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ALL'INCONTRARIO
Coda del satellite del "centro"
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dovrei capire perché per ritenere che il grave spinge verso il
basso
dovrei finanche solita farmi, la preminenza del nudo
per ricevere la mossa che strigne la supplenza
questo non dovrei avere in testa quasi fosse giambo
e di natale farne pure, se lo si senta, avvistamento
come quel gioco che lievemente trasfonde
pendolarità del tratto all'alluce
guardato a vista
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secondo chi il sofisma tratta al buio
fatta resta come espressa al giorno
la paglietta dura al fondo
coi richiami e le bozze sotto
chiuse sotto vetro a stenti
ecco: quei tratti di viso in era
che suggere sa far dal grano
quantunque di premura
vada
ed inerme scoppi l'inesistenza
al guanto preso e messo in testa
dove manca c'è
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brem brem così partire da lì
in lambretta che più non c'è
al massimo scooter uguale
a quello che porse offerta
al mio fratello dopo
l'incendio
che prevalse in sella
con la pulzella che
piangeva
lui rideva
**
bastano i fiocchi nel riso
in quel piatto che tutti
dicemmo piacere e dunque
cosa avreste voluto se noi
avessimo inaugurato la fantasia:
del re e del castello con il topo
che cianfrusica e zappa
dentro è la terra
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allo stesso poter dire che qualcosa assurge a dono
se un mondo rigurgita dalla gola allo spasmo
in quello stesso odore di tormenta che rilascia
la muffa e il suo colore
innanzi tutto è, alla gioia
questo, sentimento plurimo
di sordità, chiusa
al potere che bisbiglia
ritenendosi, separato
affranto in sacertà:
stringi stringi
solo tempesta ormonale!
© Angelo Rendo
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