istantanee da un reparto chiuso per legge


vissuti respirando la stessa molecola d'ossigeno
consumando gli stessi centimetri quadri di spazio
amando e nello stesso istante corrodendo
si dice che quello che non uccida fortifichi
quanto è vero per un amore che non sopravvive all'energia che genera
e oggi sopravvivere in ogni eventuale declinazione della parola salvezza sembra ridicola oscena inettitudine
le ossessioni mulinellano intorno agli stessi steli
fino alla perdita di coscienza
all'annientamento della proiezione ortogonale
non esiste nulla di cicatriziale come la voce di una donna
per dissipare il silenzio della voce di un'altra donna

 

 

 

 

 

 

la donna coccodrillo


è una mantide
una donna coccodrillo che allestisce il letto di sezionamento
anche durante l'allattamento che il suo uomo guida
per il puro piacere di provare piacere insieme
il buio il silenzio lavorano inesorabilmente per lei
l'esposizione del corpo non fa metafora
incarna il sogno della libertà assoluta
il suo icaro tenuto alla catena vola verso un sole che assomiglia a giove
ritorna ogni volta al punto zero
il suo modo di amare è donare la mancanza
temprare nella distanza
lasciare a macerare nell'impossibilità della comunicazione
ripiegàti sulle carte del proprio studio
per srotolarsi in seguito in un intervallo di giorni
anche le più innocue incertezze sono conficcate al nastro della logica
in un'arena si sposterebbe con misura nelle fattezze di un gladiatore di lungo corso
sui polpastrelli osserva le macchie nere penetrate sotto pelle
e dilagate senza controllo
avvicina la lingua per sentire se emettano gusto
la punta del naso per sentire se abbiano odore
ma il dolore degli altri contagiando i corpi continua a parlare una lingua distinta
anche se la sera all'imbrunire scotta sempre più in profondità
ballava scostante i passi di una sequenza che non conosce
un passo che non ha permesso di condurre
per poi sparire allo schiocco delle dita
senza nemmeno lasciare un filo rosso da seguire
una spina dorsale di conchiglie


 

 

 

 

 


mutamenti nel corso di un fiume in piena


quanti zoccoli scalciano nella mente di un uomo
quando non conosce la verità ma la intuisce
dai dettagli dalle contraddizioni
dai verbali della non accettazione scolpiti ogni sera per mesi dall'altra parte del pianeta
ho affondato i piedi in un foresta improvvisa di arbusti carbonizzati
dove sbocciano i primi germogli neri figli dei fatti non pronunciati
quando si inizia a parlare di lei è un fiume in piena
che straripa oltre la diga giù per la gola della vallata
dopo una certa età è il caso di imparare a contenere il dolore
quantomeno a saperlo ammaestrare nelle lunghe ore notturne

 

 

 

 

 

 

copia di un tatuaggio secolare


è bastato leggere un libro per rivedere punto per punto
flesso dopo flesso e attrito dopo attrito
l'intera nostra storia che non è mai stata d'amore
come io ho creduto da ignorante
e come abbiamo ripetuto in veste di merli indiani
è bastato leggere un libro ed una scheggia della mia vita
s'è adagiata sul fondo del lago oscuro
tatuaggio di altre orme d'anima ingannate dal riflesso del pensiero
alla descrizione di un atto teatrale già scritto parecchi anni fa
probabilmente mi hai capito alla radice mentre io ancora non so chi tu sia

 

 

 

 

 

 

scene di un cannibalismo speculare nell'ora del sud


hai sognato che ti mangiavo le dita delle mani
quasi ho sorriso pensando che oramai ne è rimasto poco
dopo anni di erosione
simbolo carnale della tua onnipotenza mancata
del tuo desiderio di ingoiare il vuoto
e ricordo ora di un sogno di cui ho letto
una colonna di uomini alla porta di un vecchia osteria
ricevuta uno ad uno da una donna che li uccide
ne asporta le cervella che cucina e dà in pasto all'uomo successivo
ogni uomo divora l'uomo che è già stato a sua volta divorato
è una forma di castrazione usata per non rischiare di riconoscere la propria
è per questo motivo che non fai altro che ripetere che sono io ad avere bisogno di aiuto
a essere in preda al pericolo di dipendere eccessivamente dalle tue promesse di matrimonio che non hanno mai trovato seguito
sebbene si siano insidiate come larve di mosca
riproducendosi fino a sostituire la materia buona
a generare una colonia di bocche alimentate da un flusso carsico di cui si perdono le origine gli snodi le convergenze
hanno iniziato ad aggredire la carne
a farne brandelli solchi bocconi e scarti
mentre danzavo in equilibrio sul tuo ventre
incidendo pagine e pagine del libro tibetano dei morti
e migliaia di petroglifi della val camonica
per poi passare una mano e ricominciare daccapo
ora ti vedo nel biancore della tua schiena
scivolare fra le braccia di tua madre
che ti sospira nei capelli parole che soltanto una madre può dire
siamo scomparsi dalle mappe del mondo

 

 

Tiziano Fratus, da Il vangelo della carne, Edizioni Torino Poesia 2008