La tua misura
La tua misura offre nell'incanto
della voce una favilla,
roca alle orme dello sguardo,
non più fugace,
tenero, loquace,
per mordere e cantare la grondaia
delle tue mani,
delle tue caviglie,
preludio di un candore immaginato
alle cosce,
d'un tremore proibito alle parole,
improvvise
il tuo "pegno"
umido e selvatico.
Nel sorriso-menzogna della frusta
per me vagabondo,
avido squarcio nel dubbio di lenzuola.
*
|
Attende
Attende voci a turno
----al di là della porta,
nell'improvviso ruolo della sera,
colei che mi è compagna:
di minuto in minuto
----di respiro in respiro,
trasforma il commosso sospetto
de l'amore.
Al corpo e al senso,
alla mano schiacciata per il sonno,
nel nostro ingenuo ardore,
o nel segreto singhiozzo
di certi nomi carichi d'incenso.
Un dialogo che da nessuna parte
----traspare.
Dai luoghi nulli,
dove risveglia i ricordi
semplicemente l'ultima parola,
che balbetta il fondo di vertigini,
alle attese che le facevan battere
----------------il cuore.
Da la cenere di colori ancorati
fra le socchiuse lenzuola,
errabonda di immagini sul fondo
----dell'assenza,
al conosciuto profumo dell'ascolto.
Ora non piange il cipiglio di verbene
o le torture inghiottite:
attende voci a turno, a tubare
il silenzio di domani.
*
|
Rapinando alfabeti
Rapinando alfabeti
decompongo lo spazio di ginocchia,
nella spanna di sillabe e cesure.
Le mille intemperie della mente
Hanno intermezzi,
e le memorie,
a recuperare il mio gesto,
hanno sponde a rovescio.
Nello squarcio di alcune liturgie
riproduco tue spezie
solcate a frenesie nella vecchiezza.
Forse scivola il numero al tizzone
o la festa a scomporre
un recente passato,
ed io vorrei tornare agli anni
della luna
per trafugare la riga del tuo nome.
*
|