| NOVEMBRE - SECOLO
21
Già stelle
di natale
grandi
pendono dal cielo della città
non ancora illuminate, ma son qua.
Novembre ci ha da poco regalato il suo novello vino
le castagne adornano le tavole dei ricchi e della povera gente.
È già l'ora triste del commercio del figlio dell'uomo?
Dei negozi e delle luci per gli allocchi
dell'invidia o la bestemmia di chi non entra
nel paese dei balocchi?
Denaro decide il tuo giorno - figlio dell'uomo -
apre le porte agli uni e le sbarra agli altri
decide l'uomo giusto dall'ingiusto.
Non certo tu figlio dell'uomo - se mai esisti -
ed io che aspettavo ignaro e infreddolito di San Martino un raggio,
regalo da niente che quasi da sempre mi vergogno a desiderare tanto,
d'un tratto m'accorgo che è natale - dicono - auguri e buone feste
-
dicono a tutti noi
le stelle di natale.
QUANDO AMMETTERAI
CHE
Il gioco più
bello non ti serve più
se non hai con chi giocarlo.
Le ore più
serene, serene non son più
se non hai con chi passarle.
La cena più
buona non ti sazia
se non hai a chi offrirne.
Le parole più
belle sono sorde
se una volta una non le dici a chi può ascoltarle.
Il vestito più
elegante non ti abbellisce affatto
se nessuno te l' ha detto.
I soldi e la casa
muoiono con te
se non hai a chi lasciarli.
Il viaggio più
bello ti annoia
senza chi guardi fuori il finestrino
le montagne che scappano lontano.
Aver ragione è
stupido
se non hai chi ti dà torto.
Quel che sei non
è
se non riflette gli occhi di chi guarda.
Quando lo ammetterai
Sta' allegro amico
è solo la vita che ricomincia
i tuoi sogni che iniziano ad avverarsi.
VEDERTI LA SERA
Il solo vederti la
sera
è quanto rimane di giorni
di vento e d'aria fresca
non so poi se felici
di più
trascorsi ad aspettare un futuro
che all'improvviso - chi l'avrebbe creduto? -
è tutto qui.
Il solo vederti la sera
è la piccola gioia di cui vivo adesso
così grande da colmare i giorni
di verità
non dico di un senso
che non si può
ma della mano che tiene la mia
e la porta in giro con sé
incurante - quanto sa - delle ingrate parole
che non so trattenere
e dello sguardo triste
che mi porto appresso da sempre
come l'ombra della mia serenità.
QUANDO MI TOCCA
D'INCONTRARTI
Mi tocca la fortuna.
Quella di tornare
a casa la sera
e riconoscere la porta,
i rumori
e le manie delle persone che l'abitano,
quella di trovar la sedia
sotto il quadro di tua madre,
proprio dove ricordavo,
la tenda tirata mezza mezza
in un indugio di speranza
in ascolto di passi che camminano fuori.
E poi risentire
"Piccola" "piccolo"
"mio" "mia"
l'eco dolce e lontana d'una lingua
inventata per noi
dai bambini d'allora nel giocare
a non farsi capire dai grandi.
Io così ti
amo dunque
in un tornare a casa la sera.
Ma non si chiama
amore - dicono -
una cosa così.
I
Quando capita
capita di colpo,
è di sabato o a natale,
che ci si accorge d'esser soli.
SPILLE
Mi mancano perfino
le spille
pure quella che sfilasti dalla coda dei capelli
raccolti
col gesto più banale
che non so dimenticare
a chiudere la giacca difettosa
e la mia valigia piena
di quei pochi giorni
belli
di vedersi ogni mattina.
IL DUBBIO
Sarà solo
l'estate che mi prende la mano
a insegnarmi così bene a fare a meno di te?
Sarà forse
che era finito il viaggio assieme
senza una colpa od un errore - che vale?
Dell'uno o dell'altro - che conta?
Che non c'è
colpa od errore se un viaggio finisce
è solo tempo che passa ed è passato.
O quando torna settembre e si sa che ritorna
sarò già alla tua porta a raccontarti lo sbaglio
e l'irreparabile abbaglio?
QUELLA NOTTE
Come vorrei averti
rubato abbastanza
quella notte
qualcosa che ti potesse mancare adesso
Che non sono più lì.
Allora sì
mi verresti a cercare
dimenticando i chilometri e le promesse già fatte
alle persone sbagliate.
Come vorrei averti rubato abbastanza
quella notte
da aver perso tutta la stima che mi porti.
Come vorrei averti deluso bambina
tanto d'aver paura adesso d'avermi aperto quella porta.
Allora sì
mi verresti a cercare
dimenticando quel maledetto dubbio
di rovinare qualcosa che non c'è.
Come vorrei averti
rubato abbastanza
quella notte
da farti morire - come scrivi - davvero.
Non di parole ma di tutto
quello che ti manca adesso
che non sono più lì.
Allora sì
mi verresti a cercare
lasciando che sia io
ad avverare i pensieri che tieni sulle stelle.
Tutti i desideri che conosco
e che là conservi di nascosto
al riparo dagli altri
e da te stessa.
PER TE PARLANO
Non temere,
per te parlano
le mille cicche delle sigarette,
i nastri usurati delle nostre canzoni
vecchie di cent'anni
la fatica dei tuoi giorni neri
e le porte chiuse in faccia
ai tuoi pensieri
troppo onesti per vincere.
Non temere,
per te parla lo specchio
che solo tu guardi
con due perle così rare
in questo mare troppo uguale.
Gli occhi di quand'eri ragazzo
uguali a quelli di adesso
un po' più stanchi forse
soltanto.
Stefano Bianchi,
da Le mie scarpe sono sporche di sabbia anche d'inverno, Fara 2008
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