ALL'INCONTRARIO

Coda del satellite del "centro"




 




dovrei capire perché per ritenere che il grave spinge verso il basso

dovrei finanche solita farmi, la preminenza del nudo

per ricevere la mossa che strigne la supplenza


questo non dovrei avere in testa quasi fosse giambo

e di natale farne pure, se lo si senta, avvistamento

come quel gioco che lievemente trasfonde

pendolarità del tratto all'alluce

guardato a vista








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secondo chi il sofisma tratta al buio

fatta resta come espressa al giorno

la paglietta dura al fondo

coi richiami e le bozze sotto

chiuse sotto vetro a stenti


ecco: quei tratti di viso in era

che suggere sa far dal grano

quantunque di premura vada

ed inerme scoppi l'inesistenza

al guanto preso e messo in testa

dove manca c'è







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brem brem così partire da lì

in lambretta che più non c'è

al massimo scooter uguale

a quello che porse offerta

al mio fratello dopo l'incendio

che prevalse in sella

con la pulzella che piangeva


lui rideva








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bastano i fiocchi nel riso

in quel piatto che tutti

dicemmo piacere e dunque

cosa avreste voluto se noi

avessimo inaugurato la fantasia:

del re e del castello con il topo

che cianfrusica e zappa


dentro è la terra








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allo stesso poter dire che qualcosa assurge a dono

se un mondo rigurgita dalla gola allo spasmo

in quello stesso odore di tormenta che rilascia

la muffa e il suo colore innanzi tutto è, alla gioia

questo, sentimento plurimo di sordità, chiusa

al potere che bisbiglia ritenendosi, separato

affranto in sacertà:

stringi stringi

solo tempesta ormonale!









© Angelo Rendo