La tua misura




La tua misura offre nell'incanto

della voce una favilla,

roca alle orme dello sguardo,

non più fugace,

tenero, loquace,

per mordere e cantare la grondaia

delle tue mani,

delle tue caviglie,

preludio di un candore immaginato

alle cosce,

d'un tremore proibito alle parole,

improvvise…il tuo "pegno"

umido e selvatico.

Nel sorriso-menzogna della frusta

per me vagabondo,

avido squarcio nel dubbio di lenzuola.


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Attende


Attende voci a turno

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al di là della porta,

nell'improvviso ruolo della sera,

colei che mi è compagna:

di minuto in minuto

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di respiro in respiro,

trasforma il commosso sospetto

de l'amore.

Al corpo e al senso,

alla mano schiacciata per il sonno,

nel nostro ingenuo ardore,

o nel segreto singhiozzo

di certi nomi carichi d'incenso.


Un dialogo che da nessuna parte

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traspare.

Dai luoghi nulli,

dove risveglia i ricordi

semplicemente l'ultima parola,

che balbetta il fondo di vertigini,

alle attese che le facevan battere

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il cuore.

Da la cenere di colori ancorati

fra le socchiuse lenzuola,

errabonda di immagini sul fondo

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dell'assenza,

al conosciuto profumo dell'ascolto.

Ora non piange il cipiglio di verbene

o le torture inghiottite:

attende voci a turno, a tubare

il silenzio di domani.


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Rapinando alfabeti




Rapinando alfabeti

decompongo lo spazio di ginocchia,

nella spanna di sillabe e cesure.

Le mille intemperie della mente

Hanno intermezzi,

e le memorie,

a recuperare il mio gesto,

hanno sponde a rovescio.

Nello squarcio di alcune liturgie

riproduco tue spezie

solcate a frenesie nella vecchiezza.

Forse scivola il numero al tizzone

o la festa a scomporre


un recente passato,

ed io vorrei tornare agli anni

della luna

per trafugare la riga del tuo nome.


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