RAPIDO BLÉ


a mio padre
edipicamente
non edipicamente

 

3
che cosa insegno
della luna inerte
del misero
come del colpevole
del mio nome
che dagli altri apprendo?
è con un bacio
che spiegherei
lo strazio e il lampo

 

 

5
chi parla di te
svela un gramo atleta
e un lume che non vuoi
rischiara l'ultimo silenzio
ma è un silenzio
a cui sono come inatto
a cui non ti affanni
che acceso
sfianca le calosce
su un vitreo altare
belle e dubbie insieme
le sfigura la tua calce
valide rupi di un'insania
che anche oggi
già ti chiama

 

 

6
chi un giorno ardevo
oggi scampa all'oceano che avanza
a volte
riaffiora
a un bivio
che affronto incerto ancora
e ancora
con umiltà rivolgo il viso
mentre sboccia
e mi afferra a sé
una distanza

 

 

10
dal fondo
attendo
un'onesta luce
un dolore che affermo
su un vuoto di passioni
e di cadute
la crisi di una fronte scossa
che mai più illumini un ricordo
il pianto
il bandolo
la scoria
il nome
ma non la cosa
che mi infiamma
sul ciglio della fine

 

 

22
la carne
che non ha pazienza
che sempre si affatica
ad uso del letame
quando un destino la inzavorra
e l'urna manda un'ombra
lungo il suo vello inerme
nel gelo straordinario
della coscienza assorta
contro la grande volta
che la prostra
e il breve sogno
oltre il quale scivola

 

 

30
l'estate funesta
arde fra le gambe
consuete caverne abbandonate
bagna
pura vigilia che rimorde
sopra un'erba sepolta
breve fuoco
che ferisce
la testa lentamente

 

 

37
nei tuoi occhi non vaga alcuna pena
ma il flusso della nuvola
il guado acceso dalla brezza gelida
dal tuo specchio che matura
la neve che splende ancora
ma ha già la scaglia fusa

 

 

44
non so se nuda e sola
parlerai
per dire un termine che trema
con gli occhi astuti di un addio
col dolore atteso
che scardina la mente
col peso alterno di ginestre
che una notte
infine
trascolori
per viltà

 

 

49
ora tace
la stalla senza bestia
non la consola
il nodo appena sciolto
la luce scossa
o l'ombra stolida
di altri occhi
che non uccideremo
in sogno
non è una piaga senza morte
non sono perle gelide che getto
al gelo imbelle di uno stagno
è solo un cosmo che mi apre
che una stella attende

 

 

70
vuota città che finisce
alle onde
al cielo venato
alla ruspa
quando scava
con le spire
dal cofano
cieche e roche
vuota città che finisce
imbianca le impronte
sopra i dossi si gloria
si tende
si logora
avvista i sassi che lancio
sul lindo
rapido blé

 

 

 

Rapido blé di Ugo Magnanti, volume numero zero
della collezione di poesia "Altri sali",
è stato impresso in una tiratura non venale
di cento esemplari.
La stampa è stata eseguita da Cristoforo Colella
della Tipografia Marina, in Anzio,
nel mese di settembre dell'anno duemilatré.