da lettere d'amore






ai miei nonni




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Vorrei trovare mia nonna ad aprirmi

con il grembiule slacciato sul ventre

le mani a coprire l'ennesima macchia


gli occhi piccoli accesi,

sul volto di luna nascosta

dolce nonna Sisina -


sentire l'odore del baccalà

fingere che mi piacesse

arrivare ad amarlo col tempo

impiegato pensando

ai suoi tre folletti affamati


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Vorrei trovare nonno Michele,

sulla poltrona a far finta di leggere

aspettando la morte, diceva

mentre si teneva stretto alla vita

ce la cercava curioso negli occhi


prendergli le caramelle dal palmo

sfiorargli la mano di ex poliziotto

con la stessa grazia di quelle carezze

di Colle Oppio e Villa Borghese

quando comprava gelato per tutti


con la stessa grazia del tuo togliersi il pane


vorrei infilare la chiave sperando

di poterli vedere ancora una volta


fosse anche soltanto ricordo - - -






a mia sorella



---Ti guardavo in quel capodanno

- già forse due

tre anni fa - alla finestra,

i canti, il chiacchiericcio

della gente, i fuochi

d'artificio, mille luci… tu

pulcino smarrito spuntavi

tra le braccia di mamma, addolorate


e neppure sorridevi

chiusa nel tuo vecchio male

che ti prende e ti spezza improvviso

come da sempre anche me

 

Io il silenzio

per pensarti l'ho avuto

così tante volte e così tante

l'ho riempito di lacrime, chiuso

rumore, e telefonate

con scuse improbabili

ogni volta di più - - -


adesso che ti spio mentre sorridi

nella torpida estate a Ferrara

vorrei rifare questo nostro

percorso e tenerti

stretta


stretta la mano.







a mia madre




---Dammi l'amore dovuto a un bambino

per il solo miracolo del suo respiro

lascia che ti appoggi il capo sul ventre

e ti guardi dal basso

il collo sottile

il viso di tutte le sere

che poche sere rivedo


passa le mani tra i miei capelli

massaggiami il capo

con il soffio gentile

dei polpastrelli


dammi l'amore dovuto a una bambino

perché possa vedere di nuovo

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la luce.







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Passo troppo tempo a scavare nella notte


semi di memoria, eppure

non riesco a ricordare

una carezza, un gesto

le tue dita, un bacio

sulla fonte, amore


solo quel tuo eterno ritornare

a notte fonda quando rannicchiata

con la schiena contro il legno della porta

a piedi scalzi al buio

ti aspettavo ti spiavo


per dormire finalmente


le tue infinite assenze, indifferenze

il tuo fuggire di fronte

al mio soffrire, vecchio Nick


non ti ricordo accanto

al mio letto d'ospedale

(eri così lontano mentre io rischiavo


di morire) non ricordo

il tuo viso al mio

risveglio, e adesso


che le tue distanze hanno scavato la condanna

della mia incolmabile voragine d'amore

che mi hanno trasformata

in questa bestia in fuga disperata

dopo secoli ritorni

a intermittenza, pretendi di sapere

cosa sono diventata, vecchio Nick,

con chi sono cresciuta


e io che mi ero abituata

ormai a non averti

dentro la mia vita


a fatica ancora ti apro

il cuore, ma dove, dimmi,


dove siamo stati?






a Simona D.





---Domenica mattina

che silenzio, la domenica

mattina, al dissolversi del buio

solo vento contro il vetro

ad insonorizzare

il mio tacere


mi lascio scivolare sorridendo

nel ricordo, vedo Pisa

il mio Lungarno

le spallette, piene di parole


io e te, Simona

la schiena appoggiata ad un lampione

ginocchia contro il petto

i tuoi occhi cerbiatti che frugavano

nei miei un po' di comprensione


 
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dei lampioni restava l'ombra luminosa

stampata sullo scorrere del fiume

i profili gialli a due a due

esercito di luce, della gente

quel chiacchiericcio

già lontano



















































Simo, la più dolce

delle donne che restano bambine

inseguivi il tuo "burattinaio scaltro"

chiedevi a me di recidere i suoi fili


e io a guardare quel tuo farti male

per tornarmi ogni volta

sempre più pentita

decisa a non caderci più

"perle ai porci, perle ai porci", ripetevi

per gettarne il giorno dopo una collana


rivedo le nostre lunghe analisi

te a lavare i panni con tutte le tue forze

io seduta sul bidet ad osservare, sorridevo

(amavo la eco di La Spezia

nelle tue parole, così tanto)


e nel letto a castello

giuravo "sì dormiamo"

e tu mi ripetevi

"ho l'ultima da dirti

poi dormiamo,

per davvero"



ma faceva sempre troppo presto

a riaccendersi la luce del mattino

sulle nostre gole secche

ebbre di parole


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Fa freddo, Simo

la domenica mattina

non c'è la tua cucina

piena di libri, di poster, di ricordi

e noi con gli occhi pesti

a ballare I will survive - - -


Ma che ne dici, Simo, di fuggire

ancora in due sulla mia Vespa

senza casco ne paure

cantando Carmen Consoli

cercando dentro il buio

l'ennesima illusione da inseguire?