Il filo delle bugie





A me la mia vita non piace

e non posso cambiarla.

Mi sforzo allora di farmela piacere

e qualche volta mi dimentico,

dico che la vita è bella.

Ma la vita degli altri

mi sta sempre davanti

e mi viene una gran malinconia

perché nessuno riesce a mentire

davanti a me che so mentire qualche volta

così bene da dimenticare

che mi sto inventando la vita.

Andrà a finire che perderò

il filo delle bugie e delle verità

e una cosa nascerà simile

alla necessità di odiare qualcuno che amo

nella speranza che male e bene

non mentano più e smettano

di sembrare diversi.











L'acqua






Quando ho sete faccio scorrere

a lungo l'acqua, vorrei poterla

bere più fresca, sempre più fresca.

Mi è capitato di non potermi decidere

e rimanere col bicchiere vuoto in mano,

pensando all'acqua che berrei

se attendessi ancora un po'.

È una differenza così leggera,

da riempire il mare nell'attesa:

c'è qualcosa di così mortale

nell'acqua che ieri ho tremato

sentendo un bambino dire "ho sete".











La cella






Signore - se credessi in Dio direi -

Signore, fammi il mondo

una cella così perfetta

che possa starci solo

la mia anima.

Signore, allarga la mia anima

al mondo,

fa ch'io ne esca solo il giorno

in cui non potrò

più incontrare altri che te.

Signore, prendi il mio sesso,

fa che né femmina né maschio

possa più capire,

nascondimi,

fammi solo parola di Dio.











Dio di nessuno






Sarebbe molto bello se la mia

fosse una seconda vita

e potessi scoprirlo un po' per giorno,

dissotterrando da me stesso

i vestiti che scelgo e gli oggetti

che compro per riportarli

dopo la lunga oscurità del sole,

tornando a sillabare mattine

d'incontri, risate, baci,

promiscui convegni di piacere

rubato moltissimi anni fa.

In deserti che furono terre

felici, esistono ipogei

ricchi di tesori funebri,

dove la vita s'è fermata

nello splendore dell'attimo,

un'eternità di nessuno

che non si può toccare

senza che si sbricioli

in un mucchietto di cenere:

voglio questo dio di nessuno,

in briciole ch'io pure vada

con tutti i tesori che vedrei.





(Il re, le parole, Lacaita, Manduria 1980)











Il sonno






In questo luogo si dorme,

senza fine e senza inizio

è il sonno.

La lingua dimenticata

che si parla nelle sue isole

pare un dialetto appena più povero

di quello del continente,

l'idioma che si può scrivere

e non pronunciare

morto alle filastrocche dei bambini

alle sentenze dei vecchi,

per un'età di passaggio.

Come parlano i pesci

a colpi di pinne,

a fitte di memoria

così è la conversazione cimmeria

nelle sale del sonno.










Il viaggio





Tu sei la terra che non finisce mai

e gira e torna sempre alle stagioni,

tu sei la fine della paura

che il sole non risorga

e la vita d'una colpa si spenga.

Vince il tuo canto il sapore

d'un corpo solo e prigioniero,

il timore del ritorno

alla solitudine delle stelle.

Tu sei lo spavento della bellezza

quando mi chiami e non parli,

il desiderio della fine

quando mi stringi,

il tempo che si rompe nel sospetto

d'un altro tempo tuo senza di me

quell'era arcaica ch'io non vedrò mai.

Io sono il fumo della vita

che bruciò quel tempo favoloso

e vago in te come esploratore

timoroso che l'altro, dagli antipodi,

lo preceda allo zero del polo

per piantare il vessillo del suo re.





( da Calma di vento, Garzanti, Milano 1987)












La gravità dei corpi






Le anime notturne pesano

d'una gravità di vino e sogno

liberate dalla parola

che sale e vince.

la legge dei gravi.

Il bacio che apre la bocca

scarcera dalla memoria

e fuggono gli anni,

ridicola unità dell'infinito

nei corpi appesi

ad asciugare al tempo.











L'amnesia






Qualcuno cancella

il gesso delle lettere

sulla lavagna della mente,

quante cose dimentico...

Ma l'amnesia è oscura sapienza,

in qualche luogo ritroverò

le forme perdute

pronte a servirmi

come chiavi e valige

per case che non saranno

le mie celle e viaggi

che non avranno più

l'ansia delle mie partenze.











Alla luce di Roma






La voglia di partire,

la forza di rimanere,

l'immagine del mondo aperta

che m'aspetta,

il tempo che manca all'incontro,

l'ossessione da riempire

che si placa,

i nomi dei morti questa notte

i nati ancora senza nome,

la linea che mi separa

dai molti ieri e domani,

la marea che sale e m'arriva al petto,

la linea di costa che muta,

le notizie, lo sciame delle parole,

la mente, lavagna sporca

di segni non cancellati,

teatro dove i sogni

sono e non sono sfumati,

incerto lume che al sole

s'offende e si spegne

e poi si riaccende.

Questo va e vieni dagli inferi,

della luce rinnova la fame,

nutre la carne e la rialza,

la separa dall'ombra

che s'era giaciuta con lei

quasi una forma sola.











Il morso





Solo il morso a tradimento

alla tua mano offerta alla carezza

t'innamora.

E ti vergogni del desiderio

che si riaccende

se è negato,

che si rinnova

se ti ritrovi a guardare

te stesso che si guarda desiderare,

specchio d'una perfezione originaria,

prima che baci e abbracci rovinassero

nella nostalgia dello sguardo

che ancora non sa la risposta

e dubita e trema e s'abbassa

per paura del sì.





Terme di Comano, 19 settembre 1997












Alba






Domenica che sorgi pigra

dalle nebbie,

dolcissima nave della ricerca

mia d'amore, un'altra stazione

sarai del desiderio,

corsa all'infinito degli occhi

che presentono la primavera

e si godono l'assenza,

un letto d'amore sfatto,

ancora caldo di un corpo

amato nell'ombra che cedeva

poi levatosi in volo

poco prima dell'alba,

orma di un capo su un cuscino,

odore della vita

che svanisce a poco a poco.





Ferrara, 8 febbraio 1998.






(da La gravità dei corpi, Palomar, Bari 1998)












Vuoto d'amore






Guardavo poco fa la mia firma

di quindici anni più antica,

quel sogno bleu sono io

di là da molte stagioni,

estati, autunni, inverni e primavere

con dentro folle di volti e,

tutto intero,

nell'arco di quegli anni,

da me ora a me allora, tu,

che non sei più nella mia vita.

Questa fuga del tempo

che dà e si riprende è il mistero

di dodici anni insieme

compresi nel nulla prima,

nel vuoto poi,

una contabilità sempre in perdita.

Ogni scomparsa nutre una rinascita,

solo così si può amare ancora,

ma l'emorragia

di questo vuoto pieno di anni

educa al nulla

e l'eternità si conquista

non scrivendo più il proprio nome.





(da Talismani. Antologia personale 1969-2003, Marietti, Milano 2003)