Giovanna, via Poerio 100

(Natale 2003)






Stanza 10, casa

viso in due

gallerie lunghissime

una redine di fiato, continuamente

trattiene la baia del tuo sguardo

la baia dove sguazza una domanda

e si allunga sull’altalena

ti batte nel petto e chiede

che venga la gioia

con fulmini e alluvioni..


Ti accompagno al tavolino

guardiamo i colombi

volare da un cornicione

all’altro dell’orizzonte

di via Poerio.



Non mangi più

nei tuoi occhi il pane è il tempo

che avviene oltre i vetro

e pare distante, ma tu

ne vedi le lische contro luce

l’altare dove posare un canto ancora

con il gesto di chi

tiene fra le mai le ali

strette del vivere

e lo posa pregando

che qualcuno ne chiami il volo

che il cielo lo liberi

nel viaggio che fa tremare gli alberi.



Natale,

il popolo che cammina male

seduto sulla porta della camera

sembrano soldati chiamati

a dire presente, ci sono

muovono appena un ciclamino

sulla chioma della bocca.



Poi mi guardi

come se avesse grandinato.

Qui aspetti il tragitto, la linea

non più di fumo, piallata

per i tuoi piedi lenti.

Il tuo corpo è scavato come

chi ha pensato il letto di un fiume

picconato, e ci sarà l’alluvione

un ritornare verso il mare, fuori Roma.



E lì che slegano le campane

come sbendassero

le sottane di questo letto

ora che la croce è vuota

ed è quasi domenica.









Nota: Le parole in corsivo sono citazioni da poesie di Giovanna Sicari.





© Francesca Serragnoli