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LIZZERO
E LA CURA ALL'ITTERIZIA
Lizzero, Lizzero - chiamava da lontano.
Lizzero, Lizzero, sbrigati, dove sei? In bagno, vero?! - voltava dall'angolo
la voce di Mirìa, sapiente.
Ma dove credi vadano a conficcarsi i temi religiosi - pensava Lizzero,
mentre spremeva gocci di
pipì, gli ultimi.
Mirìa regnava nel piano di sotto, nel luogo dove, tra incroci di
vene sottobanco, chiare si definivano
le maniere.
Ma credi sia possibile un regno di dispersione, per via di parole ricalcate,
o per via di petali che
reclamano buche dove cadere, e da questa montagna un falò?? - a
Mirìa.
Come dice Pepò, Lizzero, la sigaretta, col suo fumo, si apre canali
e ramifica la scelta; dunque,
se di tema religioso dobbiamo parlare, non dimenticare che tutte le torsioni
inflitte alla mano,
provocano, e dunque, ripeto, dunque, sei là.
Come là?
Qua siamo in tanti a parlare, il fumo è solo puzza inesprimibile,
mentre là, dove stai, anzi, dove
stiamo, e aumentiamo, si capisce, sai? Leggi e parli, e si ride e non
è avvenuto alcun omicidio.
Ma che dici? Quale omicidio?
Ma sì, come, non lo sai, qua tutti scrivono giallo, mentre là
non c'è posto per nominare quel
colore; e il motivo sta nel fatto che Lizzero è vivo, non ha flebo
appese, e i rami si prendono le
voci gialle.
Si crede qualcuno possa manifestare i segnali del guasto? - convinto,
a Mirìa.
No, no, il guasto è la cattedrale.
Come, ma se non se ne costruiscono dici!!
Ma se abbiamo aperto una chiesa!!!
Che dici chiesa! Dici danno!!
No, dico che ci si riunisce, ma, ancora per poco, è sconsacrata.
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