1

L'erosa fiocina che maneggiai,
così vicino alla parola vertebra!
al corpo demente di una medusa,
al soffio quasi nudo delle dune.

 

 

 

2

Ingiallì lo stelo, tre mesi esotici
trascorsero, sui plausibili pesci
estivi, ma non furono creduti
i miei cataloghi, i posti delle uova.

 

 

 

3

Così essi scoprirono la gittata
del polso emerso dall'acqua, e la forma
dell'amo che si frange nella bocca;
a riva, più non furono gli stessi.

 

 

 

4

Lasciammo le conchiglie dentro un certo
recipiente di vetro, senza vento,
senza un nome, né greco e né latino:
su questo non ci parve avere dubbi.

 

 

 

5

Il passo assorto che ci separava
non rivelò la nostra fibra d'aria,
il vento discontinuo lo sorprese,
il tepore di un mattone lo sfiorò.

 

 

 

6

Il mare, come dice il nome, fu
ancora circondato dalla costa,
orbitò la luna, così sarebbe
stato ancora, di nuovo, fra trent'anni.

 

 

 

7

Dall'orizzonte distogliendo gli occhi,
seguimmo i guizzi di una perla falsa,
persino ci bastò la sabbia e il sale,
ma certo non bastò la luce all'alga.

 

 

 

8

Se mai si fosse perduta, la barca
non sarebbe rimasta tanto a lungo
ai margini del globo, riscattata
dai richiami, dei pescatori, all'alba.

 

 

 

9

E separarono l'una dall'altra
tutte le sue braccia, dopo che fu
sbattuto su uno scoglio; ma nel caso
contrario, avrebbe continuato il nuoto.

 

 

 

10

Non c'era dato fare previsioni
sugli amplessi a cui avremmo dato forma,
mettevamo, anzi, ventre contro sabbia,
negando l'evidenza della copula.

 

 

 

11

Al sole, perforavi le conchiglie,
congedavi la tavola di legno,
ogni singola goccia d'acqua, come
ferma al suo posto, al tuo occhio così crudo.

 

 

 

12

Sul confine labile fra l'azzurro
e il verde, a lungo i teli si sfibrarono,
fiorirono le ruggini, e scomparvero,
il vento in casa penetrò dal mare.

 

 

 

13

Mi concentravo perché più durasse
la bianca originaria altezza delle
onde; ero solo un lettore di segni,
fra i tanti: impuro, semplice, polare.

 

 

 

14

Una polemica affiorò, fu quasi
accelerata, rovesciata, fatta
di perizia e di pazienza, soffiata

come i granelli di sabbia dalle unghie.

 

 

 

15

Che tutto ciò fu proprio vero, l'acqua
salata lo dimostra ancora, mentre
arde la comune scoria terrestre,
e non è dunque relativo il fuoco.

 

 

 

16

Aria algerina, mare marocchino,
sabbia sicula, sarda, palma libica,
sagoma vana di un'isola incerta,
come incerto fu il morso della tràcina.

 

 

 

17

Senza sapere a cosa andare incontro
togliemmo dalla carta l'arso pane,
provocammo l'estate, o forse no,
temendo solamente il mulinello.

 

 

 

18

Ci capitò di indicare il passaggio
delle navi, con le livide mani
sottoposte agli astri, senza mai chiedere
cosa ci fosse di arduo, in un addio.

 

 

 

19

Affiorando con gli altri dopo un tuffo
fui imperfetto, segnato con un crisma,
così per troppa luce fu perfetto,
chi invece non riemerse più dall'onda.

 

 

 

20

Che fosse il mare, col suo andamento
arabo, a muoversi con noi, e non noi
a muoverci con lui, mi venne in mente
poi, ormai di spalle alla risacca e al vento.