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Il
filo delle bugie Ma
la vita degli altri davanti
a me che so mentire qualche volta che
mi sto inventando la vita. Andrà
a finire che perderò e
una cosa nascerà simile alla
necessità di odiare qualcuno che amo nella
speranza che male e bene di
sembrare diversi. e
rimanere col bicchiere vuoto in mano, È
una differenza così leggera, da
riempire il mare nell'attesa: nell'acqua
che ieri ho tremato una
cella così perfetta la
mia anima. al
mondo, in
cui non potrò più
incontrare altri che te. Signore,
prendi il mio sesso, possa
più capire, dissotterrando
da me stesso i
vestiti che scelgo e gli oggetti tornando
a sillabare mattine promiscui
convegni di piacere rubato
moltissimi anni fa. felici,
esistono ipogei ricchi
di tesori funebri, dove
la vita s'è fermata nello
splendore dell'attimo, un'eternità
di nessuno che
non si può toccare in
un mucchietto di cenere: voglio
questo dio di nessuno, con
tutti i tesori che vedrei. La
lingua dimenticata pare
un dialetto appena più povero di
quello del continente, morto
alle filastrocche dei bambini alle
sentenze dei vecchi, per
un'età di passaggio. Come
parlano i pesci a
colpi di pinne, a
fitte di memoria così
è la conversazione cimmeria
che
il sole non risorga d'un
corpo solo e prigioniero, alla
solitudine delle stelle. che
bruciò quel tempo favoloso e
fuggono gli anni, ridicola
unità dell'infinito nei
corpi appesi ad
asciugare al tempo. le
forme perdute pronte
a servirmi l'ansia
delle mie partenze. che
m'aspetta, la
linea che mi separa dai
molti ieri e domani, la
marea che sale e m'arriva al petto, le
notizie, lo sciame delle parole, sono
e non sono sfumati, s'offende
e si spegne della
luce rinnova la fame, nutre
la carne e la rialza, che
s'era giaciuta con lei
E ti vergogni del desiderio se è negato, che si rinnova specchio d'una perfezione
originaria, prima che baci e abbracci
rovinassero nella nostalgia dello
sguardo che ancora non sa la
risposta per paura del sì. mia d'amore, un'altra
stazione corsa all'infinito degli
occhi che presentono la primavera un letto d'amore sfatto, amato nell'ombra che
cedeva poi levatosi in volo orma di un capo su un
cuscino, odore della vita che svanisce a poco
a poco.
nell'arco di quegli
anni, che non sei più
nella mia vita. Questa fuga del tempo che dà e si riprende
è il mistero di dodici anni insieme compresi nel nulla prima, nel vuoto poi, una contabilità
sempre in perdita. solo così si
può amare ancora, ma l'emorragia di questo vuoto pieno
di anni e l'eternità
si conquista
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