Ballata schietta
Sono cresciuta in una casa troppo grande
per essere a posto con la mente
i miei sensi si sono dilatati
un modo troppo largo, sconveniente
per quest'epoca che vuole precisione
categorie, scomparti
che democraticamente ti impone
di scegliere la tua trasgressione
fra 4 o 5 ben collaudate.
Io non ho un piano di ribellione
è che sono proprio distratta, sbadata,
proprio incapace di puntualità
di rispettare i tempi, le scadenze
ho già perso due o tre treni
e ora vado a piedi con calma, lentamente.
Per dispetto a chi mi vorrebbe
pazza, malata o stravagante
mi mantengo sana
e banalmente
vado in ufficio tutte le mattine-
semmai faccio morire qualche pianta
che mi dimentico di annaffiare
ma poi mi ostino sempre a ricomprare.
Sono gelosa della mia malinconia
ed è per questo che non ti ho mai baciato
sarebbe stato troppo scontato
così invece ho una provvista di rimpianto
che si conserverà per tanto tempo.
Scrivo poesie
per non passare il Sabato pomeriggio all'Ikea
(è troppo affollata
e non sono portata per il bricolage)
ma se mi chiedi come passo il tempo
dico che non faccio niente di speciale
e se diventasse tanto di moda
da parlarne il telegiornale
nella rubrica Costume e Società
smetterei immediatamente.
Faccio ancora in tempo a darmi al ricamo
posso ancora imparare da mia madre
che fa con le sue mani
tovaglie per 12 persone
e poi le regala a certa gente
che mangia quasi sempre al ristorante.
E' questo, dunque, il luogo comune
che mi calza alla perfezione,
più decisivo di un segno zodiacale:
la mia famiglia
mi ha disadattato.
Mi ha dato l'esempio sbagliato
insegnandomi la passione.
Dichiarazione
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"
Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate"
A. Rimbaud
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Mentre mi procaccio
viveri
e lavoro sodo
per preparare tane
alle nidiate che sento venire
penso che il mio problema
è non avere un programma.
Non mi sono mai chiesta
dove voglio arrivare
se sono postmoderna o popolare
a chi voglio piacere
in che rapporto mi pongo
con la tradizione.
La sera arriva presto
e c'è tanto da fare.
Appesa alla terra per i piedi
ho mani sporche, abiti da fatica
rifletto ombre così come bagliori.
E sulla testa mi fa la meraviglia
una corona di stelle e di colori.
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Da una donna araba a un uomo angloamericano
Poesia d'amore e/o guerra
Mi giudichi lenta, svogliata, inefficiente.
Nello spazio di un mio gesto ponderato
tu vivi tre vite avventuruose.
I miei tempi sono biblici
sconfinati come il deserto
che si è adagiato nei miei occhi
e ho miniaturizzato nel patio.
Tu non concepisci tali enormità
la velocità ti ha reso ottuso alle distanze
non possiedi metri per misurarmi
non sono confacente al tuo vigore
e i miei silenzi ti stordiscono
più del rumore in cui ti piace annullarti.
Io osservo il tuo procedere spietato
senza curiosità, ma senza disturbare.
Tu non sopporti che non voglia seguirti.
Io vorrei aprirti i miei veli immensi,
imbarazzanti
farne una culla per invitarti a riposare
e poi lasciarti andare.
Ma se tu ti ostini a trascinarmi
mi assedi, mi metti a ferro e fuoco per cambiarmi
io mi riavvolgerò più stretta
ti terrò fuori senza lasciar spiragli
coltiverò i miei vizi, resistente,
per dimostrare che i tuoi sono peggiori.
marzo- aprile 2003
Assedio di Bassora
Una normale mattina di giugno
Anche l'assenza ha vari gradi
e culmina in estate.
Ci siamo scambiati le date
delle nostre vacanze scombinate;
fissare l'ora del ritorno è un rituale
per scongiurare che finisca il mondo
mentre siamo ancora più lontani.
Mentre faccio colazione
il giornalista delle otto
espone la sua collezione
di cadaveri e dittatori.
Prima di uscire mi preparo
a schivare colpi bassi, rancori
e chi mi vuole catalogare.
La sera farò un inventario
per controllare di non aver perso
alcun valore fondamentale.
Mi tranquillizzerei
se fossi sedotta da un sogno
che sta sul display di un cellulare
e invece ho questo assurdo e intenso desiderio
di essere un pianeta
in cui la vita non sia una lotta
Giugno 2004
Un bambino
Non è che sono tanto intelligente
ma questa scuola è fuori dal normale
e il vostro metodo così sicuro
che bastano tre giorni ad imparare
tutto quello che c'è da sapere.
Ora che ho questa laurea infernale
sarebbe inutile studiare duro:
per essere di nuovo puro
un arco vitale
non è sufficiente.
Beslan 1,2,3 settembre '04
E per tutti i bambini di cui la televisione non ha parlato.
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I due giardini
E' vero,
non ci sarebbe proprio alcun motivo
di pensare al giardino capovolto,
a quelle dita lunghe e striminzite
che afferrano le ossa sparpagliate
ai bulbi duri, silenziosi e chiusi,
alla galassia iridescente di spore
che vaga verso strati sconosciuti
quando sopra quel sotto
è tutto vivo
e quel che è fuori è sempre tutto giusto -
l'iris il giglio la rosa e il girasole
la fontana, la coppa
il vino ed il calore -
e noi, cosa saremmo senza fiori?
Ma cosa i fiori senza
quel cuscino
buio profondo grave ed incolore
dove sei cieco sordomuto e senza gusto.
Frenesia
La primavera, come si sa,
non è perfetta.
Ora è tutto sepolto, rattrappito
ma presto sarà prurito di fiori
e fili d'erba che prendono il posto
dei loro identici predecessori.
Finché l'uguale succede all'uguale
nella medesima categoria
e' una frenetica routine.
Non c'è spazio per l'ignoto,
- può portare alla follia
ciò che manca di etichetta -
ma l'ignoto spunta sempre,
un intruso pericoloso
che non offre garanzia:
se non lo so dire mi travolgerà
se dico "buono" forse lo sarà
chi disse "cosmo" era troppo ambizioso.
NOTA: Le poesie Da una donna
araba a un uomo angloamericano , Una normale mattina di giugno,
Un bambino, fanno parte della raccolta Al mondo che forse
verrà pubblicata o forse no, chissà.
© Teresa Zuccaro
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