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Volo BA589 - I.
Sembrano quasi semplici le istruzioni
per la salvezza del corpo e magari
dell'anima nel manuale mimato
da un'hostess che per averlo studiato
imita con un certo ottimismo
l'agonia della morte per macchina.
Sprecando così in maschere e giubbetti
i minuti per dirsi e per urlare
prima di lamiere arse o del mare.
Volo BA589 - II.
È da un po' che il din-don dell'atterraggio
mi ha distratto stringendomi al sedile,
ma dentro al latte del cielo di Londra,
come in vecchi sogni di neve, ogni distanza
è ignota ed è domanda: sa il pilota
dove siamo? Quanto alto voliamo?
È solo un attimo, che dalle nuvole
rassicuranti casette giocattolo
risolvono ma senza soluzione:
non basso o alto, né a destinazione.
Ma non era mia intenzione
mi dici
come sempre e qui ci divide il fatto
che se spacchi lo specchio pettinandoti
- per quanto succeda distrattamente
quel colpo di spazzola al vetro fragile -
la tua immagine innocente si sbriciola
punendoti come fossi colpevole.
E che la spettrale intenzione conti,
è un regalo di chi la fa contare;
peraltro essendo pure un'intenzione
la distrazione lieve del tuo braccio
che andando ai capelli profuma l'aria.
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Pierluigi Cappello
Ci ascoltano. Come un
tempo, cifrari
s'incontrano imperscrutabili ai più:
sono sguardi, metafore per me
comiche che so quanto in alto lanci
se devi la tua palla di dolore.
È la Radio Londra dei nostri amori,
libri che non scriviamo, la fatica
delle ruote che tutti e due spingiamo.
da L'infanzia di Gödel, La barca di Babele, Meduno 1999
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