E' una danza

E' una danza.
I lecci avanzano di un passo
si accostano a guardare che succede.
E io disegno primavere
gli occhi chiusi al cielo
sdraiata sul muretto.
Ma d'improvviso vedo
il passo di quel bosco
e sono inverni fitti
di ghiande grigie a terra
nascoste nella buca di un rifiuto.
Il vento chiama a voce la vallata
risponde il treno
e la finestra
ancora senza infisso.
Mentucce
tornano a stordire i miei riflessi
autunni e conclusioni senza un segno
ma gli alberi mi vengono a cercare
mi abbracciano di foglie resistenti
a queste notti senza il mio cuscino
e danzano pesanti.
Che possa un giorno farmi di corteccia
tendere la mano un poco cava
ad altre mani cave
e poi partire, sì
dimenticata.
Al fischio silenzioso
dell' estate.

Monteloro 14 ottobre 2007

 

 

 

 

 

 

Ma quando tutto è fermo

Ma quando tutto è fermo
e non ha senso il tempo
non suonano le ore
e il capo tiene ferme
le sue fiere
piccole pantere
con i denti
si accucciano sui piedi
controllano che i venti
siano piatti
e tacciono i gabbiani,
chi porterà nel cielo
il segno della vita che continua?
La notte ha preso tutto
giocato le sue carte
legate con le mani
di un vecchio dentro il letto.
Chi scoccherà di nuovo
un dardo fresco
in questo palinsesto
senza amore
se amore vuole dire
vento forte
girandole di segni
e sole nello zenith dei ricordi?
Chi mi terrà per mano
la notte dei capelli intirizziti?
Chi donerà coperte
al colibrì che ha perso la corrente?
Scaldate le sue mani
scioglietegli i legami
lasciate che il respiro
sia il respiro
e non la sola vita
costretta tra lenzuola
aprite la finestra
il timido spiraglio
offre la sua strada
all'anima stranita nella sera.
Io soffierò per lei
Il fiato impietosito
E porterò il vestito
Io laverò le imposte
preparerò il caffè
saggezze e poche cose
e nutrirò le fiere accovacciate
di un pane mescolato
al vino del perdono
l'aroma del peccato
cancellato
che leverà d'incanto
due tortore affrettate
nel candido affacciarsi
dell'estate.

 


 

 

 

 

 

E poi t'ho ritrovato

a mio padre Vincenzo
E poi t'ho ritrovato.
Il padre mio voltato
il padre incoronato
santo suo malgrado
portato sulle spalle
ondeggiano le mani .
Dietro
lo stuolo nero
di fazzoletto e coro
le pallide nutrici
e tu le benedici
lungo la strada chiusa.
Dietro
la folla muta
di processione e vino
uomo che diede all'altro
tutto il suo rimorso
di essere nato ricco
ti baciano le mani
le donne coi ricami.
Lungo la strada a picco.
Ti seguono pensose
le donne religiose
tu che hai lavorato
con questa gente cruda
e mai sei entrato in chiesa.
Ti ondeggiano.
Patrono
dalla casa
fino a un cancello allegro
che tiene le campanule
e sciolgono i capelli
come custodi linde
che di Madonna vedono.
Le dita.
E l' uomo
che non vuole stare in cielo
lo sentono maestà di bene pieno.
Per te che sei terreno.
Nascosto tra le ceneri
vattene cullato
padre mio voltato
ti porterò all'approdo
ti bacerò la mano
del tuo sottrarti lento
ti donerò il perdono.
Ti benedica il vento.
Tramontano.

 

 

 

 

 

 

Madre madre

Madre madre
madre rotonda
come il cerchio
che si chiude in orizzonte
madre fionda
si tende
verso il figlio
sassolino vorticoso
voce d'aglio
lo circondi di profumi
madre di fiumi
tutti puliti
limpidi costanti
madre senza pianti
madre vivida sonante
campana giglio
margherita assenzio
tramutato in figlio
madre capanna
scatola cartone
madre sorriso
donna di paradiso
giocattolo portato
madre teatro
scena di serena dedizione
madre consolazione
vizio di controllo
madre corallo
serpentino rosso
madre commossa
in timide lezioni
sonagliere
scope illuminate
epifanie contate
ceneri e sentieri
topi forestieri
e gatti che le girano d'intorno.
Madre piccolina
gigante con le stelle
madre signorina
regina o principessa
madre.
Poetessa
scocca le parole
le coglierai
al meriggio
tu sei il frutto
madre senza lutto
piccole susine
con il succo
e assaggerai la madre
sarà la Comunione
ai seni dei perdoni
di salvia a primavera
madre guerriera
tende la sua fionda
madre rotonda
di figlio e pietra.
Madre di seta.
Madre di mare e terra
madre sorella
madre inginocchiata
lucida i tuoi piedi
madre d'estate e canti
senza divieti
madre che ritorna dai suoi figli
tocca dentro il piccolo forziere
le pietre del perdono
e lascia che le rubi il meno buono
il giuda che si porta nella storia
il peso della croce
il giuda masticato
il giuda che ha pagato la sua colpa
madre con il velo tutto scuro
capigliatura grigia e muro
madre futuro
di solide carezze
madre di tutte le tue brezze
venti contrari
bonacce infreddolite
madre e mariti
figli inteneriti
novelle con il pane sulla mensa
madre di tutta la tua baldanza
madre lagnanza
di spalla irrigidita
e conti sulle dita
madre non sa dove finire
questa litania di tante ore
madre con il cuore sulla strada
festa di paese e di contrada
nello schiamazzo
di un mese arroventato
madre che rima in madre
l'ultimo fragore
il grande fuoco
di stelle un cerchio allegro
cade silenzioso
e il cielo illuminato.

 

 

 

 

 

 

 

Io la nave…


Io la nave. Tu il porto
di una città che non conosco.
Di notte
lunghe braccia
punteggiano di luci i miei ritorni.
E tu mi mandi baci
come il vagabondo
che spegne apposta il faro.
Ma io a memoria arrivo
tu stai fermo
afferri la gomena
il viso scuro e vivo
la curva intermittente
Il mio respiro.