Ripenso adesso a come amai interamente quand'ero ragazzo, e a come ero sicuro che il mio amore era un angelo, a come anch'io ero un angelo, a come eravamo uguali (ma lei era più uguale di me). E adesso non dico: tutto questo è falso perché la vita è diversa, la vita mi ha cambiato; adesso invece dico: era tutto vero. Nasciamo angeli e interamente amiamo, con tutto il cuore del nostro amore ci innamoriamo come dei bambini che non conoscono il mondo e interamente moriamo. Chi passeggia sopra di me? L'erba mi cresce accanto, gli uccelli sui rami cantano, la loro voce mi calma. Ma tu perché non ci sei? Perché ci sono tutti e manchi solo tu? E come farò a superare la tua mancanza, come farò a continuare ascoltando il suono degli uccelli come un carillon o l'erba crescere come un tic-tac? Quanto ho amato questo posto. Le rocce che scendono giù al mare facendo delle nicchie e degli spazi come delle stanze. Le due case dei pescatori in alto senza più il tetto ma ancora belle con accanto ancora fiorito il mesembriantemo che ricopre i sassi e le scale. La roulotte in alto, ora completamente sventrata, ma un tempo bella tra i pini, e poi la cala che chiamavamo degli eredi (è troppo complicato dire perché), un triangolo di pochi metri sul mare. Nel bosco poi uno strano capanno misterioso con un tavolo fuori, come di boscaioli o sette nani, e poi strani contenitori e costruzioni come torrette o bunker, seminascoste nel verde. Le due case di pescatori: piccole, un solo vano, e la vita dura ogni giorno, ma così bello d'intorno che se c'era armonia quanta gioia tra quelle quattro mura. Immagino due famigliole: una nella casa più alta, e una in quella più bassa, gli sposi innamorati, un incanto che durò poco, o forse durò tanto, come Filemone e Bauci, finché vissero, e insieme morirono. E anche adesso che sono diroccate le due case appaiono come due templi nella mia memoria col bosco sacro in alto e i rossi mesembriantemi intorno. LE CASE DEI PESCATORI Ora il vento marino entra nelle case dei pescatori degli eredi, entra e fa quello che vuole, il libeccio corrode i mattoni, pregno d'acqua salsa, e la pioggia batte sul pavimento che con tanto amore era tenuto pulito. La vita degli sposi era faticosa: lui - era ancora buio - scendeva alla barca per dirigersi alla tonnara dove lavorava, altre volte restava fuori la notte da solo, lei puliva la casa, cucinava, accudiva il bambino, faceva conserve, salamoie, metteva a seccare tutto, poi badava all'orto, teneva molto anche al giardino. Di tutto quello che c'era intorno la casa - piante, fiori, alberi, vasi - è incredibile che sia rimasto solo il mesembriantemo. Lei lo aveva messo in alcuni vasi perché coprisse solo il muretto della scala, adesso è dappertutto, arriva fino al mare. E' incredibile come tutto è pulito, come è pulito il mesembriantemo e come sono puliti i massi tondi di granito e le scalette di mattoni con i gradini. Come se il mare tenesse pulito e l'aria tenesse in ordine, ora che non ci sono più i pescatori. Adesso come allora c'è armonia e non una cosa è fuori posto. Come se ci fosse qualcuno che tenesse in ordine, che potasse, e che tenesse sempre pulite le scale. rovesciando perfettamente
come un guanto e avesse sparso le pietre.
Dal ballatoio i petali
arrivavano alle mie guance, |
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da La miniera, Fazi, Roma 1997 |