Sembrano così sedute e vicine

Due terre opposte l'una all'altra,

La prima di pelle chiara forse slava

La camicia a pois le scarpe lise,

Facile intuirne la miseria,

Ma nei suoi occhi tutta una dignità

Di chi ha ben altro a cui pensare.

La seconda è nascosta dal velo nero

Il nero della sua religione,

All'aria solo le caviglie

Grosse di scura carnagione.

Pare che ognuna

Non sappia dell'altra l'esistenza,

Poi si alzano come d'accordo

Comandate da un bisogno condiviso,

Un caffè caldo,

La forza per andare avanti.

(Padiglione Pio XII)









Puntuale alle dieci della sera

Arrivi stanco dalla giornata di lavoro

Tuo figlio carta e penna già t'aspetta

Un bacio e subito inizia la lezione,

Stasera si comincia con la grammatica

E verbi transitivi e intransitivi,

Poi la matematica e le tabelline

Un po' lo rimbrotti per un nove per otto,

Si finisce con storia e geografia

Piena sufficienza per date e capitali,

Ore undici termina la lezione,

Ora è tuo figlio con le terapie del giorno

Ad essere il maestro, tu l'alunno attento.

(S. Onofrio)










All'alba come di notte tardi

Quanti ne entrano a testa bassa,

Tanti sembra si vergognino

Di chiederti aiuto a mani unite,

Tanti altri non li immagineresti

Forse per gli abbigliamenti colorati

La poca dimestichezza con panche e ceri,

Ma quando si siedono come si vede

Che con la voce rotta gli occhi gonfi

Ti chiamano, ti cercano veramente.

(S.Onofrio, Cappella)









Quante sventole si vedono qui dentro

Gli stivaloni sotto gonne attillate

Il trucco spesso gli occhiali sfumati,

Sembrano modelle preparate alla sfilata.

Le rivedi dopo qualche settimana

Con le pantofole di casa ai piedi

Addosso qualcosa tanto per coprirsi

Un viso che più non provoca ma intenerisce,

Ora sì che sembrano madri.

(Padiglione S.M.O.M.)









La tua piccola testa pelata

Il colorito avorio spento

Ha poco a che fare col sorriso

Malgrado la chemio in bella mostra,

Non sono io ma tu a confortarmi

Con la tua aria da giocatore

Quando colpisci con forza il pallone,

Quasi mi dimentico la secchezza paurosa

Le spalle ingobbite dentro il pigiama,

Ma ridi per il liscio di tua madre

E la tua risata è come un canto

Che tutti proviamo ad imitare,

Non riesco a pensarti morente.

(Padiglione Salviati)









Lo attraversammo quasi di corsa

Il reparto degli infetti

Reietti perfino dalla vista,

Dalla medicheria arrivarono grida

Impossibile alzare lo sguardo,

Vedemmo solo un corpo scarnito

Passato da mille tubi trasparenti

E ancora l'atroce dolore urlato.


Uscimmo all'aria aperta

Come riemersi dall'abisso,

Di noi il più anziano mi si girò contro:

"tu che tanto speri e tanto credi

Spiegami una possibile giustizia

Di quell'agonia morte futura".

Non risposi ma una voce

Si alzò alta dalle viscere

"per questo credo di più ancora".


(Padiglione Spellman)









Questo paese dentro la città eterna

Ha i suoi viali i suoi palazzi

La cappella tenuta a specchio dalle suore,

Giusto il cimitero ci manca,

Ma c'è una porta che quando è aperta

Ti dice che qualcuno presto

Ne raggiungerà uno chissà dove.

Nel paese non c'è giorno che si ripeta

Speranze e lacrime non si sommano

Né alle passate né a quelle che verranno.


Il paese ha anche parecchi residenti

Non i medici o gli infermieri

O noi pulitori specializzati,

Gli abitanti veri del paese

Sono famiglie di ammalati

Che per mesi infiniti anni

Ci vivono, pregano e dormono,

Su sdraiette che gli vedi sottobraccio

Quando aspettano il turno della cena,

La merendina del distributore a moneta.


(Il "Bambino Gesù" al Gianicolo)









Avevo un pavimento da lavare

Io che prendo tutto come una missione

Anche questo lavoro da tanti disprezzato,

Affrettai ancora di più la marcia

Sul corridoio di marmo lucidato.

Andavo incontro a due ragazzi

Il figlio in braccio mi dava le spalle

Loro ci giocavano e lui rideva,

Gli fui davanti proprio mentre si girava,

Perdonami per la durezza delle parole,

Di un bambino aveva il corpo

Ma il viso quello di un mostro

Sotto gli occhi niente naso niente bocca

Solo buchi di carne viva.


Non so se fu più forte

La pietà o forse il disgusto,

Quasi correndo abbassai la testa,

Ma già avevo la certezza

Che di lì a poco l'avrei rivisto

Per quel passaggio a me obbligato.

Persi tanto tempo nelle mie faccende

Prima di andare mi augurai la loro assenza

Poi via sul corridoio di marmo lucidato;

Il caso me lo presentò ancora di spalle

Ancora preso dai suoi giochi divertiti,

A farlo ridere così di gusto

Non erano stavolta i genitori

Ma un'anziana suora

Distante un palmo dall'orribile viso,

Vidi il sorriso di lei e le sue parole:

"ma quanto sei bello, che bel bambino sei".


Per giorni m'accompagnò il dubbio

Non riuscivo a crederla bugiarda,

Poi una chiarezza si fece strada,

Quegli occhi opachi di vecchia devota

Quardavano un punto oltre l'orrore

Il caso me lo presentò ancora di spalle

Ancora preso dai suoi giochi divertiti,

A farlo ridere così di gusto

Non erano stavolta i genitori

Ma un'anziana suora

Distante un palmo dall'orribile viso,

Vidi il sorriso di lei e le sue parole:

"ma quanto sei bello, che bel bambino sei".


Per giorni m'accompagnò il dubbio

Non riuscivo a crederla bugiarda,

Poi una chiarezza si fece strada,

Quegli occhi opachi di vecchia devota

guardavano un punto oltre l'orrore

Lì c'era solo un bambino che giocava.



(Padiglione S. Onofrio)









Per tre giorni t'ho vista dormire

Sulla panchina fuori il padiglione

Accucciata piccola nel giaccone,

Mai ho sentito dirti una parola.

La tua voce l'ho sentita questa sera

Tremenda come il suono che preannuncia,

Ed è arrivata mostruosa la tempesta

Un uragano di lacrime e delirio.

Da poco è tornata la calma

Chi ti è vicino abbozza discorsi,

Tu ora sembri di un altro mondo

Dove le voci e le parole non arrivano.

(Padiglione Pio XII)









Di tutti noi nessuno riesce a capire

La vostra lingua di piccoli tocchi

Sulle mani e le braccia poi la fronte

Che si sfiora con l'altra per assenso,

O così almeno mi sembra di capire.

Il portantino padre di famiglia

Vi scruta ad alta voce e si domanda

Come una madre resista ad una figlia

Che non sente non vede non parla,

"d'eroi senza nome è piena la terra",

Gli dico mentre pulisco il davanzale

Bollente per il sole a picco dell'estate.

(Padiglione S.Onofrio)