I -

 



Mi annullo e scivolo improvviso

dove la notte ha i fregi del silenzio:

così la figura svanisce, a brandelli,

svanisce indifferente ed incerta.


Nascondo impronte più recenti,

tra miniature di volti e lo stupore

dei mattoni,

gli studi, la memoria, il sacrificio

di essere qualcuno,

e le promesse intentate

in quello strano presente che sguscia

ormai indignato.


Anche se diseguale l'orizzonte,

soffia il tempo assalti ed accordi nel respiro

che separa altri umori.

Attimo dolce

sul muro che mi rende straniero

somigliante a mestizia.


* * *

 






II -

 



Se ci sei - nel verbo - invisibile è azzurro del tuo tempo:

ciò che davvero chiedi rischia la fiamma,

e la luce

sacrifica nell'alba seduzioni.


Ho sconfinato nel senso degli altari

Ritrovando le tenere illusioni del tuo volto,

così modesta preghiera a ridosso di voci

della prima passione,

scintillante nella chiave immaginata,

o nel destino,

quando ritornerai speranza al mio sconforto.

 

Frammento, ricompongo il mio diario:

una breve comparsa dei secoli

negli attimi della casa perduta.

 

* * *






III -

 



Giocammo ogni storia nel timore
di essere camuffati tra gli spazi,
per occhi che congiurano le ombre,
figure dai colori diversi,
impronte intrappolate alle pagine
quasi a fendere raggi.

Ecco la solitudine così eguale all'azzardo:
un respiro, ancora di novembre,
nel profumo dei luoghi,
così la sinfonia ha suggello dei sensi,
o abbandona quadranti,
ed è emozione.

* * *






IV -




Inciampare fra gli orli dell'arcobaleno,

mentre il tuo sguardo

è la vigna che brilla per sette lune:

le scritture ed i polsi strapperanno premure,

oppure la realtà dei sorrisi staccherà nel presente

sillabe della paranoia.


Io cercherò di negarti ogni sillaba,

puntando le figure delle vecchie stanze,

e se il golfo ha disincanti,

rimboccherò le fantasie nel consueto giaciglio,

le smanie indigeste,

segretamente intento a confessare

una strana ebbrezza.



* * *

 






V -


Accerchio le mie ossa alle speranze,

propongo metamorfosi ed improvvise vergogne,

e qualche addio per il torpore segreto.

Spalla a spalla dimentico tutto quanto ho scritto,

o dipinto,

o già pensato per infingimenti.


A quale prezzo venderò le lusinghe

sfiorando le tue mani,

quando a malapena si scioglie un altro giorno

in nostalgie?


Un attimo prima le tue labbra

avevano il sapore del crepaccio.

ora la notte sbatte la chiave

nel bianco dei tuoi seni.



* * *






VI -

 



Quali stagioni ho visto scivolare nel volto

degli amici?


Gli artigli della fanciullezza, dai nervi inaspettati

a rimandare luoghi e penombre.

Li ritrovo fra gli spartiti del tempo.


Con il ricordo di fontane, e di cieli, confuso

ad altri nomi,

mi ghermisce l'angoscia contro Iddio.


Eppure all'orizzonte s'allontana il bagliore

di una vela.

Inghiotto le parole che impazziscono:

crolla l'attesa e le mie braccia

ordiscono recinti ove la danza

riprende alle tue cosce.


* * *






VII -



Battito la tua mano di un simbolo,

era rete negli occhi,

riverbero di una trama alle pareti,

ragazza che rincorrevo nel germoglio.

Inascoltato

respiro che si affretta e non bugia,

serena nel profumo affabile,

detergi la sospensione dei giorni.


Entrasti, vapore, nelle viscere per comporre

segnali,

un variopinto alone,

la punta delle dita sul petto imprevisto,

l'abbandono di certe somiglianze

quali frantumazioni in sottovoce.

Il rosso picchiava alle finestre,

in quell'istante, il cielo già stellato,

mordesti i miei pensieri,

altre figure sottraesti allo sguardo, ove si ruba

l'ombra delle carezze.

Quindi l'annuncio mattutino, le prime fantasie,

i primi sogni,

quasi nascosto il pallore.


Adesso che rotolo l'impossibile,

mi smarrisco nel fluire delle tue vene.


* * ** **






VIII -

 




Divieni sillaba immaginaria,

dai straniti dissensi, da le formule magiche,

ove lasci uno spazio,

poi ascolti alle arterie una tensione,

il sudore che si specchia nel viso,

la tregua fra le pergamene consunte.

Intreccia la memoria ancora favole,

raccoglie altre figure,

in quell'assiduo luccichio che inganna

ed imprime fragranze.


Tuo è il logorio delle scene.



** ** ** **






IX -

 



Nelle improvvise solitudini

riprendi altri rifugi:

non saprò quale musica spezzerà le pupille,

o inseguirà le palpebre lentamente alle tele,

così come l'insonnia.


Tu nascondi i confini

al di là d'ogni dubbio,

mentre alle tempie,

senza altro conforto che il silenzio,

sopravvive il ricordo delle porte abbrunite,

della casa ormai vuota,

nella tenerezza di questo autunno,

che prepara lievi vibrazioni.


Il tacere la corda del mattino sfiora giunture:

inutile attesa dell'immagine al traforo.



** ** **






 

X -

 



Più radi i sogni ripetono vertigini nel tempo,

che scivola,

o si perde nelle sue stesse misure,

nel sangue, in distanze

freneticamente svanite.

Quale voce puoi richiedere,

porgendo l'orecchio a promesse,

non ancora fluide,

se trema l'incertezza dell'ora,

se io stesso sono l'informe attimo

che abbandona le ceneri.

I luoghi dove sigillo stagioni

hanno i limiti di una storia stranamente veloce,

ed il mistero della memoria gioca il candore

degli inganni del dire,

fra gli appigli segreti di un approdo.



** ** **





XI -

 



Il filo è teso, ma come chiocciola

in melodia di spazi

compie spirali riscoprendo note:

è il tuo ciglio di tristezza che contorce

nuove rime,

ed i polsi strappano premure

per abolire i farmaci della paranoia.

Altre scommesse il gesto,

lo sfascio di pupille,

l'immensa paura dei fantasmi che disgregano sere.

Il segreto vaga da ogni lato,

ed il tuo corpo si adegua ai ritmi del desiderio.