Da "FINO AL MATTINO"



Tu mi hai dato tutto poco a poco

perché io lo capissi,

perché io capissi piano piano.

Mi hai fatto tanta paura,

ma adesso non ho paura.

Questa strada è piena di fiori,

vorrei fermarmi a raccoglierne ognuno.

Gli uccelli cantano, vorrei accarezzarli,

vorrei fermarmi questa notte con loro.

Vorrei sedermi qua e solamente respirare,

respirare come questi fiori, questi steli,

come l'aria che posa quieta su di loro.









Camminare fra i tuoi fiori

addormentarmi sulla tua erba

toccare gli steli e tenermeli accanto

per tutta la notte.

Raccontarti storie

di eroi antichi.

Tenerti per mano e camminare, camminare

fino al mattino.









Era mattina presto

e a me mi andava di uscire,

camminare sotto gli eucalipti, vagare per le stradine

in quel cielo tenero

della mia infanzia.

Ora è notte e non riesco a respirare,

vorrei che fosse mattina

vorrei uscire ancora una volta, ancora una volta,

vorrei alzarmi, camminare fra gli eucalipti

ancora una volta.









da "L'ISOLA NATANTE"




"Nonno", dissi "chi sono quelli là?".

Nella valle vicina c'era una gran massa d'ombre

che distinguevo male nell'oscurità

Rispose il nonno: "Sono persone capitate per caso,

non appartenenti a famiglie dell'isola

per la gran parte turisti ( ma anche pirati,

funzionari, insegnanti, perfino carcerati)

che si sono al punto innamorate di lei

da diventare suoi concittadini.

L'isola non li dimentica,e per questo sono tutti qui,

perché dei luoghi che abbiamo amato

e abbiamo sentito come nostra patria,

restiamo cittadini per sempre,

anche dopo la morte".









Come sto adesso io qui davanti alla tomba di mio padre

- né più né meno - starà mio figlio davanti alla mia tomba,

poi anche Giovanni scenderà sotto la terra

e verrà suo figlio a sedersi sulla sua tomba

e così avanti nei secoli, nei millenni

e andando indietro all'incontrario nel tempo.

E così io, tutti scenderemo nell'ade

in una terra immensa che non conosciamo,

essendo venuti prima davanti a una terra piccola,

essendo nati in una terra patria

piccola, ben chiusa, circondata di mura,

ma avendo visto semplicemente con gli occhi

lo spazio immenso alzando le ciglia al cielo.

E adesso io qui, sotto questo cielo caro,

vicino a un mare azzurro, in questa giornata di sole, estiva,

in questo cimitero piccolo, ben chiuso,

poso la testa sopra questa pietra

e spazio in uno spazio immenso.

Per ogni dove s'aprono spazi, vie,

per ogni dove entra come per mille buchi

una luce che illumina lo spazio buio.

Così quando cammini per una via

in mille modi ti si muta il paesaggio,

in mille modi si muove la stessa strada

e riconosci che ogni scorcio, ogni sguardo

da un solo volto procede.

Come quando cammini per un sentiero aereo

e i frutti della rosa ti pendono ai lati,

ti pendono dietro senza che li vedi,

come le cose in una stanza buia

esistono lo stesso anche se non le vedi.

Così ieri mattina io, alzandomi presto,

vidi Giovanni che dormiva nel mio letto,

e mia moglie in un letto piccolo accanto

anche lei dormiva, e Domitilla, bambina appena nata,

anche lei dormiva, posando il capo sul braccio della madre,

e pensavo a quanta vita mi scorreva accanto,

pensavo anche a quelli soli, che si credono soli,

a quante foglie galleggiano sopra un fiume

al venire dell'autunno.










Quando oggi ho accompagnato Giovanni

alla scuola materna, lui voleva farmi vedere

i giocattoli, voleva dirmi delle cose

che c'erano nella classe, e io vedevo,

mentre li guardavamo, come erano poveri i giocattoli

e come erano sporchi anche,

e poi lui voleva che io lo prendessi in braccio

e guardammo i pesci che avevano appiccicato

sopra dei fogli (e vidi che i pesci

erano delle foglie molto belle di una pianta strana

di cui non so il nome, e sembravano proprio veri)

e guardavo il foglio di Giovanni molto semplice e spoglio

e mi piaceva molto, con solo due pesci

che scendevano giù verso il basso del foglio,

e chiesi a lui quale era il suo, e lui mi indicava

sempre il disegno di qualcun altro.

