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Simile alla pera

che ciondola e non cade dal suo ramo

ritorno al mio nido

fatto di silenzio intrecciato











2




Simile al prato che riceve

evanescenti gocce di piogge e rugiade

percorro

rapidi interstizi di umore










3




Simile al mantello caldo del cielo

intriso di intarsi luminosi

mi spremo dalla carne i succhi

di migliaia di ere









4




Simile allo svelto movimento del merlo

attraverso strade sfiorando

suolo e passanti

inorridisco nel pericolo di un gesto










5




Simile alla pulce impigliata tra i peli

di un orecchio

percorro trasparenze

morbide viuzze di stupore inflessibile










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Simile al sambuco

al suo profumo quando riluce

e colpisce col suo fiore mentre cresce

inesperto sul mio legno










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Simile al giaguaro alle macchie

sul suo dorso

riflettendo una morte apparente

percepisco il tempo che promuove la caccia










8




Simile al sole mentre gira o si riposa

creo ombre inebriate in alterno

movimento mentre salgo

rapido mi spengo









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Simile al vento mi rintano

tra le foglie

cerco rimedi al fruscio del mucchio

in angolare ammassamento










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Simile a me stesso mentre mi sfioro

e mi odoro

scavo anime millenarie alla terra

trovo la carne le pietre le parole










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Simile al nulla che pervade e invade

ogni umano lavorio

creo abiti e certezze del diluvio

coi frammenti sparsi sul mantello










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Simile alla pagnotta che raffredda dentro

una lenta crosta di profumi

di tanto in tanto

mi frugo un morbido ricordo










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Simile alla casa che mi accoglie

separo cellule da cellule

interstizi di anime oltre il vetro

il brusio di un alito impresso










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Simile alla pietra che ristagna

e vive il suo fondale

mi leviga e accarezza un flusso

riesumando asperità in neri granuli










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Simile al volto che mi vive accanto

sfioro solo altitudini

estasi da telecomando

rimane inespressa la mia fame di mondo










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Simile al bengala mentre esplode

e imprime tracce

graffi insensati di fumo e bagliori

mi accucciano lo sguardo










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Del tutto simile al canto del liù

inerme

m'inoltro nel fogliame variopinto

tendo la mano a stagioni intransigenti










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Ancora simile alla morte scaccio

con soffi e sputi e calci

malumori di spleen bestiali

condotto cieco alla vanità del mondo










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Sempre simile al nulla

mi calo in un odioso risucchio di pretese

le praterie fumose

dove la luce colpisce l'affamato










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Simile al giardino dei mille deliri

mi immergo nel fango

delle mille tragedie

non mi aspetto di essere salvato










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Simile all'uomo mio malgrado

alla sua orrenda malattia

intercettando rarefazioni di poveri animali

arranco arretro mi arrendo










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Simile alla radice della lappa carnosa

mi ramifico

mi cresco una magnetica peluria

qualcuno/qualcosa in attesa










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Forse simile al mio sogno

in cui sono amato ancora ancora

intercedo e mi spoglio di un'urgenza

più ampia di orizzonte










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Simile alle piante alle eterne

convivenze

alimento la fame verde delle foglie

le radici mi frugano i confini del vaso










25




Simile alle nubi che rigenerano menti

come sospese scie di un incanto

tra i segnali sfuggenti

di un mandala d'acqua










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Altrettanto simile il corvo al mio io

che gracchia nere somiglianze

le forme alate di uno spavento

più rapace










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Simile al prato al topo all'urto

a quanto d'autunno riecheggia in un canto

ripercorro latitudini inferme

immanenze illusorie di faggi










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Il simile uragano o il vento

mentre mi arretra in un risucchio di caverne

s'apre davanti la fonte

di ogni possibile sguardo










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Rimango simile alla pioggia al suo

ticchettio che mi pensa

un fermento freddo mi appartiene

un liquido scivolio di foglia in foglia











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Solo simile a me stesso lì sotto

la luce assordante di un lampione

cerco sollievo tra le pieghe smembrate

in un ferreo grigiore








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Solo e simile al ramo che ciondola

informe nel vento

per ogni zero uno stellare silenzio

spalancato di domande










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Simile al ragno allo spago al tessuto

cresciuto nella notte

mi precipito tra forme di vita

dove vibra un altro divenire inquieto










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Simile allo scudo sconvolto

al diagramma del carapace distrutto

rendo lode alle lucenti comparse

alle ispide e tomentose










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Simile alle foglie della coriacea magnolia

