|
fatto di silenzio intrecciato
rapidi interstizi di umore
4
inorridisco nel pericolo di un gesto
percorro trasparenze morbide viuzze di stupore inflessibile
inesperto sul mio legno
7
percepisco il tempo che promuove la caccia
rapido mi spengo
in angolare ammassamento
10
scavo anime millenarie
alla terra
creo abiti e certezze
del diluvio coi frammenti sparsi sul mantello
di tanto in tanto mi frugo un morbido ricordo
13
interstizi di anime
oltre il vetro il brusio di un alito impresso
estasi da telecomando rimane inespressa la mia fame di mondo
16
graffi insensati di
fumo e bagliori mi accucciano lo sguardo
m'inoltro nel fogliame
variopinto tendo la mano a stagioni intransigenti
condotto cieco alla vanità del mondo
19
le praterie fumose dove la luce colpisce l'affamato
delle mille tragedie non mi aspetto di essere salvato
arranco arretro mi arrendo
22
mi cresco una magnetica
peluria
più ampia di orizzonte
le radici mi frugano i confini del vaso
25
più rapace
28
s'apre davanti la fonte di ogni possibile sguardo
un fermento freddo mi
appartiene un liquido scivolio di foglia in foglia
cerco sollievo tra le
pieghe smembrate
31
dove vibra un altro divenire inquieto
alle ispide e tomentose
34
rimango di sasso
tra fogli e parole le
virgole servili e i punti nel rimescolarsi di forme e di menti
della sparizione dove si srotola inconsulto ogni sentiero
37
Di nuovo simile al
tempo un luminoso riproporsi
di orme sul velluto bluastro
di un palpito nell'aria
Senz'altro simile al
dubbio
40
nuvola e prato per oppormi all'arma affilata nel ghiaccio
abbandonai e abbandonerò
la terra battuta l'erba stabilita
nel fango attendo maree
più folli
43
creo gli immani anticorpi che possano annientare gerarchie
Simile alla pace dei
frutteti estivi radiazioni celebro il ramo il primo che mi accolse
46
il muro fluido del tempo
contemplo l'alba sul
vetro che risuona
a questa mia protuberanza
d'essere s'inverda ogni midollo a contatto col prato
49
all'allodola alla quercia
abbruttita dalla cruda ombra umana
|
| nota
Un passo indietro, insomma, rispetto alla visione antropocentrica e mentalistica ancora, purtroppo, dominante, indice di un modo limitato e autoritario di porsi in rapporto con il mondo e segnale di uno sguardo ristretto che non lo penetra, che in esso non si fonde e non si arricchisce ma che può soltanto rimbalzare sulle sue cose per un ritorno carico di isolamento e di vuoto. Il contrario, insomma, dei concetti di feedback e di empatia. 50 SIMILI COSE rappresenta un passo mosso in direzione di una rinnovata inclusione nel mondo: cosa tra le cose, di nuovo partecipe (temporaneamente, almeno) al movimento che tutto accomuna e di continuo modifica e trasforma. Attraverso una prolungata similitudine, ci si trova immersi in un viaggio in cui il confronto si rovescia a favore delle cose, degli oggetti della realtà, fattisi finalmente soggetti di una scelta equamente condivisa, mai unilateralmente imposta. Qui, la posizione del soggetto-scrivente (e con esso, si spera, anche del lettore-fautore) è sostanzialmente quella dell'attesa e dell'ascolto. Tutto
ciò si compie, però, soltanto nella consapevolezza di essere, anche
e contemporaneamente, fuori dal mondo mentale riflettente e gravitante su se stesso
e in se stesso, in accordo con Husserl, Sartre e Robbe-Grillet, per cui, in sintesi,
coscienza è sempre coscienza di qualcosa.
|
|
|