| Sembrano così
sedute e vicine Due terre opposte l'una all'altra, La prima di pelle chiara forse slava La camicia a pois le scarpe lise, Facile intuirne la miseria, Ma nei suoi occhi tutta una dignità Di chi ha ben altro a cui pensare. La seconda è nascosta dal velo nero Il nero della sua religione, All'aria solo le caviglie Grosse di scura carnagione. Pare che ognuna Non sappia dell'altra l'esistenza, Poi si alzano come d'accordo Comandate da un bisogno condiviso, Un caffè caldo, La forza per andare avanti.
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| Puntuale alle
dieci della sera Arrivi stanco dalla giornata di lavoro Tuo figlio carta e penna già t'aspetta Un bacio e subito inizia la lezione, Stasera si comincia con la grammatica E verbi transitivi e intransitivi, Poi la matematica e le tabelline Un po' lo rimbrotti per un nove per otto, Si finisce con storia e geografia Piena sufficienza per date e capitali, Ore undici termina la lezione, Ora è tuo figlio con le terapie del giorno Ad essere il maestro, tu l'alunno attento.
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All'alba
come di notte tardi Quanti ne entrano a testa bassa, Tanti sembra si vergognino Di chiederti aiuto a mani unite, Tanti altri non li immagineresti Forse per gli abbigliamenti colorati La poca dimestichezza con panche e ceri, Ma quando si siedono come si vede Che con la voce rotta gli occhi gonfi Ti chiamano, ti cercano veramente.
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| Quante sventole
si vedono qui dentro Gli stivaloni sotto gonne attillate Il trucco spesso gli occhiali sfumati, Sembrano modelle preparate alla sfilata. Le rivedi dopo qualche settimana Con le pantofole di casa ai piedi Addosso qualcosa tanto per coprirsi Un viso che più non provoca ma intenerisce, Ora sì che sembrano madri.
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La
tua piccola testa pelata
Il colorito avorio spento Ha poco a che fare col sorriso Malgrado la chemio in bella mostra, Non sono io ma tu a confortarmi Con la tua aria da giocatore Quando colpisci con forza il pallone, Quasi mi dimentico la secchezza paurosa Le spalle ingobbite dentro il pigiama, Ma ridi per il liscio di tua madre E la tua risata è come un canto Che tutti proviamo ad imitare, Non riesco a pensarti morente.
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| Lo attraversammo
quasi di corsa Il reparto degli infetti Reietti perfino dalla vista, Dalla medicheria arrivarono grida Impossibile alzare lo sguardo, Vedemmo solo un corpo scarnito Passato da mille tubi trasparenti E ancora l'atroce dolore urlato.
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| Questo paese
dentro la città eterna Ha i suoi viali i suoi palazzi La cappella tenuta a specchio dalle suore, Giusto il cimitero ci manca, Ma c'è una porta che quando è aperta Ti dice che qualcuno presto Ne raggiungerà uno chissà dove. Nel paese non c'è giorno che si ripeta Speranze e lacrime non si sommano Né alle passate né a quelle che verranno.
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| Avevo un pavimento
da lavare Io che prendo tutto come una missione Anche questo lavoro da tanti disprezzato, Affrettai ancora di più la marcia Sul corridoio di marmo lucidato. Andavo incontro a due ragazzi Il figlio in braccio mi dava le spalle Loro ci giocavano e lui rideva, Gli fui davanti proprio mentre si girava, Perdonami per la durezza delle parole, Di un bambino aveva il corpo Ma il viso quello di un mostro Sotto gli occhi niente naso niente bocca Solo buchi di carne viva.
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Per tre giorni
t'ho vista dormire Un uragano
di lacrime e delirio.
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| Di tutti noi
nessuno riesce a capire La vostra lingua di piccoli tocchi Sulle mani e le braccia poi la fronte Che si sfiora con l'altra per assenso, O così almeno mi sembra di capire. Il portantino padre di famiglia Vi scruta ad alta voce e si domanda Come una madre resista ad una figlia Che non sente non vede non parla, "d'eroi senza nome è piena la terra", Gli dico mentre pulisco il davanzale Bollente per il sole a picco dell'estate.
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