alle delizie sottese al movimento

all'urto dei rami vibrando

rimango di sasso










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Simile all'ammasso dei miei libri

alle rincorse sugli scaffali

tra fogli e parole le virgole servili e i punti

nel rimescolarsi di forme e di menti










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Simile a tutto ciò che mi trattiene

rido e sputo nel gran folto del bosco

della sparizione

dove si srotola inconsulto ogni sentiero










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Di nuovo simile al tempo

ripercorro allineamenti di stelle e pianeti

un luminoso riproporsi di orme

sul velluto bluastro










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Sempre simile al folle volo

della libellula all'intatto intarsio

delle sue traiettorie allo scarto angolare

di un palpito nell'aria










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Senz'altro simile al dubbio

compagno di magma e rarefazione

gli eventi mi sfanno svelando un bianco

nudo e tremante









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Così simile alla rabbia che sprigiona

malintesi mi rendo acqua e cielo

nuvola e prato

per oppormi all'arma affilata nel ghiaccio










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Così simile al sentiero che si snoda

sono preda destinata

abbandonai e abbandonerò la terra

battuta l'erba stabilita










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Simile al terrore

contorto della mangrovia per metà conficcata

nel fango attendo maree più folli

le più inusitate albe









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Per niente simile alla guerra

alla violenta geometria dei sistemi

creo gli immani anticorpi

che possano annientare gerarchie










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Simile alla pace dei frutteti estivi

vibrante di elitre e raggianti

radiazioni

celebro il ramo il primo che mi accolse










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Simile alla verde culla

del prato coi suoi mille fiori eleganti

i fili d'erba tenacemente aggrappati

al ciglio impolverato









46




Simile quintessenza delle cose del mondo

mentre mi arrovello

non mi aggrappo più alle crepe ma risalgo

il muro fluido del tempo










47




Inverosimile sostanza

mal riposta nel nido nel soffice cantuccio

contemplo l'alba sul vetro che risuona

in armonie spropositate










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Se sembra simile il capriccio

di un vento irriducibile

a questa mia protuberanza d'essere

s'inverda ogni midollo a contatto col prato









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Sono simile a chi mi cerca e si concede

alla segreta empatia dell'argilla

all'allodola alla quercia abbruttita

dalla cruda ombra umana










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Ormai simile al ricatto al complotto al misfatto

non mi dilungo

mi cresco una fame di contatto

contengo terre di misurato rimpianto








nota


50 SIMILI COSE è un rischio, un tentativo di ritorno all'io, anche se in chiave prevalentemente critica, fenomenologica (nel senso che descrive un processo, un percorso…) e, soprattutto, anti-celebrativa. Inoltre, la sequenza di versi si configura nell'intento di accettare e di riconoscere come propria una posizione 'alla pari' dentro alla realtà delle cose e, contemporaneamente, fuori dalla coscienza che in essa si proietta e si realizza, concretizzandosi nel linguaggio e nelle sue forme.

Un passo indietro, insomma, rispetto alla visione antropocentrica e mentalistica ancora, purtroppo, dominante, indice di un modo limitato e autoritario di porsi in rapporto con il mondo e segnale di uno sguardo ristretto che non lo penetra, che in esso non si fonde e non si arricchisce ma che può soltanto rimbalzare sulle sue cose per un ritorno carico di isolamento e di vuoto. Il contrario, insomma, dei concetti di feedback e di empatia.

50 SIMILI COSE rappresenta un passo mosso in direzione di una rinnovata inclusione nel mondo: cosa tra le cose, di nuovo partecipe (temporaneamente, almeno) al movimento che tutto accomuna e di continuo modifica e trasforma.

Attraverso una prolungata similitudine, ci si trova immersi in un viaggio in cui il confronto si rovescia a favore delle cose, degli oggetti della realtà, fattisi finalmente soggetti di una scelta equamente condivisa, mai unilateralmente imposta. Qui, la posizione del soggetto-scrivente (e con esso, si spera, anche del lettore-fautore) è sostanzialmente quella dell'attesa e dell'ascolto.

Tutto ciò si compie, però, soltanto nella consapevolezza di essere, anche e contemporaneamente, fuori dal mondo mentale riflettente e gravitante su se stesso e in se stesso, in accordo con Husserl, Sartre e Robbe-Grillet, per cui, in sintesi, coscienza è sempre coscienza di qualcosa.






© Roberto Cogo 2004