto
noia di non essere
in viaggio
3
*
tutto è apparentemente statico
nell'invisibile percorso
nel silenzioso ribollire interno
le mete innumerevoli
la strada ci appartiene in ogni istante
interroga attraverso le pietre
la nostra supposta solitudine
l'ansia di dover restare
*
non vorrei che fosse solo
frenesia
di movimento
un modo tutto umano e animale
di allontanare
la noia accidiosa
la ben nota
grande malattia
non vorrei che il viaggio fosse sol
un'obiezione
al quieto tormento di restare
*
l'illusione di sopendere il momento
di fissare uno spazio indefinito
trova forza nel viaggio
nella monca ipnosi di ogni moderno
movimento
cinèsi di schermo-parabrezza o finestrino
l'illusione di bloccare l'interno lavorìo
a stagioni e cose
la conferma angosciosa
delle nostre
ossessioni
ci compare davanti
di continuo
con il volto contorto in uno spasmo
da (verso Kassel)
*
ogni profondità ne spalanca una maggiore
e più ampia
in un moto ricurvo dove non muore
il binario ma s'attorciglia
e muove
a ulteriore sviluppo
è il governo di un viaggio sempre nuovo
che non ci appartiene
*
al di là del vetro infrangibile
la nube
della mia trasformazione combatte
un'anonima battaglia
per ogni presenza perduta
*
è possibile fermarsi e riposare
tra le pieghe
bruciate di questo
campo arato
è possibile dormire nel suo remoto
brusio
restare ancora un poco
*
se guarda si vede anche l'occhio
perverso
l'ombra in lontananza che dilegua
in forma di coito
l'impossibile
riapparso in mera anatomia
rinnova e scarnifica il desiderio
da (documenta)
tanto vicini tanto lontani nella distanza
che non separa
l'essere dall'assenza
si sta in compressione
sotto un cielo d'insalata enorme
*
l'altro ci aspetta
dentro una casa dietro il vetro
sporco di qualche finestra
nella consapevolezza
sospeso in aria al
mutevole amplesso
di una nuvola
da (verso casa)
*
si parla d'altro e d'altro si discute
per lo spavento di tacere
per poi ancora tacere
il moto
si realizza da sé si governa
prevale sul torrente che scorre
in direzione contraria
si sta fermi nel ritorno
in un paese diverso
si trasforma
prolungando un'attesa di nuvole
basse in lontananza
l'oppressione di voci è nella testa
*
il lago sperduto nel riconoscimento
e il muro sbrecciato
parlano chiaro
sono solo rincorse le facili intese
vuoti e pieni di case e siepi
parabole flosce tra
alberi infermi
sono i ritorni
improvvisi nel buio
dove si delinea un avanzo di profilo
da (venezia-palermo)
*
chi sono i nostri compagni
di viaggio
nel paesaggio sospeso
tra un'andata e un breve soggiorno
nel riflesso si scorgono solo
i volti taciturni
gli assurdi di un volubile ignoto
*
poi nel blu tremendo del mare
insondabile e altro
come sempre e sempre ancora
impenetrabile e silenzioso
con le sue strutture e venature
con il suo barbaglio in eccesso
il movimento che si coglie in fondo
non ci appartiene
come sempre e sempre ancora
Gli occhi di un bambino di sei anni sanno benissimo ciò che
rimane indietro e che non ritornerà. Cosa lo aspetta è
ancora avvolto nelle nubi sfrangiate del mistero. Solo la curiosità
e il senso del pericolo potranno da ora investirlo, guidandolo e plasmandolo.
Un'infanzia può essere riassunta nella visione, in un risveglio
improvviso, attraverso il finestrino di un furgone da traslochi, delle
Alpi svizzere innevate e di una strada tortuosa infibulata nel buio
della notte tra valichi, paesi e foreste. Destinazione, veneto, Italia.
Provenienza, sud della Germania.
Qui è l'inizio di tutto. Una rinascita forzata, un tuffo in una
nuova realtà linguistica (peraltro sdoppiata e oscillante tra
italiano e dialetto), con i semi di una lingua materna infelicemente
conficcati nel terreno sterile dell'oblio e dell'abbandono.
Ma nulla è perduto: viaggio e visione accompagneranno la lingua
in divenire, la coscienza in costruzione.
da nel movimento, Edizioni del Leone, Venezia 2004