noi siamo semi nel vento

e il nostro destino

è morire in un altro











trovo solo neve

davanti agli occhi chiusi,

e il tempo passato a riposare

in una stanza vuota di rumori


eri tu, largo sorriso

in nuvola bianca, ed ero io

a respirare piano l'aria

sul mio viso -

avevi linee non tue, linee nostre

se c'è ancora senso è dentro

queste ossa, pensavi

e mi abbracciavi come non mai


ero appena disceso dal piano inclinato

aggrappato a un copertone nero

e il cielo chiaro era dietro alle tue spalle

ma anche alle mie, che tu tenevi

ancora strette, tu che eri già me











la testa di mio padre

senza capelli è un bambino

lo tengo vicino tra la scapola

e il cuore - non sento rumore

quando si appoggia soltanto

un fascio sottile di corpo

mi attraversa la schiena

come il ricordo di un tempo

che è stato

e non è stato mai più












vorrei per una sera

essere io Bartolomeo

e torno sulla moto verso il centro

col mio foglio che hai strappato

ripiegato in quattro

nella tasca del golfino


vorrei essere l'eterno

viaggiatore che sorride

pieno e stanco, nel tempo

che lo investe e lo commuove

sulle pietre che ho contato

ad una ad una nella mente - la piazza

già mi aspetta con le luci

la TV rimanda forte

il suono degli assenti, io li guardo

in festa i giovani per strada

l'euforia in testa e poco

amore nelle mani

nei piccoli rilievi di quei gesti


(l'ubriaco ha occupato

anche l'ultimo telefono a monete,

non c'è spazio d'inventarsi

un'altra casa, un posto calmo

di passaggio, una pace per il cuore)












vedendoti da dietro, ieri,

soltanto, non so per quale vasto

e silenzioso annuvolamento

dei miei pensieri

forse la curva della schiena

dopo un giorno di pena

ieri soltanto eri un altro

la testa incassata, la sciarpa alta

disorientato lo sguardo, un po' più calmo

e meno vorace quel poco di pace

nelle briciole degli occhi brevi

margini di luce, padre

che non sei un padre sei

lo stesso fratello più grande

e più piccolo insieme - un baleno

io tremo al solo pensiero che vedo

nel padre il fratello, nel fratello

forse il padre più vero











di lui ricordo poco, le maniche

alzate con gli elastici, un ordine


perfetto e misterioso e dietro

gli scaffali delle sigarette - Ergo


che conta i maccheroni e taglia

le lune dei suoi sogni negli agrumi