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Malizie
Cicaleccio di uccelli quest'oggi
e malizie di verde alla quercia
che ondeggia stranita delusa.
Dite alla gazza di chiudere al freddo
al frullare svariato di furti innocenti
meglio il canto spiccio del merlo
disatteso tepore di abbagli
nel disincanto secco di rami
che non promettono sogni.
L'assenza dell'ombra
La città effonde piano
riverbero e nulla
dammi un lenzuolo
delle luci lontane
a celare l'inganno
di trame opache e malferme.
Finalmente azzurreggi
di spiga e di vento
l'assenza dell'ombra.
Mozart
A quest'angolo secco
di giorni per forza traditi
ampio il respiro
dei corni e degli archi
mi salvasti più volte
da assurdità rosicchiate
denudate messaggere del nulla.
Sogni
Scriverò poesie foglia a foglia
le dita aperte a folate randagie
in un brindisi allegro
di schegge alle spalle
che il soffio lieve
solleva accartoccia e poi posa
sull'orecchio curioso
del gatto di casa.
E' salpata anche l'ultima nave
E' salpata anche l'ultima nave
un'ala spaesata la segue
neanche un delfino a tracciarne la rotta
nel silenzio del porto che dorme
mari aperti di tempi trascorsi
ritirare le reti al rimorso
al tuo giorno di squalo.
E calamaro di fiume
ora resta al riquadro
di nebbia e finestra
ricordo spaurito
da distanze infinite
tra dita curiose
tra ciglia.
Stupite.
Ciò che
ho
Ciò che ho
posso offrirti
tra banchi di zuccheri e frutta
aromi viscosi
nel ronzio delle vespe
impazzite di vetri.
In percorsi di ombra
pudori alle strade
camminando la lingua del giorno.
E cangiano iridi in cerchi di sonno
nel contegno di porte socchiuse
che girano al giallo.
Non chiudono a mani
allarmate del nulla.
Ma guardano altrove
oltre il filo che sgrana
la perla di voci.
La festa stranita di luci.
Arrangiati, disse
alla donna
Arrangiati, disse alla donna:
un cuore di carta di riso
rattrappì per il freddo.
Arrangiati,disse
e la lingua di fuoco si spense
nella nebbia palustre
di notte correva e correva
sulle corde del sogno
aprì gli occhi la donna
stellati
rannicchiata nel solo.
Si portò al petto il suo dio:
arrangiati, disse l'inganno
lei lo tenne al suo fianco
e lo vinse
al torpore di panno
del giorno che muore.
Mi hai invitato
Mi hai invitato al tuo splendido pranzo
di broccati e bevande pregiate
posate d'argento pietanze fatate
di mani che innamorano al gesto.
Mi hai invitato al tuo splendido pranzo
di gente che accattiva a guardarla
ho scambiato sorrisi d'arancia sbracciati
e giocato coi fianchi il tuo giorno d'incanti
poi hai distolto il tuo sguardo
a seguire qualcosa
e d'un tratto è sfiorita la rosa
allappa anche il miele
si vuota la sala e rimane
stupito
boccale di coccio
il mio riso sbreccato
la buccia di un sogno
appannato.
PERDONI
Gli scarabei del dubbio
bruciano ali folli di vetro
moriranno alla noia
di inutili varchi
sbriciolando
perdoni e perdoni.
Rosalba De Filippis,
Sotto nevi di carta, Campanotto, 2007

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