IL DICCO




i Cavalieri d'Italia, figuriamoci.

Eugenio Montale











Un gheghe arronza in lustra, si patulla

di meggia e biroldone, e la piassava

squinanzia il suo stuello che si sdama,

lapazza balacronico in un fogno.


E viene il dicco, e plusia lo accompagna:

cala secco uno stibio, l'epirrema

spazza, infuria il leardo, naibi preme

su pròtele e biroldi, disarmati.


Lo sai, è la pulca, questa, e la sua teda

di pece e nerofumo, lessicosa.






NOTA: questa poesia è nata da un gioco tra amici. Ognuno pronunciava una parola casualmente. Pusterla le ha registrare e poi montate su uno schema metrico, ricavandone un senso compiuto, la cui chiave di lettura è contenuta nella citazione montaliana.