inediti






Àmm ch'al guèrda



Stasìra a tira un vèint catìv

ch'a squàcia léngua e vistî

e a-n vól ch'a fàga gnànch

'na ciacarèda, un gir


Mè, da la mê fnèstra srèda

a gh'ò sól la colpa d'éser vìv

meint'r a guèrd la Pumpósa basèda

da sta lûs nóva ed temporèl, c'la spècia


un èter dè finî







Uomo che guarda. Stasera tira un vento cattivo, che scopre lingua e vestiti e non vuole concedermi neanche una chiacchierata, un giro. Io, dalla mia finestra chiusa, ho l'unica colpa di essere vivo mentre guardo la Pomposa baciata da questa luce nuova di temporale, che specchia un altro giorno finito.




agosto '01








Ciamèr l'amôr



Oh, a sûn nèe e a stag

in 'na zitèe cla ciàma

pitór i imbianchèin, artésta

i atór e poéta i màt


Però, i én anch persuès, i mê paesàn

che quì més péz i én i inamurèe

e l'amôr i al ciàmen Mòzart

- o Alzheimer, s'l'è la storia d'un vèc

c'al màtt avanti el man…







Chiamare l'amore
. Oh, sono nato e abito in una città che chiama pittori gli imbianchini, artisti gli attori e poeti i matti. Però, sono anche convinti, i miei concittadini, che quelli messi peggio sono gli innamorati e l'amore lo chiamano Mozart oppure Alzheimer, se è la storia di un vecchio che mette avanti le mani…





1-4.XII.03









In autostrada



E' Pasqua.

Viviamo una Passione di lamiere,

cantieri e terre ferme

piangendo mio padre quando preme

nel sottoscala il seno di Anna,

la ragazza che ogni giorno lo accompagna

a cercare la sua casa


Alza una vela di mollica

la mia faccia bastonata

sul vasto scioglimento del cervello

vecchio alle prese con se stesso,

specchio

e verde filamento senza peso…





aprile '04








Il cervello di mio padre





La sera viene avanti

rovista nelle case

è cenere deposta

sul balcone di fronte

mani ignote e cosce

alle prese col bucato

fra tegole e camicie

brune come squame

ossessioni di tortore o torture

nel cervello di mio padre


Inadempienza e morte,

un profilo di cera

dietro la portiera della monovolume

che impedisce la strada, la restringe

a vena fossile e nessuna

idea di fuga o di navigazione lungo

i rami del vastissimo orizzonte

nel riposo delle ruote, dei cigolii, del cuore





21.IX.03









Smorza l'umbrèla



Smòrza mo l'umbrèla

ch'a brélla un raz ed sôl, là

in fand a la strèda

e al barésta al dîs c'al véra

Porta Inferi apòsta per nuèter

dû fìsich a brazàtt, pèd'r e fiôl

anch se incô t'ê-m cràd

cal tô sòzi ed Sasól

cun la ridùda c'la partìva bàsa

come un vérs ed galèina

fóra dal pulèr

e a la fin la scupièva

atàch al stràlli, èlta

da fèr termèr i véder, la zitèe


Va bèin, a-t in despiès

e mè a-n so piò c'sa fèr

adèsa c'a guardàmm per tèra

la punta di stivài, la smèlta

e nisùn a-s dà indrê

a mè la mê tàja mègra

a tè la memoria

sputanèda da un pèz







Spegni l'ombrello. Spegni l'ombrello, che brilla un raggio di sole, là, in fondo alla strada e il barista dice che apre apposta per noi la porta dell'inferno, due col fisico a braccetto, padre e figlio, anche se oggi mi credi quel tuo socio di Sassuolo dalla risata che partiva bassa, come un verso di gallina fuori del pollaio, e alla fine esplodeva vicino alle stelle, tanto alta da far tremare i vetri, la città. Vabbè, ti dispiace e io non so più che fare, adesso che guardiamo per terra la punta delle scarpe, il fango e nessuno ci dà indietro a me la taglia smilza, a te la memoria, sputtanata da un pezzo.





3-6.XI.03









Targhe



Con le nuove targhe

non si raccapezza più mio padre

tutto un Arezzo, Avellino, Campobasso

così domanda se in blocco i modenesi

oggi vanno a piedi e questi forestieri

- turisti occasionali, amanti persi

sono come lui magari

lustratori d'occhi, soffiatori di nasi

per quegli antichi pianti delle case

alienate a suo tempo da Giannetto,

padre dissipato e per il freddo,

durissimo a gennaio





7.II.04









Un saluto



Salutali tutti, digli a tutti addio

bagnino, compagni di bocce, ambulanti

perché non ci viene nessuno

con te nella secca infuocata

che per amore di figlio

attraverso stanotte al tuo posto

studiando la distanza delle crepe,

la sabbia, l'abilità dei rovi a conquistare

sillabe e centimetri


E' venerdì, mezzo mondo

si dedica al dragaggio

nel vortice di fari e di zanzare

che già mi fa parlare

con la tua voce d'oggi

flebile, roca, sepolcrale

di brividi perduti e chiacchiericcio





aprile '04









In penombra



Sbucando dal suo male

ogni tanto mio padre

si affaccia dove dormo


Un passo ed è qui

vicino al letto

riconosco l'odore del suo corpo

i gesti non a fuoco


Si piega sul mio sogno

e chiede in un sussurro

se l'accompagno io, fra poco


Non sa chi sono

ma un sorriso gli illumina il volto

gli occhi di fango

si accendono nel buio





maggio '04









Una paralisi



Per la prima volta oggi mio padre

inscena una paralisi non va

a prendere il giornale

dice che vuole solo

pensare ai suoi sassi


"Per tirarli?" "No, penso a quelli

da collezione, i belli." "E quali sarebbero

i sassi più belli?" "Ma quelli più neri, con più ferro,

e soprattutto piatti!"


Sono il suo geologo, l'artiere

di una deriva cerebrale,

gli insegno la routine del gesto

e dopo ne solletico l'orecchio glielo piego

stringendo fra le dita un balbettìo





agosto '04









Corpo di reato


… e, dimmi, secondo te galleggia la piroga

in vetrina nel centro di Bologna

se messa a mare o sciolta

sulla riva francese dove hanno

rotto il vetro dell'auto, buttato

nel fango il corallo?


Constatato il danno

il rosso del granito commentiamo

perché sassi ne raccoglie anche mio padre

e allinea con amore

ma il corpo del reato non gli piace

- a-n va brisa bèin

per la mê coleziòun

st'azidèint d'un giaròun

c'al pèr un côr



(Non va bene per la mia collezione questo accidente di sasso che sembra un cuore)





Settembre '04





© Alberto Bertoni