Io dovevo andare al lavoro, così lo deposi

e lui s'avvicinò a un tavolino dove la maestra tirava fuori

dei puzzle, e lui disse subito: "Io voglio questo!"

(con una prontezza che io non avevo mai avuto).

La maestra glielo diede e lui cominciò a sparpagliarlo

poi tutto solo cominciò a mettere i pezzi,

e stava chino con la testa, e non mi guardava ora,

e io potevo andare, ma mi veniva da piangere

perché pensavo che o lui non sentiva quello che io sentivo,

o se lo sentiva lo nascondeva,

e, sapendo che io dovevo andare via, non alzava il capo

verso di me (che l'avevo chiamato alla vita

e l'avevo messo di fronte a questo strano gioco)

ma rimaneva solo

con il capo leggermente inclinato

intento nel suo gioco.









Giovanni, tu giustamente dici

meglio stare qui che nel cielo

quando saremo morti

perché qui sei con i tuoi cari,

sai dove sei, anche se non sempre sei contento,

qualche volta sei triste, qualche volta arrabbiato,

invece in cielo non sai con chi sei,

non si capisce bene come e dove si starebbe

e ti fa un po' paura di stare così in alto,

e non si capisce dove si poggerebbero i piedi.

E anche io penso: Giovanni, in cielo, ti rivedrò

o non ti rivedrò?

Ma certo, certamente ci rivedremo,

io ti aspetterò e tu verrai,

e poi staremo lì, anche se non si sa bene in che modo,

anche se non si sa bene, non importa.









- Ma quando crescerò, tu diventerai piccolo?

- No, diventerò vecchio…

- E poi andrai in cielo?

- Sì, e tu diventerai vecchio.

- No, io non diventerò vecchio.

Ma è vero che dal cielo si può riscendere?

- Beh…forse…Ma non serve, perché in cielo si sta bene…e quando io sarò in cielo, ti
aspetterò. Poi verrai anche tu e staremo insieme in cielo. Sei contento?

- … Ma perché non possiamo stare qui?

- Beh…

- Ma che, diamo fastidio a qualcuno?










Oggi spiegavo ai miei ragazzi Geografia

e dicevo loro della nascita, e del registro dell'Anagrafe

e dicevo loro: "Quando morirete

anche bisognerà registrare la vostra morte"

e quando dissi loro "quando morirete"

dissi anche "quando noi tutti moriremo"

ed ebbi la percezione chiara che in mezzo alla loro reazione rumorosa

con accidenti e segni di scaramanzia tra i più vari,

c'era un'accettazione cupa, come di bestie sotto il giogo

che piegano il collo, e sentii un'unità

anche però, sentii che ciò che più ci accomunava e ci rendeva simili,

era non tanto la nascita o le condizioni o l'ambiente,

ma questo destino comune, questo futuro identico per tutti.

E anche sentivo che non c'erano differenze

neanche sui tempi, nel senso che uno moriva prima e uno dopo,

ma tutti insieme andavamo incontro alla morte

come tenendoci per mano, cantando,

con i capelli profumati, col capo cinto di fiori.









EROI




Bambini, voi siete stati qui chiamati per compiere

un atto eroico, che è la vita.

Comunque voi la viviate, siate forti o deboli,

o vili o coraggiosi, voi sarete eroi

che compiono l'atto supremo, e s'immolano nel sacrificio.

Quando voi salterete nel vuoto, io non ci sarò.

Nell'atto eroico, infatti, sarete soli.

Ma questo dobbiamo dire: vi ho fatti io?

Di certo io non sarei stato capace di farvi.

Da dove siete venuti, ecco lì, quel luogo

è quello che vi aspetta dall'altra parte.

Infatti è certamente così, e non può essere che così.

Chi ha avuto la capacità di farvi

quello anche sta di là mentre voi saltate.

Così come v'ha fatto venire

vi tiene mentre voi volate.

Io non ci sarò perché anche me egli tiene

e mi porta dove vuole.

Mi afferra e mi porta nel luogo dove vi ha generato

e dove vedo i vostri visi,

e vedo le tue gambine, Domitilla,

che salteranno nel vuoto,

e la testa di Giovanni col capo chino

che non mi guarda.







da Eroi, Fazi, Roma 2000